Un insegnante che usa l'intelligenza artificiale ogni settimana risparmia 5,9 ore di lavoro, l'equivalente di sei settimane intere in un anno scolastico. In Italia, però, solo il 25% dei docenti ha adottato strumenti AI nell'ultimo anno: undici punti sotto la media dei paesi OCSE.
L'Italia undici punti sotto la media OCSE
L'indagine TALIS 2024 dell'OCSE raccoglie le risposte di insegnanti di scuola secondaria di primo grado in decine di paesi. Con il 25% di adozione contro il 36% della media OCSE, l'Italia si colloca nella parte bassa della classifica. I dati sono consultabili direttamente nella nota paese TALIS 2024 pubblicata da INVALSI, che riporta le risposte degli insegnanti italiani al questionario internazionale OCSE.
Il confronto con paesi dove la formazione sull'AI è stata affrontata in modo sistematico, come Singapore, mostra che il divario non dipende da infrastrutture tecnologiche, ma da percorsi formativi che in Italia mancano o non hanno ancora raggiunto la maggioranza dei docenti.
Il beneficio per chi ha già fatto il passo è concreto. Secondo una ricerca di Gallup e Walton Family Foundation su docenti statunitensi, chi usa strumenti AI almeno una volta a settimana risparmia in media 5,9 ore settimanali, pari a sei settimane sull'arco dell'anno. Per un docente con cattedra piena, sei settimane liberate dalla parte più ripetitiva del lavoro, come la preparazione di materiali e attività, rappresentano un margine significativo da redistribuire su progettazione più approfondita e supporto agli studenti.
Come usano l'AI i docenti che ci sono già arrivati
Tra il 25% dei docenti italiani che hanno adottato strumenti AI, l'uso più frequente è per imparare e riassumere argomenti disciplinari (70%) e per produrre lezioni o attività didattiche (68%), incluse le unità di apprendimento interdisciplinari che richiedono progettazione strutturata. Il 61% la usa per supportare studenti con bisogni educativi speciali. Sono funzioni che riguardano la fase di costruzione del materiale didattico, non ancora quella della valutazione.
Molto meno diffuso è l'impiego per funzioni valutative: solo il 32% usa l'AI per produrre testi di feedback agli studenti, il 31% per analizzare dati su partecipazione o rendimento, il 27% per l'assegnazione di voti. L'AI entra nel lavoro del docente dalla porta della progettazione, non da quella della valutazione.
Questo riflette un dibattito più ampio su come gli strumenti digitali stanno ridefinendo le pratiche scolastiche. La riflessione dell'ANP sulla didattica nell'era dell'AI mostra che la domanda di fondo non è solo come si usa l'AI, ma anche come cambiano compiti, valutazioni e il ruolo del docente quando gli studenti hanno accesso agli stessi strumenti.
Il muro che blocca il 75%: la formazione, non l'hardware
Tra i docenti italiani che nell'ultimo anno non hanno usato l'AI, il 69% dichiara di non avere le conoscenze e le abilità necessarie per farne uso nella didattica. Il 39% segnala che la propria scuola non dispone di infrastrutture adeguate, un dato sostanzialmente in linea con la media OCSE (37%). La barriera principale non è tecnologica: con il 39% allineato alla media globale, il problema specifico dell'Italia risiede in quel 69% di impreparazione formativa.
La domanda di AI nella scuola non arriva soltanto dagli insegnanti. L'80% degli studenti italiani vuole studiare l'intelligenza artificiale a scuola, mentre il 71% di loro non ha ancora seguito nemmeno un corso sull'argomento. I ragazzi usano già strumenti generativi nella vita quotidiana, spesso senza che il loro docente sia in grado di guidarli in modo strutturato.
L'AI è entrata anche nelle aspettative degli esami. Tra le tematiche più attese nelle tracce della maturità, l'intelligenza artificiale è uno degli argomenti più discussi dai maturandi. Che l'AI compaia come tema da trattare nei componimenti scritti, mentre il 69% degli insegnanti si sente impreparato a usarla in classe, è la fotografia più chiara del disallineamento tra la domanda degli studenti e le competenze disponibili tra i docenti.
Recuperare quasi sei settimane di lavoro all'anno non è un effetto collaterale dell'adozione AI: è la ragione per cui colmare il ritardo nella formazione vale lo sforzo. Finché il 69% dei docenti italiani si sente impreparato, il risparmio di tempo che l'AI garantisce resta un vantaggio per pochi.
Domande frequenti
Perché solo 1 docente su 4 in Italia utilizza l'intelligenza artificiale nella didattica?
La principale barriera è la mancanza di formazione: il 69% dei docenti dichiara di non avere le conoscenze o le abilità necessarie per usare l'AI, mentre le infrastrutture tecnologiche sono una criticità solo per il 39%.
Quali sono i principali benefici per i docenti che adottano strumenti di intelligenza artificiale?
I docenti che usano regolarmente l'AI risparmiano in media 5,9 ore di lavoro a settimana, pari a sei settimane nell'arco dell'anno scolastico, tempo che può essere dedicato a una progettazione più approfondita e al supporto agli studenti.
In quali attività didattiche viene maggiormente utilizzata l'AI dai docenti italiani?
L'AI viene usata principalmente per imparare e riassumere argomenti disciplinari, produrre lezioni o attività didattiche e supportare studenti con bisogni educativi speciali, mentre l'utilizzo per la valutazione è ancora poco diffuso.
Come si posiziona l'Italia rispetto alla media OCSE nell'adozione dell'AI a scuola?
L'Italia registra solo il 25% di docenti che hanno usato strumenti AI nell'ultimo anno, undici punti sotto la media OCSE, che si attesta al 36%.
Qual è la percezione degli studenti italiani riguardo l'intelligenza artificiale a scuola?
L'80% degli studenti vorrebbe studiare l'AI a scuola, ma il 71% non ha ancora seguito alcun corso sull'argomento, evidenziando un forte disallineamento tra domanda e offerta formativa.
Cosa suggerisce il confronto con paesi come Singapore sull'adozione dell'AI nelle scuole?
Il confronto mostra che il divario italiano non dipende tanto dalle infrastrutture tecnologiche, ma dalla mancanza di percorsi formativi sistematici rivolti ai docenti.