- La nuova composizione delle commissioni
- Due interni e due esterni: la logica dell'equilibrio
- Designazione dei membri e obblighi di legge
- La riunione plenaria del 16 giugno 2026
- Cosa cambia rispetto agli anni precedenti
- Domande frequenti
La nuova composizione delle commissioni
La Maturità 2026 si prepara a voltare pagina. Stando a quanto emerge dalle disposizioni ministeriali per l'esame di Stato del prossimo anno scolastico, le commissioni d'esame saranno composte da soli quattro commissari: due interni e due esterni. Una formula snella, decisamente diversa rispetto a quella adottata nelle sessioni più recenti, che ridisegna gli equilibri tra chi conosce gli studenti da vicino e chi, invece, porta uno sguardo terzo sulla preparazione dei candidati.
La scelta non è casuale. Si tratta di un modello che punta a coniugare due esigenze spesso percepite come opposte: da un lato, la continuità didattica assicurata dai docenti interni, che hanno seguito il percorso formativo della classe; dall'altro, l'imparzialità della valutazione, affidata a commissari provenienti da altri istituti. Chi ha seguito l'evoluzione normativa degli ultimi anni sa bene quanto la composizione delle commissioni sia stata oggetto di continue oscillazioni. Basti pensare alle novità introdotte per la Maturità 2025 per avere il quadro di un sistema in costante aggiustamento.
Due interni e due esterni: la logica dell'equilibrio
La ripartizione paritaria, due più due, rappresenta il cuore della riforma. I membri interni vengono designati direttamente dai consigli di classe, che individuano i docenti ritenuti più idonei a rappresentare il percorso formativo degli studenti. Si tratta di insegnanti che conoscono i punti di forza e le fragilità dei candidati, e che possono contestualizzare le prove in relazione al lavoro svolto durante l'anno.
I commissari esterni, invece, arrivano da altre scuole. La loro funzione è garantire che la valutazione non risenta di dinamiche relazionali consolidate, un aspetto che da sempre alimenta il dibattito sulla credibilità dell'esame di Stato. Con due soli esterni per commissione, il Ministero sembra voler trovare un punto di caduta tra le formule più sbilanciate sperimentate in passato, quando la componente esterna era prevalente o, al contrario, quasi assente.
Per chi si occupa delle procedure di nomina, vale la pena ricordare che già per la sessione 2025 il tema della verifica e convalida delle domande per presidenti e commissari esterni aveva sollevato non poche questioni operative.
Designazione dei membri e obblighi di legge
Le regole sono chiare, e piuttosto stringenti. I docenti interni vengono individuati dal consiglio di classe sulla base delle discipline di insegnamento e della loro rilevanza rispetto alle prove d'esame. Non si tratta di una semplice proposta: la designazione ha carattere vincolante.
Per quanto riguarda tutti i commissari, interni ed esterni, la normativa prevede un obbligo che non ammette scorciatoie: non è consentito rifiutare l'incarico senza un legittimo impedimento. Malattia documentata, gravi motivi personali, incompatibilità certificate: al di fuori di queste casistiche, sottrarsi alla nomina espone a responsabilità disciplinari. È un principio consolidato nel diritto scolastico italiano, ma che ogni anno genera tensioni e ricorsi.
C'è poi un altro obbligo, meno discusso ma altrettanto rilevante. Ogni membro della commissione è tenuto a dichiarare l'assenza di rapporti di parentela o affinità con i candidati assegnati alla propria sottocommissione. Una misura di trasparenza che tutela tanto gli studenti quanto i docenti stessi, evitando situazioni di potenziale conflitto di interessi.
La riunione plenaria del 16 giugno 2026
La data da segnare in agenda è il 16 giugno 2026. Quel giorno si terrà la riunione plenaria delle commissioni, momento cruciale in cui vengono definiti tutti gli aspetti organizzativi dell'esame: dalla distribuzione dei candidati tra le eventuali sottocommissioni alla calendarizzazione delle prove, passando per i criteri di valutazione e le modalità di svolgimento dei colloqui.
La plenaria è anche l'occasione in cui il presidente della commissione, figura che resta centrale nell'architettura dell'esame, verifica la regolarità delle nomine e raccoglie le dichiarazioni dei commissari. Un passaggio burocratico, certo, ma tutt'altro che formale: è in quella sede che si gettano le basi per il corretto funzionamento dell'intera macchina valutativa.
Cosa cambia rispetto agli anni precedenti
La riduzione a quattro commissari segna un cambio di passo significativo. Negli ultimi cicli d'esame, la composizione delle commissioni aveva oscillato tra formule a sei o sette membri, con proporzioni variabili tra interni ed esterni. La scelta di una commissione più contenuta risponde probabilmente anche a ragioni di sostenibilità organizzativa: meno commissari significa meno spostamenti, meno compensi da erogare, meno complessità nella formazione delle commissioni stesse.
Resta da capire come questa novità si inserirà nel quadro più ampio delle trasformazioni che interessano la scuola secondaria superiore. A partire dall'anno scolastico 2026/2027, ad esempio, entreranno in vigore le importanti novità previste per gli istituti tecnici, con una riforma che inciderà anche sulle competenze valutate in sede d'esame.
La questione, come sempre quando si parla di Maturità, resta aperta. Quattro commissari bastano per garantire una valutazione rigorosa e completa? La parità tra interni ed esterni è davvero il punto di equilibrio ottimale? Saranno i risultati della sessione 2026 a fornire le prime risposte concrete. Nel frattempo, studenti e docenti si preparano a confrontarsi con un esame di Stato che, ancora una volta, cambia volto.