Loading...
Calo del rendimento scolastico: recenti studi condanno lo smartphone
Scuola

Calo del rendimento scolastico: recenti studi condanno lo smartphone

ISS, Bicocca e San Raffaele: tre ricerche documentano i meccanismi con cui lo smartphone compromette rendimento e sonno tra 11 e 18 anni.

Indice: In breve | Accesso precoce e rendimento: i dati ISS | I tre percorsi documentati dalla ricerca | Errori comuni nell'interpretare i dati | Domande frequenti

Tra gli studenti che usano i social media con regolarità tra gli 11 e i 13 anni, la quota di bocciature raggiunge il 16,9%: quasi tre volte la percentuale del 6,4% registrata tra i coetanei che non li utilizzano. Il dato proviene dall'Istituto Superiore di Sanità ed è stato citato dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara nel febbraio 2025, in occasione della presentazione del libro «No smartphone» dello psichiatra Franco De Masi. Tre distinte ricerche condotte tra il 2024 e il 2025 identificano i meccanismi attraverso cui lo smartphone incide sul rendimento scolastico: l'attenzione frammentata in classe, il calo nelle performance matematiche e il sonno compromesso dalla luce serale del display.

In breve

  • Bocciature quasi triplicate tra i ragazzi 11-13 anni con uso regolare dei social media (16,9% contro 6,4%), dati ISS
  • 64 controlli del telefono per giornata scolastica: la frequenza incide più della durata sul controllo cognitivo (studio JAMA)
  • Calo di 0,2 deviazioni standard in matematica per accesso ai social prima dei 14 anni: 6.609 studenti lombardi (ricerca EYES UP)
  • Il 92% usa lo smartphone prima di dormire: luce 50 volte superiore alla luna piena, melatonina ridotta (San Raffaele, 972 studenti)
  • I tre studi concordano: servono percorsi di educazione digitale sull'autoregolazione, non solo divieti in classe

Accesso precoce e rendimento: i dati ISS

I rapporti dell'Istituto Superiore di Sanità sulla salute degli adolescenti documentano una correlazione diretta tra l'uso dei social media nella fascia 11-13 anni e il rendimento scolastico. Il tasso di bocciature tra chi usa regolarmente le piattaforme social è del 16,9%, contro il 6,4% dei coetanei che non le utilizzano. Sempre secondo i dati ISS, circa il 25% degli adolescenti italiani presenta un rapporto problematico con il proprio dispositivo, con ricadute documentate su concentrazione, attenzione e dinamiche familiari.

L'età di inizio emerge come variabile critica: gli effetti sul rendimento si accentuano quanto prima avviene l'esposizione regolare alle piattaforme. Nel corso del 2024-2025, sia in Italia sia in altri Paesi europei, il dibattito politico ed educativo ha registrato un'accelerazione, con proposte di restrizione dell'accesso ai social per i minori di 14-16 anni. Il confronto con i dati internazionali mostra che il problema non è circoscritto al contesto italiano: studi australiani, britannici e canadesi convergono sugli stessi anni critici per lo sviluppo delle funzioni esecutive.

I tre percorsi documentati dalla ricerca

Tre studi condotti con metodologie diverse identificano altrettanti percorsi attraverso cui lo smartphone incide sull'apprendimento. Ciascun meccanismo agisce in modo autonomo, ma i loro effetti si sovrappongono: il sonno frammentato riduce la capacità di attenzione in classe, che a sua volta peggiora le performance nei test, mentre le notifiche serali alimentano di nuovo il ciclo.

