Indice: In breve | Come funziona una cella solare a perovskite | Trasparenza ed efficienza: il trade-off della ricerca NTU | Dove potrebbero essere usate | Ostacoli ancora aperti prima della commercializzazione | Domande frequenti
Ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore hanno sviluppato celle solari perovskite ultrasottili, con uno spessore di appena 60 nanometri, capaci di lasciar filtrare il 41% della luce visibile pur generando elettricità con un'efficienza del 7,6%. Lo studio, pubblicato su ACS Energy Letters e guidato dalla ricercatrice Annalisa Bruno con il primo autore Luke White, descrive una tecnologia che potrebbe integrare la produzione fotovoltaica in finestre, facciate vetrate, veicoli e dispositivi indossabili senza alterarne l'aspetto.
In breve
- Le celle prodotte dall'NTU sono circa 10.000 volte più sottili di un capello umano e fino a 50 volte più sottili delle tradizionali celle a perovskite
- La versione da 60 nanometri raggiunge il 7,6% di efficienza lasciando passare il 41% della luce visibile
- Funzionano anche con luce diffusa o indiretta, rendendole adatte a superfici verticali e a contesti con clima spesso nuvoloso
- La tecnica produttiva usata (evaporazione termica sotto vuoto) è già compatibile con la produzione industriale su larga scala
- Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, gli edifici incidono per circa il 40% sui consumi energetici mondiali: integrare la produzione fotovoltaica in facciate vetrate già esistenti potrebbe ridurre significativamente l'impronta di carbonio delle città
Come funziona una cella solare a perovskite
La perovskite in fotovoltaico indica una famiglia di composti cristallini ibridi, solitamente a base di piombo, alogenuri e cationi organici, capaci di assorbire la luce solare e convertirla in corrente elettrica con alta efficienza anche in strati sottilissimi. Rispetto al silicio cristallino, che richiede uno spessore di alcuni centesimi di millimetro per funzionare, la perovskite può essere depositata in film di pochi nanometri mantenendo buone prestazioni. Questa caratteristica la rende adatta a integrazioni su superfici che devono conservare trasparenza o flessibilità.
Le celle dello studio NTU sono composte da più strati sovrapposti: il semiconduttore in perovskite assorbe i fotoni e genera coppie elettrone-lacuna, che vengono separate dagli strati di trasporto di carica e raccolte dagli elettrodi. Per depositare questi strati, il team ha impiegato l'evaporazione termica sotto vuoto, una tecnica che produce pellicole molto uniformi, riduce l'impiego di solventi tossici e limita i difetti strutturali che abbassano le prestazioni. La stessa tecnica è già utilizzata nell'industria dei display OLED, il che facilita il passaggio alla produzione su scala industriale.
Trasparenza ed efficienza: il trade-off della ricerca NTU
Nelle celle convenzionali al silicio o nelle celle a perovskite opache da record, l'obiettivo è assorbire quanta più luce possibile, il che esclude qualsiasi trasparenza significativa. Le migliori celle a perovskite singola hanno raggiunto il 26,7% di efficienza certificata dal National Renewable Energy Laboratory (NREL) degli Stati Uniti; i dispositivi tandem perovskite-silicio sono arrivati al 35%. Quando si richiede alla cella di lasciar passare la luce, ogni fotone trasmesso è un fotone non convertito: il compromesso è inevitabile.
Il record per celle semitrasparenti stand-alone nel 2025 è di circa 18,22% di efficienza, su dispositivi con trasmittanza visiva inferiore al 41%. Lo studio NTU si colloca deliberatamente all'estremo della trasparenza: il 7,6% della versione da 60 nanometri è un risultato atteso e coerente con la scelta tecnologica. Per un confronto più adeguato, i vetri fotovoltaici colorati oggi in commercio si attestano spesso sotto il 5% di efficienza.
- Spessore: 60 nanometri (un nanometro è un milionesimo di millimetro), contro i 200-300 nanometri delle celle a perovskite tradizionali
- Trasmittanza visiva: 41%, sufficiente per applicazioni su finestre commerciali e facciate vetrate
- Efficienza di conversione: 7,6% nella versione più trasparente; versioni meno trasparenti prodotte con lo stesso processo raggiungono valori più alti
- Compatibilità produttiva: l'evaporazione termica è già impiegata nell'industria dei display, scalabile senza modifiche sostanziali ai processi esistenti
Dove potrebbero essere usate
Le applicazioni più immediate riguardano l'edilizia. Le facciate vetrate di grandi edifici commerciali, che oggi funzionano spesso come dispersori di calore, potrebbero integrare queste celle senza modificare l'aspetto né ridurre la luminosità interna. Le prime simulazioni del team NTU indicano che un edificio con ampia facciata in vetro potrebbe produrre diverse centinaia di megawattora all'anno, una quantità paragonabile al fabbisogno di circa cento appartamenti. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), gli edifici incidono per circa il 40% sui consumi energetici mondiali: trasformare superfici già costruite in generatori fotovoltaici è una delle leve disponibili per ridurre le emissioni senza occupare nuovo suolo.
