Loading...

Chi tiene insieme il welfare? Il paradosso degli assistenti sociali e dei lavoratori del non profit

Il terzo settore italiano rappresenta una componente vitale per il welfare del Paese, con oltre 817mila lavoratori coinvolti, principalmente donne, che operano in contesti sociali difficili come assistenti sociali, educatori e operatori socio-sanitari. Questi professionisti agiscono laddove Stato e mercato non riescono ad arrivare, sostenendo persone fragili e vulnerabili attraverso servizi essenziali come assistenza domiciliare, centri di accoglienza e percorsi di inclusione sociale. Il loro apporto è cruciale, ma il settore è caratterizzato da una crescita occupazionale del 19,7% e da una struttura contrattuale spesso precaria, con contratti a termine e continui appalti che mettono a rischio la continuità del lavoro e dei servizi offerti. Il tema centrale riguarda però il divario salariale che penalizza duramente questi lavoratori rispetto al settore profit: le retribuzioni medie risultano inferiori del 31%, con particolari criticità per dirigenti e quadri intermedi che percepiscono mediamente rispettivamente il 61% e il 32% in meno. Per gli assistenti sociali, lo stipendio netto mensile varia indicativamente tra 1.250 e 1.600 euro, rendendo difficile sostenere i costi della vita nelle grandi città. Questo gap economico è frutto di un meccanismo di appalti pubblici basati sul ribasso economico che limita la capacità di aumento dei salari. L'impatto di questa situazione si traduce in un rischio concreto di crisi delle risorse umane: alto turnover, difficoltà di reclutamento e burnout sono elementi ricorrenti. Queste figure, definite "ingranaggi invisibili" della macchina sociale, sopportano pesanti carichi emotivi senza adeguato sostegno psicologico o contrattuale. L’assenza di questi operatori per una sola settimana creerebbe un impatto devastante sulla rete del welfare. Il paradosso è che il costo reale di questo sistema fragile non lo pagano le istituzioni, ma coloro che assistono e chi è assistito, a testimonianza dell’urgenza di un ripensamento collettivo e strutturale.

Pubblicato: 28/05/2026 Durata: 94 sec