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Bambù sostenibile e leggero, ma altamente infiammabile: le nuove soluzioni ignifughe

Il bambù, materiale lignocellulosico caratterizzato da cellulosa, emicellulosa e lignina, presenta un indice di ossigeno limite (LOI) naturale di circa il 23%, inferiore alla soglia di autoestinzione del 26%, e una temperatura di ignizione attorno ai 265°C. Queste caratteristiche, unite a un picco di calore rilasciato (pHRR) di 289 kW/m², lo rendono inadatto all'uso edilizio senza adeguati trattamenti ignifughi, in quanto classificato nelle classi di reazione al fuoco D o E secondo la normativa europea EN 13501-1. Il contenuto naturale di silice nelle pareti cellulari agisce da freno alla propagazione del fuoco, rallentandola e favorendo la formazione di uno strato carbonioso protettivo, ma non sufficientemente per garantire un'efficace certificazione antincendio. Per colmare questa lacuna, la ricerca ha identificato cinque trattamenti ignifughi molto efficaci: il silicato di sodio, che riduce il pHRR del 95% e aumenta il tempo di ignizione da 20 a 116 secondi; la miscela fosforo-azoto-boro, che diminuisce la produzione totale di fumo fino al 95%; le idrotalciti alluminio-calcio, che ritardano il picco termico oltre 200 secondi; un trattamento verde con acido lattico e taurina, con risultati significativi in termini di riduzione del calore e fumo; e i nano-rivestimenti MXene, che elevano il LOI al 61,4% e raggiungono lo standard UL94 V-0 di autoestinzione. Tuttavia, errori comuni persistono, quali la convinzione che la silice basti per la certificazione, la sottostima delle differenze di efficacia e durabilità dei trattamenti, e l'ignoranza nei confronti dell'impatto meccanico provocato dai trattamenti, in particolare la riduzione della resistenza a flessione e taglio del bambù impregnato. Dal punto di vista normativo, in Italia il bambù trattato può raggiungere la classe B, compatibile con usi interni in edifici pubblici, previo superamento di test accreditati. La durata nel tempo varia secondo il trattamento usato e le condizioni ambientali, con nanotecnologie più durature ma costose e applicati a base di sali più sensibili all'umidità. La sostenibilità del bambù ignifugo è generalmente superiore rispetto al legno tradizionale, grazie alla rapidità di crescita e all'impiego di trattamenti minerali o biodegradabili. La sfida futura consiste nella standardizzazione dei protocolli di certificazione e nella verifica della durabilità in condizioni reali, con l'obiettivo di favorire l'integrazione del bambù nell'edilizia certificata, sfruttandone appieno il potenziale di sostenibilità e sicurezza antincendio.

Pubblicato: 31/05/2026 Durata: 62 sec