Direttiva UE pay transparency: solo 1 annuncio su 3 riporta la RAL
La direttiva (UE) 2023/970, adottata per promuovere la parità salariale tra uomini e donne, impone obblighi inderogabili alle aziende europee a partire dal 7 giugno 2026. Questa normativa rende obbligatorio l'indicazione della retribuzione annua lorda (RAL) o di una fascia salariale negli annunci di lavoro, impedisce ai datori di lavoro di chiedere ai candidati informazioni sui precedenti stipendi, e garantisce ai dipendenti il diritto di accesso a informazioni salariali disaggregate per genere. Si introducono anche obblighi di rendicontazione periodica sul gender pay gap per le aziende con un numero maggiore di dipendenti, in particolare da gennaio 2028 per quelle con oltre 250 lavoratori. Un'indagine svolta dall'Osservatorio Zucchetti HR nel 2026, su un campione di oltre 1.500 aziende italiane, rivela un ritardo significativo nell'adozione dei nuovi obblighi: solo il 32% degli annunci di lavoro riporta la RAL, mentre la maggior parte delle aziende, soprattutto tra le piccole imprese, ignora ancora gli obblighi pendenti. Questa situazione è aggravata dall'incertezza normativa dovuta al processo legislativo italiano ancora in corso, ma la direttiva rimane vincolante e l'adempimento è imprescindibile per evitare sanzioni amministrative sino a 50.000 euro e il rischio di onere della prova invertito nelle controversie. Le aziende devono pertanto attivarsi rapidamente per conformarsi, evitando errori comuni come l'indicazione di fasce troppo ampie o la mancata collaborazione fra reparti HR, legale e comunicazione. L'anticipazione degli adempimenti può rappresentare un vantaggio competitivo, migliorando l'attrattività nei confronti dei candidati in un mercato sempre più sensibile alla trasparenza salariale. La normativa, sebbene impegnativa, costituisce un importante passo verso l'eliminazione delle disuguaglianze retributive di genere e un mercato del lavoro più equo e chiaro.