Oltre all'edilizia, la leggerezza e la flessibilità delle celle aprono applicazioni in altri settori. In campo automobilistico, i pannelli potrebbero essere integrati nei finestrini senza ridurre la visibilità del conducente. Nei dispositivi indossabili, come orologi intelligenti o sensori biomedici, la capacità di generare corrente anche con luce artificiale degli ambienti chiusi li rende candidati per l'alimentazione autonoma a basso consumo.
Ostacoli ancora aperti prima della commercializzazione
Durabilità: il principale nodo irrisolto. Le celle a perovskite degradano più rapidamente di quelle al silicio in presenza di umidità, calore e luce prolungata. I moduli al silicio commerciali garantiscono 25-30 anni di vita con meno dell'1% di degradazione annua. Le attuali celle a perovskite più stabili si attestano su 10-15 anni in condizioni ottimali; le versioni ultrasottili presentano vulnerabilità superficiali aggiuntive. Diversi laboratori internazionali stanno lavorando su sistemi di incapsulamento avanzati per estendere la vita utile.
Efficienza di scala rispetto al laboratorio. Le efficienze certificate provengono da aree di misura ridottissime in condizioni controllate. Quando si scala alla dimensione di un modulo commerciale, l'efficienza scende di alcuni punti percentuali a causa di difetti di uniformità, perdite ai bordi e variabilità dei lotti produttivi. Le celle ultra-sottili dello studio NTU amplificano questa variabilità: piccole oscillazioni di spessore durante la deposizione possono alterare sia la trasparenza che l'efficienza.
Il contenuto di piombo nelle formulazioni ad alta efficienza. La maggior parte delle celle a perovskite ad alte prestazioni contiene piombo, un elemento tossico che pone questioni per lo smaltimento e in caso di danneggiamento fisico. L'Unione Europea ha finora esentato le celle solari dalla direttiva RoHS, ma la questione rimane aperta per la regolamentazione futura. Formulazioni alternative senza piombo, a base di stagno o bismuto, esistono ma con efficienze inferiori allo stato attuale della ricerca.
Convalida tecnologica e bancabilità. Prima che un investitore o un'assicurazione finanzi un edificio con facciate in perovskite, la tecnologia deve superare anni di test standardizzati (norma IEC 61215 e correlate) e ottenere certificazioni riconosciute dal mercato. Alcuni produttori di moduli tandem perovskite-silicio stanno affrontando questo percorso dal 2025, ma per le celle semitrasparenti ultrasottili i tempi di qualificazione si allungano ulteriormente.
Domande frequenti
Cosa rende le celle a perovskite diverse da quelle al silicio?
Le celle al silicio richiedono uno strato di materiale di diversi centesimi di millimetro per assorbire la luce con efficienza; sono rigide, opache e consolidate su scala industriale da decenni. La perovskite assorbe la luce efficacemente in strati molto più sottili, è depositabile su superfici flessibili e trasparenti, e si presta a processi produttivi meno energivori. In cambio offre, allo stato attuale, una minore stabilità nel tempo e, per le versioni ad alta efficienza, la presenza di piombo.
Perché il 7,6% di efficienza sembra basso rispetto ai pannelli in commercio?
I pannelli al silicio si attestano al 18-25% di efficienza perché sono opachi e assorbono tutta la luce disponibile. Il 7,6% dello studio NTU è misurato su una cella che lascia passare il 41% della luce: il confronto diretto non è corretto. Per vetri fotovoltaici analoghi oggi disponibili, l'efficienza è spesso sotto il 5%. Il parametro rilevante non è solo l'efficienza assoluta, ma la quantità di energia prodotta da una superficie che altrimenti non ne produrrebbe nessuna.
Quando potrebbero essere disponibili come prodotti commerciali?
Il team NTU non ha fornito previsioni ufficiali. I cicli di sviluppo tipici per nuove tecnologie solari, dalla pubblicazione scientifica alla produzione di massa, variano da 10 a 20 anni. Per le celle a perovskite opache convenzionali, alcuni produttori stanno avviando produzioni pilota nel 2026. Per le versioni semitrasparenti ultra-sottili destinate all'edilizia, l'orizzonte realistico per applicazioni diffuse è probabilmente il decennio 2030-2040, a condizione che i problemi di durabilità vengano risolti.
Qual è la differenza tra una cella semitrasparente e un pannello solare normale?
Un pannello solare convenzionale è opaco: assorbe quasi tutta la luce incidente per massimizzare la produzione di corrente. Una cella semitrasparente ha uno strato assorbitore deliberatamente sottile e gli elettrodi realizzati con materiali conduttivi trasparenti: lascia passare una quota della luce, come un vetro colorato. Questa caratteristica permette di integrare la funzione fotovoltaica in superfici che devono conservare la visibilità, come le finestre, a costo di una minore efficienza rispetto alle versioni opache. Lo studio della NTU si inserisce in un filone di ricerca attivo in numerosi laboratori internazionali, con gruppi che competono sul bilanciamento tra trasparenza, efficienza e durata. Il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti indica le celle a perovskite tra le tecnologie fotovoltaiche emergenti con il maggiore potenziale di riduzione dei costi a lungo termine. La domanda che guida la ricerca non è se queste celle funzionino, ma con quale ciclo di vita e a quale costo di produzione industriale: questi sono i fattori che decideranno se le celle a perovskite semitrasparenti usciranno dai laboratori e arriveranno sulle facciate degli edifici.