Loading...
Un dottorando di Warwick trova un pianeta nato da una stella morta
Ricerca

Un dottorando di Warwick trova un pianeta nato da una stella morta

Il pianeta fenice attorno alla nana bianca HS 0209+0832 è stato individuato riaprendo spettri di Hubble del 1999: la firma chimica è il niobio.

Un dottorando dell'Università di Warwick ha riaperto un'osservazione di Hubble del 1999 e vi ha trovato la firma di un pianeta fenice che non doveva esistere: un gigante gassoso in orbita a 6 milioni di chilometri dalla nana bianca HS 0209+0832, nato dalle ceneri della stella che ora lo illumina. La ricerca, pubblicata il 5 ottobre 2026 su Nature Astronomy, descrive il primo candidato pianeta di seconda generazione attorno a un residuo stellare di tipo solare.

Il niobio che non doveva esserci

Quando Hubble puntò HS 0209+0832 nel 1999, lo spettrogramma mostrò circa cento righe di assorbimento impossibili da attribuire. I dati rimasero nell'archivio per ventisette anni. Jamie Williams, dottorando a Warwick, li ha ripresi con un database NIST delle righe spettrali aggiornato e ha scoperto che decine di quelle righe corrispondono al niobio, elemento mai identificato prima in una nana bianca. Il co-autore Boris Gänsicke parla di 'cold case' risolto: una volta attribuito l'elemento, il resto del quadro chimico (zinco, nichel, rame, calcio) ha trovato posto. Il segnale è stato riconfermato con i dati della sonda NASA FUSE, oggi dismessa. Il niobio è più pesante del ferro e si forma solo nelle fasi estreme di una stella in agonia: la sua presenza sulla superficie della nana bianca indica che materiale planetario di origine stellare sta ricadendo sul residuo.

Un gigante gassoso ogni 4,4 giorni

TESS, il satellite NASA per la caccia agli esopianeti con il metodo del transito, ha osservato HS 0209+0832 per quattro mesi e ha registrato un calo periodico di brillantezza ogni 4,4 giorni. Il segnale è compatibile con un gigante gassoso di dimensioni paragonabili a Giove, in orbita a circa 6 milioni di chilometri dalla stella, cioè a una distanza inferiore a quella fra Mercurio e il Sole. La nana bianca si trova a 270 anni luce dalla Terra; ha una temperatura superficiale di circa 35.000 gradi che strappa continuamente atmosfera dal pianeta. Il materiale eroso forma un disco attorno al residuo stellare e ricade sulla superficie, lasciando la firma chimica rilevata da Hubble. Non è l'unico caso in cui lo spettro di una stella rivela indirettamente un pianeta che non transita in modo classico: la stessa logica ha permesso di individuare il pianeta d'acqua bollente KIC 9139163b.

Perché conta per la ricerca di esopianeti

Il 95% delle stelle dell'universo è destinato a diventare nana bianca, compreso il Sole fra circa cinque miliardi di anni. Finora gli astronomi avevano osservato pianeti di prima generazione sopravvissuti alla morte della propria stella, non pianeti nati dopo quella morte. I primi esopianeti mai scoperti, nel 1992, orbitavano un pulsar e furono interpretati come di seconda generazione, ma attorno a una stella di neutroni post-supernova; attorno a una nana bianca il fenomeno non era mai stato dimostrato. Pesa quanto il risultato il metodo: Williams, come il dottorando italiano in Cile che ha scoperto Elias 2-24 b, ha lavorato su un progetto di tesi tornando su dati vecchi di decenni con strumenti chimici che negli anni Novanta non esistevano. Il teorico Nicholas Stone, dell'Università del Wisconsin-Madison, inquadra la novità in modo chimico: elementi come il niobio nascono soltanto nelle condizioni estreme che emergono brevemente dentro una stella in fine vita, e la loro presenza è il cartello di una espulsione cosmica. Il caso HS 0209+0832 si aggiunge agli altri candidati esoplaneta studiati tramite spettroscopia dell'atmosfera, come il pianeta di lava HD 3167 b.

Williams ha chiesto nuove osservazioni con Hubble, con il James Webb Space Telescope e con il Chandra X-ray Observatory per confermare il candidato. Se la nuova campagna, prevista nei prossimi dodici mesi, mostrerà la stessa firma spettrale e lo stesso periodo orbitale, il pianeta fenice attorno a HS 0209+0832 sarà la prima prova diretta che un sistema planetario può rinascere dopo la morte della stella madre. Lo studio su Nature Astronomy contiene lo spettro e la modellizzazione dell'orbita.

Domande frequenti

Cosa rende unico il pianeta scoperto attorno alla nana bianca HS 0209+0832?

È il primo candidato pianeta di seconda generazione nato dalle ceneri di una stella morta, anziché essere sopravvissuto alla sua morte come accade di solito.

Qual è il ruolo del niobio nella scoperta?

La presenza di niobio, elemento mai identificato prima su una nana bianca, indica che materiale planetario di origine stellare sta ricadendo sulla superficie della stella, fornendo una firma chimica cruciale per l'identificazione del pianeta.

Come è stato rilevato il pianeta e quali strumenti sono stati utilizzati?

Il pianeta è stato individuato attraverso l'analisi di dati d'archivio di Hubble e osservazioni spettroscopiche, confermate anche dai dati della sonda FUSE e dal satellite TESS che ha registrato un calo periodico di luminosità ogni 4,4 giorni.

Perché questa scoperta è importante per la ricerca sugli esopianeti?

Dimostra per la prima volta che un sistema planetario può rinascere dopo la morte della stella madre, ampliando la comprensione della formazione e della sopravvivenza dei pianeti attorno ai residui stellari.

Quali sono i prossimi passi previsti per confermare la scoperta?

Sono state richieste nuove osservazioni con Hubble, il James Webb Space Telescope e il Chandra X-ray Observatory; se queste confermeranno la firma spettrale e il periodo orbitale, la scoperta sarà ufficialmente validata.

In che modo la presenza di elementi come il niobio aiuta a identificare pianeti attorno alle nane bianche?

Elementi pesanti come il niobio si formano solo nelle fasi finali della vita di una stella; la loro presenza sulla superficie di una nana bianca segnala che materiale planetario sta ricadendo sulla stella, offrendo indizi indiretti sull'esistenza di pianeti.

Pubblicato il: 6 ottobre 2026 alle ore 14:05

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

Articoli Correlati