- Il nodo della formazione docenti
- Il corso di Giovanni Morello: cosa prevede
- Dalle linee guida alla pratica quotidiana
- UdA e IA generativa: un binomio ancora da esplorare
- Perché serve agire adesso
- Domande frequenti
Il nodo della formazione docenti
L'intelligenza artificiale a scuola non è più una suggestione futuristica. È una realtà normativa, prima ancora che tecnologica. Le nuove linee guida sull'intelligenza artificiale emanate dal Ministero dell'Istruzione e del Merito chiedono esplicitamente agli istituti scolastici di innovare la didattica e di preparare gli studenti a un mondo del lavoro già profondamente trasformato dagli algoritmi.
Il problema, però, è tutto nella traduzione operativa. Migliaia di docenti italiani si ritrovano con un mandato chiaro sulla carta, ma senza strumenti concreti per metterlo in pratica. Come si costruisce un'unità di apprendimento che integri davvero l'IA generativa? Quali sono i passaggi tecnici, le accortezze pedagogiche, i rischi da evitare? Su questi interrogativi la formazione istituzionale resta, nella maggior parte dei casi, insufficiente.
Una situazione che richiama quanto già evidenziato in merito alla Rivoluzione Didattica: La Visione di Giannelli Sull'Intelligenza Artificiale nella Scuola, dove il presidente dell'ANP aveva sottolineato la necessità di un cambio di paradigma che parta proprio dalla preparazione del corpo docente.
Il corso di Giovanni Morello: cosa prevede
È in questo vuoto che si inserisce il corso "Progettare UdA col supporto dell'IA generativa", a cura di Giovanni Morello, in partenza il 30 marzo 2026. Non l'ennesimo seminario teorico sui pericoli e le promesse dell'intelligenza artificiale, ma un percorso pensato per chi in classe ci entra ogni mattina e ha bisogno di risposte operative.
Il programma si articola attorno ad alcuni pilastri fondamentali:
- Strategie di utilizzo tecnico dei principali dispositivi di IA generativa, con indicazioni pratiche su come interrogare i modelli linguistici per ottenere risultati didatticamente validi.
- Esempi concreti di UdA costruite intorno a macrotematiche trasversali e a singole discipline, così da offrire ai partecipanti modelli replicabili e adattabili al proprio contesto scolastico.
- Un approccio che non sostituisce la competenza del docente, ma la potenzia, facendo dell'IA uno strumento al servizio della progettazione didattica e non un surrogato della creatività professionale.
Stando a quanto emerge dalla presentazione del corso, l'intento è duplice: da un lato fornire competenze tecniche immediatamente spendibili, dall'altro costruire una consapevolezza critica su potenzialità e limiti degli strumenti oggi disponibili.
Dalle linee guida alla pratica quotidiana
Le linee guida ministeriali sull'intelligenza artificiale nella scuola tracciano una direzione inequivocabile. L'istituzione scolastica deve diventare il luogo in cui le nuove generazioni imparano non solo a utilizzare l'IA, ma a comprenderne i meccanismi, i bias, le implicazioni etiche. Un compito ambizioso, che però rischia di restare lettera morta se non accompagnato da un investimento serio nella formazione dei docenti sull'IA.
La distanza tra il dettato normativo e la realtà delle aule è nota a chiunque frequenti il mondo della scuola italiana. I fondi del PNRR hanno accelerato la dotazione tecnologica di molti istituti, eppure disporre di dispositivi e connessioni non basta. Serve sapere cosa farne. E soprattutto serve saperlo fare bene, con rigore metodologico.
Non è un caso che la crescente richiesta di studi sull'Intelligenza Artificiale tra gli studenti italiani stia mettendo ulteriore pressione su un sistema formativo che fatica a tenere il passo. Gli studenti chiedono competenze che molti dei loro insegnanti non hanno ancora avuto modo di acquisire.
UdA e IA generativa: un binomio ancora da esplorare
Progettare un'unità di apprendimento con l'IA generativa non significa chiedere a ChatGPT di scrivere una lezione al posto del docente. Significa, piuttosto, utilizzare i modelli linguistici come strumenti di scaffolding nella fase di progettazione: generare spunti tematici, articolare competenze attese, costruire rubriche valutative coerenti, differenziare i percorsi in base ai bisogni educativi della classe.
È un lavoro che richiede padronanza sia della disciplina sia dello strumento. Il prompt engineering applicato alla didattica è una competenza nuova, ancora poco codificata, che si impara soprattutto attraverso la pratica guidata. Ed è esattamente ciò che un corso come quello di Morello si propone di offrire.
Le attività didattiche con l'intelligenza artificiale più efficaci, come sottolineato da diversi esperti del settore, sono quelle in cui la tecnologia non è il fine ma il mezzo. L'obiettivo resta sempre l'apprendimento significativo dello studente, la costruzione di competenze durature, la capacità di pensiero critico. L'IA, se ben utilizzata, può rendere questo processo più ricco e articolato.
Macrotematiche e approccio interdisciplinare
Uno degli aspetti più interessanti del corso è l'attenzione alle macrotematiche trasversali. Costruire UdA attorno a grandi questioni, dalla sostenibilità ambientale alla cittadinanza digitale, passando per le trasformazioni del mondo del lavoro, consente di superare la frammentazione disciplinare e di dare senso all'utilizzo dell'IA come strumento di connessione tra saperi diversi.
Peraltro, il tema dell'intelligenza artificiale è entrato ormai stabilmente anche nel dibattito sulla prova di maturità, come testimoniano le previsioni per la Maturità 2025: D'Annunzio, Intelligenza Artificiale e Tematiche di Attualità. Un segnale chiaro di quanto il tema sia considerato centrale nella formazione dei giovani cittadini.
Perché serve agire adesso
La velocità con cui l'IA generativa si evolve non concede il lusso di aspettare. Ogni mese che passa senza una formazione strutturata allarga il divario tra ciò che la scuola offre e ciò che il mondo fuori dalla scuola richiede. I docenti più motivati cercano autonomamente risorse e percorsi, ma l'autoformazione, per quanto meritoria, non può sostituire un'offerta formativa organizzata e di qualità.
Il corso in partenza il 30 marzo rappresenta una di queste opportunità. Non risolverà da solo il problema della formazione docenti sull'IA in Italia, ma offre un modello di intervento concreto, replicabile, centrato sulla pratica. È il tipo di proposta di cui la scuola italiana ha bisogno, oggi più che mai.
La questione resta aperta: riuscirà il sistema scolastico a trasformare l'obbligo normativo in un'occasione reale di crescita professionale per i docenti e di miglioramento dell'offerta formativa per gli studenti? La risposta dipenderà, in larga parte, dalla capacità di moltiplicare iniziative come questa e di inserirle in una strategia nazionale coerente.