Al Nord italiano il 32% dei posti di sostegno è coperto da docenti senza specializzazione, contro l'11% del Mezzogiorno. È il dato Istat relativo all'anno scolastico 2024/2025 che ribalta la narrazione sul boom degli organici di sostegno proiettato al 2040.
I numeri reali del 2024/2025
Il report Istat pubblicato a maggio 2026 fotografa 377mila alunni con disabilità, il 4,8% degli iscritti e il 5% in più rispetto all'anno precedente. La quota è quasi raddoppiata in dieci anni, quando si fermava al 2,6%. In parallelo è cresciuto del 6% il numero dei docenti per il sostegno e del 7% quello degli assistenti all'autonomia e alla comunicazione. Il 97% degli alunni con disabilità frequenta classi ordinarie, il valore più alto in Europa. La relazione Istat sull'inclusione scolastica 2024/2025 mette però in fila tre indicatori che la cronaca di questi giorni ignora: specializzazione, continuità, assegnazione dei posti.
Il paradosso del Nord
In cinque anni la quota di insegnanti specializzati è salita dal 63% al 78%, ma restano 57mila docenti senza formazione specifica. La distribuzione territoriale di questo deficit sorprende: al Nord un posto su tre è coperto da non specializzati (32%), nel Mezzogiorno solo uno su nove (11%). Lo stesso schema si ripete sui tempi di assegnazione. All'avvio dell'anno scolastico 2024/2025 il 22% dei posti era ancora vacante a livello nazionale, ma al Nord la quota saliva al 25,8%, al Sud scendeva all'11,5%. A un mese dall'inizio delle lezioni il 10% delle cattedre di sostegno risultava ancora senza nomina.
La discontinuità didattica aggrava il quadro. Il 59,7% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante per il sostegno rispetto all'anno prima, l'1,7% lo ha cambiato in corso d'anno, il 7,4% in entrambi i casi. Nella scuola dell'infanzia la quota di cambio annuale arriva al 70%, nella secondaria di primo grado al 61%. Significa che gli alunni più fragili ricominciano quasi ogni autunno con un adulto diverso, spesso privo di titolo.
Il Mezzogiorno paga però un altro prezzo. Il 5,3% delle famiglie del Sud ha presentato un ricorso al TAR per ottenere più ore di sostegno, contro il 2,9% al Nord. Le ore settimanali assegnate per alunno sono 14,3 nelle regioni settentrionali e 17,4 in quelle meridionali: più tempo garantito, ma solo dopo il contenzioso.
Cosa succede davvero al 2040
La Fondazione Agnelli stima che entro il 2040 l'Italia perderà quasi 2 milioni di studenti, il 21% dell'attuale popolazione scolastica, con 95mila classi e 166mila docenti in meno. Se la quota di alunni con disabilità continua a crescere al ritmo attuale, nel 2040 arriverà al 10% e il numero dei docenti per il sostegno coinciderà con quello degli insegnanti di materia.
La proiezione non è uniforme sul territorio. Il Nord subisce la pressione demografica più violenta: il caso Trentino segna 845 studenti in meno in un solo anno, con la flessione che risale fino alle superiori. Se la geografia della specializzazione non cambia, nel 2040 il sistema arriverà con due facce opposte: meno alunni al Nord con un sostegno fragile e scoperto a inizio anno, meno alunni al Sud con copertura più alta ma ottenuta dopo il ricorso al tribunale.
Il Ministero ha quindici anni per spostare la bilancia della specializzazione prima che il raddoppio avvenga. Il nodo politico è se formare in anticipo i 57mila insegnanti oggi senza titolo o continuare a riaprire ogni autunno il contenzioso delle supplenze. Esperienze come il programma Next Gen 27 lanciato a Napoli mostrano che la leva Mezzogiorno sulla formazione degli insegnanti può muoversi in fretta, ma il perno della decisione resta nazionale.
Domande frequenti
Qual è la situazione attuale dei docenti di sostegno senza specializzazione in Italia?
Nel Nord Italia il 32% dei posti di sostegno è coperto da docenti senza specializzazione, mentre nel Mezzogiorno la quota scende all'11%. In totale, sono ancora 57mila i docenti senza formazione specifica.
Come si distribuisce la presenza di alunni con disabilità nelle scuole italiane?
Nel 2024/2025 gli alunni con disabilità sono 377mila, pari al 4,8% degli iscritti, con una crescita del 5% rispetto all'anno precedente. Il 97% di questi studenti frequenta classi ordinarie, il valore più alto in Europa.
Quali sono le principali criticità legate all'assegnazione dei docenti di sostegno?
Le criticità riguardano la mancanza di continuità didattica e i ritardi nelle nomine: il 59,7% degli alunni con disabilità cambia insegnante ogni anno e, all'inizio dell'anno scolastico, il 22% dei posti di sostegno risulta vacante, con percentuali più alte al Nord.
Quali differenze emergono tra Nord e Sud nella gestione del sostegno scolastico?
Al Nord c'è una maggiore carenza di docenti specializzati e più posti vacanti a inizio anno, mentre al Sud, pur con una copertura più alta, le famiglie sono costrette più spesso a ricorrere al TAR per ottenere più ore di sostegno.
Come evolverà il fabbisogno di docenti di sostegno entro il 2040?
Entro il 2040, a fronte di una diminuzione di quasi 2 milioni di studenti, la quota di alunni con disabilità potrebbe arrivare al 10%. Il numero dei docenti di sostegno sarà pari a quello degli insegnanti di materia, ma con una distribuzione territoriale non uniforme se non si interviene sulla formazione.
Cosa può fare il Ministero per migliorare la situazione dei docenti di sostegno?
Il Ministero ha 15 anni per investire nella formazione dei 57mila docenti senza titolo e riequilibrare la distribuzione territoriale, puntando su programmi di formazione rapida e omogenea come Next Gen 27, ma la decisione rimane principalmente a livello nazionale.