- Scuole requisite per il referendum: il nodo del personale ATA
- Chiusura totale del plesso: nessun obbligo di servizio
- Assenza legittima e senza giustificazione
- Spostamenti tra plessi: quando sono ammessi e quando no
- Le indicazioni della FLC CGIL e i consigli pratici
- Domande frequenti
Scuole requisite per il referendum: il nodo del personale ATA
Ogni volta che si avvicina una tornata elettorale o referendaria, si ripropone puntualmente lo stesso interrogativo: che fine fa il personale ATA quando la scuola in cui presta servizio viene trasformata in sede di seggio? Con il referendum 2026 ormai alle porte, la questione torna d'attualità e investe migliaia di collaboratori scolastici, assistenti amministrativi, assistenti tecnici e DSGA in tutta Italia.
Il problema è tutt'altro che banale. La requisizione degli edifici scolastici da parte dei Comuni per allestire le sezioni elettorali comporta, nella maggior parte dei casi, la chiusura totale o parziale degli istituti, con conseguenze dirette sull'organizzazione del lavoro del personale non docente. Eppure, a distanza di decenni, il quadro normativo resta frammentario: non esiste una disposizione univoca che disciplini nel dettaglio la posizione giuridica del personale ATA durante le consultazioni elettorali.
È proprio in questa zona grigia che si inserisce la guida elaborata dalla FLC CGIL, che punta a fare ordine tra obblighi, diritti e prassi consolidate.
Chiusura totale del plesso: nessun obbligo di servizio
Il principio cardine è chiaro: quando l'istituto scolastico è interamente requisito per ospitare i seggi elettorali, il personale ATA non è tenuto a prestare servizio. Non si tratta di un'interpretazione sindacale creativa, ma della logica conseguenza di un fatto materiale: se l'edificio è fisicamente inaccessibile per le normali attività scolastiche, viene meno la stessa possibilità di svolgere le mansioni previste dal contratto.
La chiusura totale del plesso — disposta con ordinanza del sindaco o comunicata dal dirigente scolastico sulla base della requisizione comunale — rende di fatto impossibile qualsiasi prestazione lavorativa nei locali della scuola. In queste circostanze, pretendere la presenza in servizio del personale sarebbe, oltre che irragionevole, privo di fondamento giuridico.
Va ricordato che situazioni analoghe di chiusura delle scuole, seppur per ragioni diverse, si verificano periodicamente — come accaduto ad esempio con le Scuole Chiuse per Rischio Tossico in Diversi Comuni — e in tutti questi casi la gestione del personale segue criteri simili.
Assenza legittima e senza giustificazione
Un aspetto cruciale, su cui la guida della FLC CGIL insiste con particolare forza: l'assenza del personale ATA durante la chiusura totale della scuola per seggio elettorale è considerata legittima e non richiede alcuna giustificazione. Niente ferie forzate, niente recuperi, niente richieste di permesso.
Questo significa, in termini concreti, che:
- Il collaboratore scolastico non deve utilizzare giorni di ferie per coprire il periodo di chiusura;
- L'assistente amministrativo non è obbligato a presentare domanda di permesso retribuito o non retribuito;
- Il DSGA non può essere costretto a giustificare la mancata presenza con documentazione specifica;
- Le giornate di chiusura non incidono negativamente sul monte ore annuale né generano debito orario da recuperare.
Si tratta di un punto su cui, negli anni, non sono mancate tensioni tra dirigenti scolastici e personale. Alcuni DS, interpretando in modo restrittivo le disposizioni, hanno tentato di imporre la fruizione obbligatoria di ferie o il recupero delle ore "non lavorate". Stando a quanto emerge dalla prassi sindacale e dalla contrattazione integrativa, queste richieste sono da considerarsi illegittime.
Per chi volesse approfondire il tema più ampio dei Diritti dei Docenti e del Personale ATA in Difficoltà, il quadro delle tutele è in realtà più ampio di quanto si pensi.
Spostamenti tra plessi: quando sono ammessi e quando no
C'è poi un aspetto che genera confusione ricorrente: la possibilità per il dirigente scolastico di spostare il personale ATA presso un altro plesso dell'istituto comprensivo o dell'istituzione scolastica, qualora non tutti i plessi siano stati requisiti.
La guida della FLC CGIL è netta anche su questo fronte. Gli spostamenti tra plessi sono ammessi solo in casi straordinari e devono rispondere a criteri precisi:
- Deve esistere una reale necessità di servizio nel plesso di destinazione, non un generico bisogno di "occupare" il personale;
- Lo spostamento deve essere disposto formalmente dal dirigente scolastico, con indicazione delle mansioni da svolgere;
- Non può configurarsi come una misura punitiva o come un espediente per aggirare il diritto all'assenza legittima;
- Devono essere rispettate le condizioni contrattuali relative alla sede di servizio e alla mobilità interna.
In sostanza, se il plesso alternativo non ha un'effettiva esigenza operativa che giustifichi la presenza di personale aggiuntivo, il trasferimento temporaneo non può essere imposto. La straordinarietà del caso deve essere concreta e dimostrabile, non meramente formale.
Le indicazioni della FLC CGIL e i consigli pratici
La guida del sindacato scuola della CGIL si rivolge in modo diretto al personale ATA e ai rappresentanti sindacali d'istituto, con l'obiettivo di prevenire abusi e fornire strumenti concreti di tutela. Tra le raccomandazioni:
- Verificare tempestivamente se il proprio plesso rientra tra quelli requisiti, consultando le comunicazioni del dirigente scolastico e le ordinanze comunali;
- Conservare copia di ogni comunicazione ricevuta relativa alla chiusura della scuola;
- In caso di richieste ritenute illegittime da parte del DS — come l'obbligo di fruire ferie o di presentarsi in un plesso senza reale necessità — segnalare immediatamente la situazione alla RSU d'istituto o al sindacato territoriale;
- Non sottoscrivere accordi individuali che comportino la rinuncia ai diritti previsti dal CCNL.
Il tema si intreccia, peraltro, con le più ampie questioni legate alle condizioni economiche del personale scolastico. Come emerso dalle recenti proteste sindacali contro le riduzioni in busta paga per docenti e personale ATA, il clima nelle scuole italiane resta teso, e ogni tentativo di comprimere diritti già acquisiti rischia di alimentare ulteriore conflittualità.
Resta il fatto che, a ogni appuntamento elettorale, il copione si ripete: incertezza, interpretazioni divergenti, personale disorientato. Basterebbe una circolare ministeriale chiara e aggiornata per risolvere una volta per tutte la questione. Ma, come spesso accade nel mondo della scuola italiana, la chiarezza normativa continua a essere l'eccezione piuttosto che la regola.