Il satellite Space Puffin porterà whisky in orbita nel 2028, 10 ml per cinque anni di missione. A guidare il progetto è il James Watt School of Engineering dell'Università di Glasgow in partenariato con il Kyushu Institute of Technology giapponese; sette studenti scozzesi dell'ultimo anno di ingegneria meccanica sono già in Giappone per co-progettare la batteria, la radio e il computer di bordo del CubeSat.
Tre mesi a Kyushu per scrivere l'hardware spaziale
I sette ragazzi di Glasgow resteranno per tre mesi al fianco dei colleghi giapponesi sul design dei sottosistemi, con l'obiettivo di consegnare un CubeSat pronto al lancio nel 2028 e capace di sostenere cinque anni di invecchiamento accelerato in orbita. Il cuore scientifico della missione è una «lingua» nanofotonica sviluppata nel 2019 dal gruppo di Alasdair Clark a Glasgow: quadrati sub-microscopici di oro e alluminio disposti a scacchiera, capaci di cambiare l'assorbimento della luce in funzione dei composti del distillato e di distinguere i whisky con oltre il 99% di accuratezza. In orbita, lo stesso sensore misurerà in continuo come cambia la miscela terpenica del liquido durante l'esposizione.
Nei novanta minuti che il satellite impiega a fare un giro della Terra la temperatura oscilla di oltre trecento gradi, dai -150 ai +200 °C stimati dagli ingegneri, e il frammento di legno di botte imbarcato dovrebbe respirare molto più in fretta di quanto farebbe a terra. L'obiettivo è una maturazione accelerata, utile sia per capire come produrre etanolo in microgravità sia per aprire la strada a fabbriche orbitali di farmaci oggi difficili o impossibili da sintetizzare sul pianeta. Il risultato finale, secondo i progettisti, dovrebbe avere aromi «molto decisi».
Un secolo dopo Taketsuru, il percorso Glasgow-Giappone si inverte
La passerella tra Scozia e Giappone non è nuova. All'inizio del Novecento Masataka Taketsuru arrivò a Glasgow per studiare chimica all'università locale e tornò in patria portando con sé le tecniche di distillazione che avrebbero fondato l'intero comparto del whisky giapponese, oggi fra i più premiati al mondo. Un secolo più tardi, con Space Puffin, è un gruppo di scozzesi a partire per Kyushu su un progetto che fonde ingegneria aerospaziale e distilleria: il grant iniziale arriva da Allen Associates, consulenza di progettazione per distillerie, mentre le prove di fermentazione a terra si fanno alla Glengoyne Distillery di Dumgoyne, a nord di Glasgow.
Nel conto degli atenei italiani manca ancora un nome
Nel partenariato di Space Puffin non compare nessuna università italiana. L'assenza si somma a quelle già censite sul fronte dei piccoli satelliti universitari: nei sei CubeSat europei del volo inaugurale di Spectrum non c'era alcun ateneo tricolore, mentre nella finestra di lancio del 12 agosto 2026 l'ingresso italiano in orbita geostazionaria è passato dal CNR, non da un'università.
La ricerca italiana nello spazio esiste eccome, come dimostrano i due processori fotonici del CNR-IFN di Milano portati in orbita, ma la quota accademica resta scoperta. Per i sette neolaureandi di Glasgow il semestre 2026-2027 è coinciso con tre mesi di tirocinio su hardware destinato a essere davvero lanciato: una formazione pratica che nei bandi italiani di quest'autunno non ha un equivalente noto nel comparto spazio.
Dalla ISS al vuoto cosmico: cosa cambia davvero
Campioni di whisky e frammenti di botte erano già stati portati sulla Stazione Spaziale Internazionale per esperimenti chiusi, ma restavano protetti dall'involucro della ISS e tornavano a terra per l'analisi. Space Puffin sarà invece la prima missione a esporre direttamente il distillato al vuoto cosmico, con i dati trasmessi via radio alla stazione di terra. L'obiettivo dichiarato dal responsabile Gilles Bailet è «scalare la chimica e la biomanifattura nello spazio», con una ricaduta cercata sulla produzione di farmaci per diabete, tumori e Alzheimer. Il comunicato ufficiale dell'Università di Glasgow fissa il lancio al 2028.
Domande frequenti
Qual è l'obiettivo principale della missione Space Puffin?
L'obiettivo principale è studiare come il whisky invecchia in condizioni di microgravità e nel vuoto cosmico, accelerando il processo di maturazione. I risultati potrebbero aprire nuove strade per la produzione di etanolo e farmaci nello spazio.
Quale ruolo hanno gli studenti dell'Università di Glasgow nella missione?
Sette studenti dell'ultimo anno di ingegneria meccanica partecipano attivamente alla co-progettazione della batteria, della radio e del computer di bordo del CubeSat. Trascorrono tre mesi in Giappone collaborando con colleghi del Kyushu Institute of Technology.
Cosa rende innovativo l'esperimento rispetto ai precedenti studi su whisky nello spazio?
A differenza degli esperimenti precedenti condotti sulla ISS, Space Puffin espone direttamente il whisky al vuoto cosmico senza protezione. Inoltre, utilizza una lingua nanofotonica per monitorare in tempo reale i cambiamenti chimici del liquido.
Perché non ci sono università italiane coinvolte nel progetto Space Puffin?
Nel partenariato di Space Puffin non figura nessuna università italiana, così come nei precedenti progetti europei di CubeSat. La ricerca spaziale italiana è presente tramite enti come il CNR, ma manca una partecipazione accademica strutturata in simili missioni universitarie.
Quali applicazioni future potrebbero derivare dai risultati di Space Puffin?
Oltre a migliorare la comprensione del processo di invecchiamento del whisky, i dati potrebbero essere utili per la produzione di farmaci difficili da sintetizzare sulla Terra. La missione mira a sviluppare tecniche di chimica e biomanifattura scalabili nello spazio.