  1. Attenzione frammentata in classe. Lo studio pubblicato su JAMA Network Open ha monitorato 79 ragazzi tra gli 11 e i 18 anni per 14 giorni consecutivi tramite i report di screen time di iPhone. Gli studenti controllano il telefono in media 64,46 volte nel corso della giornata scolastica, per un totale di 2,22 ore, pari al 28,5% dell'uso quotidiano complessivo, che nello studio arriva a 7,78 ore al giorno. Nella fascia 15-18 anni l'uso raggiunge i 23 minuti per ogni ora di lezione, contro i 12 minuti della fascia 11-14 anni. I ricercatori hanno misurato il controllo cognitivo con un compito sperimentale di tipo go-no-go e hanno rilevato che è la frequenza dei controlli, più che il tempo totale di schermo, a correlarsi negativamente con questa funzione. Nel campione esaminato, nessuno studente risulta completamente assente dallo smartphone durante l'orario scolastico.
  1. Calo nelle performance matematiche. La ricerca EYES UP (EarlY Exposure to Screens and Unequal Performance), condotta dall'Università di Milano-Bicocca su 6.609 studenti di secondo e terzo anno delle scuole superiori lombarde, ha incrociato le abitudini di utilizzo dei social media con i risultati ai test INVALSI. Gli studenti con accesso ai social prima dei 14 anni mostrano un calo di circa 0,2 deviazioni standard nelle prestazioni di matematica, con un effetto più pronunciato tra i maschi. I ricercatori individuano due variabili mediatrici principali: la frammentazione dell'attenzione e un utilizzo del tempo meno efficiente. Lo studio segnala anche un fattore di disuguaglianza: i ragazzi con genitori meno istruiti ricevono lo smartphone più precocemente, in contesti con minori stimoli educativi, amplificando le disparità già esistenti.
  1. Sonno compromesso e ritmi circadiani alterati. Una ricerca dell'Università Vita-Salute San Raffaele, condotta in collaborazione con l'Università dell'Insubria e il CNR su 972 studenti tra i 13 e i 19 anni, ha rilevato che il 92% degli adolescenti italiani usa lo smartphone prima di andare a letto. La luce emessa dallo schermo equivale a circa 50 volte quella della luna piena e interferisce con la sintesi di melatonina, l'ormone che regola i ritmi circadiani. Oltre il 60% degli studenti dorme meno di 9 ore, la soglia raccomandata per gli adolescenti: un deficit che riduce il consolidamento della memoria e abbassa la soglia di attenzione nelle ore di lezione successive. La stimolazione emotiva prodotta dai contenuti social a tarda sera prolunga il tempo di addormentamento indipendentemente dalla luce.

Errori comuni nell'interpretare i dati

Confondere tempo di schermo totale e frequenza di controllo: l'approccio più diffuso tra genitori e insegnanti consiste nel monitorare le ore cumulative di utilizzo. Lo studio JAMA mostra invece che è il numero di interruzioni, non la durata complessiva, a incidere maggiormente sul controllo cognitivo. Uno studente che controlla il telefono ogni otto minuti per trenta secondi accumula meno minuti di un compagno che guarda un video da venti minuti, ma subisce più interruzioni del flusso attentivo.

Ritenere il problema circoscritto agli adolescenti più grandi: i dati ISS indicano che gli effetti sul rendimento emergono già nella fascia 11-13 anni, un'età in cui le funzioni esecutive sono ancora in piena fase di sviluppo. La ricerca EYES UP fissa ai 14 anni la soglia sotto la quale l'accesso precoce ai social produce un impatto misurabile sulle performance di matematica, con l'indicazione che intervenire prima di questa età ha effetti preventivi più efficaci.

Aspettarsi risultati soltanto dai divieti in classe: lo studio JAMA rileva che le restrizioni possono ridurre l'utilizzo durante le ore di lezione, ma non modificano i pattern abituali di controllo dello smartphone che si consolidano al di fuori della scuola. I ricercatori delle tre indagini concordano nell'indicare la necessità di percorsi di educazione digitale centrati sull'autoregolazione, rivolti alla fascia 11-16 anni, come complemento necessario alle politiche di divieto.

