La nota MIM del 3 settembre 2026 arriva mentre gli istituti tecnici cedono terreno: le iscrizioni per le prime del 2026/2027 si fermano al 30,84%, mezzo punto in meno rispetto al 31,32% dell'anno precedente. La riforma degli istituti tecnici introdotta dal decreto legge 144/2022 parte così dalle classi chiamate a inaugurare il nuovo ordinamento quinquennale.
Cosa dice la nota del 3 settembre
La nota 2306 firmata dal capo dipartimento Carmela Palumbo trasmette agli Uffici Scolastici Regionali i Primi orientamenti applicativi per gli istituti tecnici - MIM. La cornice normativa è il decreto legge 144/2022, modificato dal decreto legge 45/2025 e attuato dal decreto ministeriale 29 del 19 febbraio 2026, che ridefinisce indirizzi, articolazioni, quadri orari e risultati di apprendimento. Le Linee Guida definitive restano in fase di redazione: la nota copre il vuoto operativo per l'anno appena iniziato.
Al centro del documento ci sono le unità di apprendimento su compiti di realtà, la verticalità del curricolo e lo spazio dedicato a scienze sperimentali, elementi di base e tecnologie di base per il primo biennio. Sulla valutazione delle scienze sperimentali, che coinvolgono più discipline, il testo lascia aperta la scelta tra voto unico o voti separati: è uno dei nodi che i sindacati continuano a contestare.
Il quinquennale perde, la filiera 4+2 raddoppia
Il dato aggregato racconta un rallentamento silenzioso, ma le voci disaggregate mostrano due tendenze opposte. Il settore economico scende all'11,78% (era 12,24%), trascinato da Amministrazione, Finanza e Marketing, passata da 9,12% a 8,66%. Il tecnologico regge invece al 19,06%: Meccanica, Meccatronica ed Energia sale al 3,06% (da 2,89%), Chimica Materiali e Biotecnologie cresce al 2,34%, mentre Informatica e Telecomunicazioni arretra da 5,35% a 4,98%. I dettagli sul calo generale sono nell'analisi EduNews24 sulle iscrizioni ai tecnici 2026/2027.
In parallelo la filiera 4+2 che trasforma i tecnici in licei raddoppia gli iscritti passando da 5.449 a 10.532, con boom nel Mezzogiorno. Sono i numeri con cui il ministero rivendica il successo della riforma della filiera, ma tracciano uno scenario ambiguo per l'ordinamento quinquennale che parte oggi: la domanda delle famiglie si sposta verso i profili manifatturieri, energetici e ambientali, e verso i percorsi più corti collegati al lavoro. L'intesa che il MIM cerca sui curricoli arriva quindi nel momento più fragile del vecchio impianto, con i licei che restano stabili al 55,88% delle preferenze e i professionali che salgono dal 12,69% al 13,28%.
Cosa cambia per le prime del 2026/2027
Le classi prime iniziano subito con il nuovo impianto pedagogico. Il PECuP ridefinisce il diplomato come tecnico dell'innovazione, con doppia transizione digitale ed ecologica trasversale a tutti gli indirizzi. La quota di flessibilità oraria affidata al collegio docenti in prima scende a 66 ore annue, dopo la marcia indietro rispetto all'ipotesi iniziale di azzeramento; lo spazio recuperato rafforza italiano, matematica, inglese e scienze integrate. La flessibilità cresce nel triennio fino a 231 ore annue in quinta.
Il ministero chiede unità di apprendimento che integrino discipline generali e d'indirizzo su compiti concreti, con laboratori collegati a ITS Academy, imprese e realtà del territorio. Alcune scelte pratiche restano però problematiche: per esempio i libri di testo, come mostra il caso della geografia con un solo manuale sul mercato, sono ancora una toppa più che una risposta strutturata. Il resto della scuola prosegue sul vecchio ordinamento: la doppia velocità peserà sulla programmazione di ogni istituto.
I collegi docenti hanno davanti mesi di lavoro provvisorio in attesa delle Linee Guida definitive, che dovranno chiarire i nodi ancora aperti sulla valutazione delle scienze sperimentali, sui quadri orari del triennio e sui compensi accessori per docenti e ATA. Nel frattempo le famiglie hanno già votato con le iscrizioni, e la riforma dovrà misurarsi con questo dato reale.
Domande frequenti
Quali sono le principali novità introdotte dalla riforma degli istituti tecnici per l'anno scolastico 2026/2027?
La riforma ridefinisce indirizzi, articolazioni, quadri orari e risultati di apprendimento, con un nuovo impianto pedagogico incentrato su unità di apprendimento pratiche e una maggiore attenzione a scienze sperimentali, elementi di base e tecnologie. Il diplomato viene ora definito come tecnico dell'innovazione, con competenze trasversali sulla doppia transizione digitale ed ecologica.
Come cambiano le iscrizioni agli istituti tecnici e quali sono le tendenze principali?
Le iscrizioni alle prime degli istituti tecnici sono scese al 30,84%, con un calo soprattutto nel settore economico (11,78%) e una relativa tenuta del tecnologico (19,06%). In crescita significativa la filiera 4+2, che ha raddoppiato gli iscritti, soprattutto nel Mezzogiorno.
Cosa prevede la nuova flessibilità oraria per le classi prime e come cambierà negli anni successivi?
Per le classi prime la flessibilità oraria affidata ai collegi docenti scende a 66 ore annue, riducendo la libertà rispetto al passato. Nel triennio questa flessibilità crescerà progressivamente, arrivando fino a 231 ore annue in quinta.
Quali sono i principali nodi ancora aperti nella riforma degli istituti tecnici?
Restano da chiarire aspetti come la valutazione delle scienze sperimentali, la definizione dei quadri orari per il triennio e i compensi accessori per docenti e ATA. Le Linee Guida definitive sono ancora in fase di redazione e i collegi docenti opereranno in regime provvisorio.
In che modo la riforma impatta sull'offerta didattica e sulla collaborazione con il territorio?
La riforma promuove unità di apprendimento integrate tra discipline generali e di indirizzo su compiti concreti, con laboratori collegati a ITS Academy, imprese e realtà locali. Questo approccio mira a rafforzare il collegamento tra scuola, lavoro e innovazione.
Quali difficoltà pratiche stanno affrontando le scuole nell'applicazione della riforma?
Le scuole devono gestire una doppia velocità tra vecchio e nuovo ordinamento, con difficoltà pratiche come la carenza di libri di testo aggiornati (ad esempio per geografia) e l'incertezza operativa in attesa delle Linee Guida definitive.