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Il lavoro nella scuola italiana è dignitoso? Cosa dicono i numeri

Il dibattito sulla retribuzione degli insegnanti italiani spesso si apre con l'affermazione secondo cui sarebbero i meno pagati d'Europa. Tuttavia, analisi dettagliate e dati OCSE mostrano una realtà più complessa. In termini di potere d'acquisto, gli insegnanti alla primaria in Italia guadagnano più di quelli in sedici altri paesi OCSE. Il vero problema emerge dal confronto con altri laureati italiani, dove il divario retributivo è del 33%, ben superiore alla media OCSE del 17%. Inoltre, la stagnazione salariale dal 2015 ha provocato una perdita di potere d'acquisto reale pari a circa dieci punti percentuali, contrariamente all'aumento del 3,6% della media OCSE nello stesso periodo. Questo rallentamento compromette il riconoscimento economico del ruolo docente. Il sistema di carriera italiano, basato quasi esclusivamente sull'anzianità, riduce le opportunità di premiare meriti o performance, con tempi lunghi per raggiungere lo stipendio massimo. Questo, unito all'età media elevata degli insegnanti (48 anni, la più alta tra i paesi OCSE) e al ricambio generazionale bloccato, produce una dinamica poco favorevole al rinnovamento e all'inserimento di giovani qualificati. Nonostante le misure come il contratto del 2025-2027 che introduce aumenti lordi mensili medi, la retribuzione reale non recupera ancora completamente il potere d'acquisto perso. Infine, è importante considerare le compensazioni non monetarie, come la stabilità del posto e le ferie, che tuttavia non giustificano la stagnazione salariale né coprono l'alto tasso di precariato supplente. La discussione dunque deve spostarsi da semplici slogan a un'analisi più sfumata, riconoscendo che il problema italiano risiede in una tenuta insufficiente della retribuzione reale e in una progressione di carriera lenta, che penalizzano gli insegnanti rispetto ad altri laureati e ai colleghi europei.

Pubblicato: 06/10/2026 Durata: 183 sec