Giorgia Meloni ha annunciato ai giovani di Gioventù Nazionale un decreto per vietare burqa e niqab a scuola: a scuola, ha detto, si deve andare a viso scoperto e la parità dei diritti tra uomini e donne non è più negoziabile. Le alunne che in Italia potrebbero indossare il velo integrale sono circa 500, una ogni 660 classi.
Cosa ha annunciato Meloni
Il provvedimento, atteso in Consiglio dei ministri, unisce due misure: il tetto legale del 30% di studenti stranieri per classe e il divieto di indossare burqa o niqab negli istituti scolastici. Gli alunni con cittadinanza straniera sono 931.323, l'11,6% del totale, e oltre 607mila (il 65%) sono nati in Italia. Sono per il 42,9% europei, per il 27,8% africani, per il 20,7% asiatici e per l'8,5% americani. Le stime giornalistiche basate sui dati MIM fissano a 500-600 le allieve con velo integrale su 320mila classi in Italia: una ogni 660 classi complessive, una ogni 240 tra quelle statisticamente interessate. Il pacchetto è già stato esaminato su EduNews24 per la parte del tetto per classe.
Il divieto esiste dal 1975, ma la Cassazione ammette il motivo religioso
L'articolo 5 della Legge 22 maggio 1975 n. 152, la cosiddetta Legge Reale già vieta di indossare caschi protettivi o qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo. Le sanzioni, inasprite dal decreto Pisanu del 2005, arrivano all'arresto da uno a due anni e all'ammenda da 1.000 a 2.000 euro.
L'ostacolo è nella clausola del giustificato motivo. Il Consiglio di Stato, con la sentenza 3076/2008, ha annullato un'ordinanza del sindaco di Azzano Decimo contro il velo integrale, escludendo che il burqa sia assimilabile a un travestimento con intento di anonimato. Diverse pronunce di merito, dalla sentenza del Tribunale di Treviso del 2005 in poi, hanno riconosciuto la motivazione religiosa come giustificato motivo che esclude il reato previsto dall'articolo 5. Un decreto ad hoc servirebbe proprio a chiudere questa porta interpretativa nel contesto scolastico, senza toccare l'impianto della Legge Reale.
La prassi delle scuole, negli ultimi vent'anni, ha cercato soluzioni interne: richiesta di identificazione a viso scoperto all'ingresso, accordi con le famiglie, valutazione caso per caso da parte del dirigente scolastico. Il parere del Comitato per l'Islam Italiano del Ministero dell'Interno, pubblicato nel 2010, aveva già indicato che il divieto è ammesso per esigenze di sicurezza o identificazione. Un decreto governativo trasformerebbe questa facoltà interpretativa in obbligo generale e uniforme, spostando la decisione dal singolo istituto alla legge dello Stato.
In UE solo 5 Paesi vietano il burqa nelle scuole
Secondo la ricognizione di Pagella Politica, i Paesi dell'Unione europea con un divieto operante negli istituti scolastici sono cinque su ventisette: Francia, Austria, Bulgaria, Paesi Bassi e Lussemburgo. Francia (2011) e Austria (2017) lo hanno esteso a tutti gli spazi pubblici; Bulgaria (2016) copre gli edifici pubblici; i Paesi Bassi (2019) hanno un divieto settoriale per scuole, ospedali, uffici pubblici e trasporti; il Lussemburgo (2018) ha una norma mirata su specifici luoghi pubblici. Belgio e Danimarca hanno divieti generali ma niente regole scolastiche uniformi, e la proposta danese di estenderli agli istituti è stata respinta nel 2023. La Corte europea dei diritti dell'uomo, nella sentenza S.A.S. contro Francia del 2014, ha confermato la compatibilità di questi divieti con la Convenzione, riconoscendo agli Stati un ampio margine di apprezzamento nella tutela del vivere insieme.
Il testo che arriverà in Consiglio dei ministri dovrà chiarire chi accerta l'infrazione dentro l'istituto, quale sanzione si applica a una studentessa minorenne e come si concilia con la libertà religiosa tutelata dall'articolo 19 della Costituzione. La discussione parlamentare peserà anche sul confronto con gli altri fronti aperti dal governo sull'istruzione, dal fondo per lo psicologo scolastico salito a 18,5 milioni agli aumenti contrattuali per i docenti, dove i numeri raccontano di margini più stretti di quanto suggerisca l'annuncio.
Domande frequenti
Cosa prevede il decreto Meloni riguardo al burqa e al niqab nelle scuole?
Il decreto annunciato da Giorgia Meloni prevede il divieto di indossare burqa e niqab negli istituti scolastici, stabilendo che a scuola si deve andare a viso scoperto.
Quante studentesse sono coinvolte dal possibile divieto del velo integrale nelle scuole italiane?
Secondo le stime basate su dati MIM, le allieve che potrebbero indossare il velo integrale sono circa 500-600 su 320mila classi in Italia.
Qual è la situazione normativa attuale riguardo al velo integrale in Italia?
Attualmente la Legge Reale del 1975 vieta di occultare il volto senza giustificato motivo, ma la motivazione religiosa è stata riconosciuta dalla giurisprudenza come motivo valido che esclude il reato.
Quali sono le pratiche adottate finora dalle scuole per gestire la questione del velo integrale?
Negli ultimi vent'anni le scuole hanno adottato soluzioni interne come la richiesta di identificazione a viso scoperto all'ingresso, accordi con le famiglie e valutazioni caso per caso da parte dei dirigenti scolastici.
Quanti Paesi europei hanno già vietato il burqa nelle scuole?
Secondo Pagella Politica, solo cinque Paesi dell'Unione europea (Francia, Austria, Bulgaria, Paesi Bassi e Lussemburgo) hanno un divieto operante negli istituti scolastici.
Cosa resta da chiarire nel decreto che arriverà in Consiglio dei ministri?
Il decreto dovrà precisare chi accerta l'infrazione all'interno della scuola, quali sanzioni si applicano alle studentesse minorenni e come si concilia il divieto con la libertà religiosa garantita dalla Costituzione.