Dal periodo d'imposta 2027 i Comuni dovranno trasmettere all'Agenzia delle Entrate i dati sulle spese scolastiche sostenute dalle famiglie per mensa, trasporto e pre e post scuola. Il parere favorevole del Garante privacy è arrivato il 23 settembre 2026 sullo schema di provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate.
Cosa cambia per i Comuni dal 2027
L'obbligo riguarda gli enti locali che gestiscono i servizi ausiliari all'istruzione, cioè Comuni, Unioni di Comuni e loro società partecipate. Per i soggetti del sistema nazionale di istruzione la trasmissione dei dati verso la precompilata è già operativa; mancava la parte sui servizi comunali. Per il periodo d'imposta 2026 l'invio resta facoltativo, mentre dal 2027 diventa obbligatorio.
Le voci interessate sono tre: mensa scolastica (incluso il servizio di assistenza al pasto), trasporto e servizi integrativi come pre e post scuola. Tutte confluiscono nel limite di 1.000 euro annui per studente ammesso alla detrazione IRPEF del 19%, pari a un massimo di 190 euro di imposta risparmiata per figlio. Quando il servizio è affidato a soggetti esterni, l'ente locale trasmette i dati solo se li ha in disponibilità, indicando il codice fiscale di chi ha pagato quando l'informazione è nei propri sistemi. È un passaggio che si lega al portale della precompilata dell'Agenzia delle Entrate, dove le voci già disponibili vengono raccolte sotto la sezione oneri e spese.
Il Ministero già richiama i Comuni sui doveri verso l'edilizia scolastica: la novità del 2027 aggiunge un altro fronte di responsabilità amministrativa, questa volta sui dati fiscali dei genitori.
Il buco: 3 scuole su 4 non hanno la mensa
La riforma arriva su una base più fragile di quanto il titolo suggerisca. Secondo i dati MIUR elaborati dalla Fondazione Openpolis, solo 10.598 edifici scolastici statali su 40.160 hanno un servizio mensa, pari al 26,4% del totale. In pratica, 3 scuole su 4 non invieranno mai dati sulla refezione, perché il servizio non esiste.
I divari regionali sono enormi. In Valle d'Aosta la mensa copre il 70% degli edifici, in Toscana il 62,9%, in Friuli-Venezia Giulia il 62,1% e in Piemonte il 61,3%. All'opposto, Umbria 13,1%, Campania 9,6% e Sicilia 8,2%. Dove la mensa manca, salta anche la precompilata: chi vive in un Comune che non eroga il servizio continuerà a non detrarre nulla, e la novità passerà a vuoto.
Il peso in bolletta è altrettanto diseguale. L'indagine Cittadinanzattiva sulle mense scolastiche indica un costo medio nazionale di 85-89 euro al mese per infanzia e primaria, con picchi oltre i 110 euro in Emilia-Romagna e minimi sotto i 65 euro in Sardegna. L'ISTAT, nel report sulle spese per consumi delle famiglie 2024, conferma la geografia: nel Nord-est la spesa mensile per Istruzione sale a 21 euro, in crescita del 16,9% sul 2023, mentre al Sud resta pressoché ferma. La precompilata avrà qualcosa da precompilare solo dove le famiglie già pagano la mensa.
Opposizione, codice fiscale e qualità del dato
Famiglie e contribuenti possono bloccare l'invio dei dati, ma con tempi diversi. Per le spese sostenute nel 2026, l'opposizione va comunicata all'Agenzia delle Entrate dal 1° gennaio 2027 fino al termine della trasmissione telematica. Per le spese dal 2027, l'opposizione si può presentare direttamente all'ente locale al momento del pagamento o comunque entro il 31 dicembre dell'anno di riferimento.
Il meccanismo ricalca quello usato per le spese sanitarie e per gli istituti del sistema di istruzione. Il nodo tecnico, per i Comuni, è un altro: trasmettere il codice fiscale corretto del genitore pagatore, non sempre registrato nei sistemi di gestione della mensa, soprattutto quando il servizio è esternalizzato a cooperative o aziende di catering. Anche la comunicazione dei progetti al PN Scuola 2021-2027 ha mostrato quanto la qualità del dato trasmesso dipenda dai sistemi informatici locali: righe duplicate, codici fiscali assenti o importi sfasati non sono scenari teorici. Per le famiglie il tema si lega a una consapevolezza sulla gestione dei dati personali che la scuola oggi tratta come competenza di sicurezza, non più come dettaglio burocratico.
Dal 2027 la precompilata nascerà a due velocità: completa per le famiglie dei Comuni del Centro-Nord con mense capillari, quasi vuota per chi vive in Sicilia o Campania, dove meno di un edificio scolastico su dieci ha una refezione. La detrazione da 190 euro per figlio resterà uguale sulla carta, ma solo una parte dei genitori la vedrà apparire già compilata nel 730.
Domande frequenti
Quali servizi scolastici saranno inclusi nella precompilata dal 2027?
Dal 2027 i Comuni dovranno trasmettere all'Agenzia delle Entrate i dati relativi a mensa scolastica, trasporto e servizi integrativi come pre e post scuola.
Cosa significa l'obbligo per i Comuni di trasmettere i dati delle spese scolastiche?
Significa che i Comuni e le loro società partecipate dovranno inviare i dati delle spese sostenute dalle famiglie per i servizi scolastici, affinché queste siano inserite automaticamente nella dichiarazione precompilata dei genitori.
Tutte le famiglie potranno beneficiare della detrazione per mensa e trasporti?
No, solo le famiglie che risiedono in Comuni dove tali servizi sono effettivamente offerti potranno beneficiare della detrazione già riportata nella precompilata, mentre in molte zone la mensa scolastica non è disponibile.
Come possono le famiglie opporsi all'invio dei dati delle spese scolastiche?
Per il 2026 l'opposizione va comunicata all'Agenzia delle Entrate tra gennaio e la scadenza della trasmissione; dal 2027 le famiglie potranno opporsi direttamente al Comune al momento del pagamento o entro il 31 dicembre dell'anno di riferimento.
Quali sono le principali difficoltà tecniche per i Comuni nella trasmissione dei dati?
Le criticità riguardano la corretta identificazione del genitore pagatore tramite il codice fiscale e la qualità dei dati registrati, specialmente quando i servizi sono gestiti da soggetti esterni.
Qual è l'importo massimo detraibile per queste spese scolastiche?
Il limite detraibile è di 1.000 euro annui per studente, con una detrazione IRPEF del 19%, corrispondente a un massimo di 190 euro di imposta risparmiata per figlio.