Trattare i tre effetti come separati e indipendenti: la lettura più comune nei media affronta attenzione, matematica e sonno come tre problemi distinti. I dati mostrano invece un ciclo: la privazione di sonno riduce la capacità di attenzione durante le lezioni, che abbassa le prestazioni nei test INVALSI, mentre le abitudini serali con il dispositivo alimentano di nuovo la privazione di sonno. Agire su un solo anello del ciclo produce risultati più limitati di un intervento integrato.

Domande frequenti

A partire da quale età i social media incidono sul rendimento?

Secondo la ricerca EYES UP di Milano-Bicocca, l'effetto misurabile sulle performance di matematica riguarda gli studenti che hanno avuto accesso ai social prima dei 14 anni. I dati ISS mostrano differenze nel tasso di bocciature già nella fascia 11-13 anni con uso regolare delle piattaforme. La preadolescenza emerge come la finestra temporale più critica, in coincidenza con lo sviluppo delle funzioni esecutive e del controllo degli impulsi.

I divieti all'uso del cellulare in classe sono efficaci?

Lo studio JAMA suggerisce che i divieti possono ridurre il tempo di utilizzo durante le lezioni, ma non incidono sui pattern di controllo compulsivo che si consolidano nella vita quotidiana. I ricercatori indicano che le restrizioni producono effetti più solidi quando sono accompagnate da percorsi di educazione digitale centrati sull'autoregolazione, rivolti alla fascia 11-16 anni.

Quante ore di sonno devono dormire gli adolescenti?

Le linee guida internazionali indicano 9 ore per gli adolescenti tra i 13 e i 18 anni. La ricerca del San Raffaele rileva che oltre il 60% degli studenti italiani non raggiunge questa soglia. La privazione di sonno riduce il consolidamento della memoria a lungo termine e abbassa la capacità di attenzione sostenuta nelle ore di studio e di lezione.

Come si misura il controllo cognitivo negli studi citati?

Nello studio JAMA, il controllo cognitivo, ovvero la capacità di inibire impulsi e mantenere la concentrazione su un compito, è stato misurato con un compito sperimentale di tipo go-no-go, uno strumento standard in neuropsicologia. I ricercatori hanno poi correlato il punteggio con la frequenza dei controlli del telefono rilevata tramite screen time, trovando un'associazione negativa statisticamente rilevante nella fascia 15-18 anni. I tre studi convergono su un punto che supera la dimensione disciplinare: il rapporto tra smartphone e rendimento scolastico ha radici nei meccanismi biologici del sonno e nelle dinamiche cognitive dello sviluppo adolescenziale. Le misurazioni disponibili offrono una base empirica per orientare le politiche educative verso interventi più mirati, a partire dalla fascia 11-13 anni in cui gli effetti risultano più acuti.

Pubblicato il: 8 maggio 2026 alle ore 22:15

Simona Alba

Articolo creato da

Simona Alba

Giornalista Pubblicista Simona Alba è una professionista dell’editoria, giornalista ed esperta in comunicazione con una solida specializzazione nella gestione di processi culturali e innovazione digitale. Laureata in Progettazione e gestione di eventi e imprese culturali a Firenze, ha proseguito il suo percorso accademico a Roma, presso l’Università La Sapienza, dove ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, focalizzandosi sull'analisi del panorama informativo contemporaneo e sul giornalismo d’inchiesta. Attualmente redattrice presso Edunews24, dove sviluppa contenuti focalizzati su istruzione, formazione, ricerca e nuove tecnologie. Nella sua attività professionale, coniuga il rigore dell'approfondimento giornalistico con le più avanzate strategie di analisi SEO e dinamiche del web, con l'obiettivo di rendere la divulgazione scientifica e culturale uno strumento accessibile per lo sviluppo dello spirito critico. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienza all'interno di redazioni giornalistiche, distinguendosi per la capacità di interpretare la cultura come motore di cambiamento sociale e organizzativo.

Articoli Correlati