Trentamila misure al mese per 27 anni. È la serie storica che ha permesso al gruppo di ricerca di Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Università di Perugia e Università della Campania «Luigi Vanvitelli» di dimostrare che il motore del sollevamento del suolo nei Campi Flegrei è il calore. Lo studio, firmato da Giulio Bini (primo autore) con Stefano Caliro e colleghi, è uscito il 21 ottobre 2026 sulla rivista Science Advances e si appoggia alla rete di monitoraggio dell'Osservatorio Vesuviano dell'INGV.
Che cosa dice lo studio
I ricercatori hanno misurato il flusso di CO2 emesso dal suolo nella Solfatara di Pozzuoli dal 1998 al 2025. L'anidride carbonica è uno dei principali gas rilasciati dai magmi: nel caso della caldera flegrea la sua emissione è aumentata in modo quasi esponenziale dal 2005, anno di inizio dell'attuale crisi, e l'incremento riflette quello del sollevamento del suolo, arrivato a circa 1,6 metri a Pozzuoli nel dicembre 2025. Il meccanismo che emerge è questo: i fluidi magmatici si accumulano a 3-4 chilometri di profondità, riscaldano il sistema idrotermale sovrastante, e il vapore acqueo che condensa nel sottosuolo trasferisce alle rocce calore latente. L'effetto misurabile in superficie è l'aumento di oltre 10 gradi della temperatura media del suolo registrata alla Solfatara negli ultimi due decenni.
27 anni di dati, non un colpo di fortuna
Un risultato del genere non è un prodotto di laboratorio: richiede una serie storica continua di misure sul campo. L'Osservatorio Vesuviano gestisce 27 stazioni permanenti terrestri e marine, 13 delle quali con accelerometro, affiancate dalla rete mobile, e fa capo a una sala operativa attiva 24 ore su 24. Da lì sono arrivate le oltre 30mila misurazioni mensili raccolte senza interruzioni dal 1998 al 2025, insieme ai bollettini settimanali e mensili pubblicati per la cittadinanza. Un'infrastruttura così va alimentata nel tempo e costa. A maggio 2025 il Ministero dell'Università e della Ricerca ha stanziato 6 milioni di euro all'INGV proprio per rafforzare il monitoraggio in tempo reale dei segnali sismici dell'area flegrea. Lo studio pubblicato su Science Advances è figlio diretto di quella continuità: senza reti strumentali pubbliche e senza serie storiche di decenni, questo tipo di evidenza non esisterebbe. La ricerca italiana sulla scienza del suolo riesce dove ha dati di lungo periodo e studenti coinvolti, come racconta il contest SOIL Date promosso dal CREA con Coldiretti Giovani Impresa alla Rome Future Week 2026. Dove invece la ricerca pubblica è sottofinanziata o frammentata si vede il risultato opposto, con il Paese quasi assente dalle classifiche dell'innovazione come la lista delle 300 invenzioni Time 2026.
Mezzo milione di residenti dipende dal monitoraggio
Nella «zona rossa» dei Campi Flegrei, l'area da evacuare in caso di eruzione, vivono circa 500mila persone secondo il Dipartimento della Protezione Civile; oltre 800mila nella zona gialla. La fase di sollevamento attuale è iniziata nel 2005 e dal 2012 il livello di allerta è giallo, passato poi a Fase 2 di Attenzione. Capire che cosa muove la caldera non è un esercizio accademico: determina quando scattano i piani di evacuazione, dove si rafforzano gli edifici e come si informano le scuole dell'area flegrea. Il nuovo studio aggiunge un tassello perché identifica la variabile dominante, il calore, e la lega a un indicatore misurabile come la temperatura del suolo in Solfatara, cresciuta di oltre 10 gradi in vent'anni.
I bollettini settimanali dell'Osservatorio Vesuviano continuano a uscire ogni martedì. Il prossimo passo per i ricercatori è integrare la variabile termica misurata al suolo con stime dirette della temperatura del sistema idrotermale in profondità: è il parametro che dirà se la fase di sollevamento sta cambiando regime, e per averlo servono altre serie storiche lunghe decenni.
Domande frequenti
Qual è la scoperta principale dello studio sui Campi Flegrei?
Lo studio ha dimostrato che il sollevamento del suolo nei Campi Flegrei è principalmente causato dal calore trasferito dai fluidi magmatici al sistema idrotermale sovrastante, con un aumento misurabile della temperatura del suolo nella Solfatara di Pozzuoli.
Come sono stati raccolti i dati utilizzati nella ricerca?
I dati sono stati raccolti tramite una rete di monitoraggio gestita dall'Osservatorio Vesuviano dell'INGV, che comprende 27 stazioni permanenti e una rete mobile, permettendo di ottenere oltre 30mila misurazioni mensili dal 1998 al 2025.
Perché la continuità delle misurazioni è così importante per questo tipo di ricerca?
La continuità delle misurazioni permette di costruire serie storiche lunghe e dettagliate, fondamentali per identificare trend e correlazioni significative, impossibili da rilevare con dati frammentati o raccolti solo occasionalmente.
Qual è l'impatto pratico di questi studi sulla sicurezza della popolazione locale?
Le scoperte influenzano direttamente la gestione dei piani di evacuazione, il rafforzamento degli edifici e le strategie di informazione per le scuole e i residenti, contribuendo a una maggiore sicurezza per le centinaia di migliaia di persone che vivono nell'area.
Quali saranno i prossimi passi della ricerca sui Campi Flegrei?
I ricercatori intendono integrare le misure di temperatura al suolo con stime dirette della temperatura del sistema idrotermale in profondità, un parametro essenziale per capire se il regime della fase di sollevamento sta cambiando.
Come viene finanziata e sostenuta la rete di monitoraggio dei Campi Flegrei?
La rete di monitoraggio è sostenuta da finanziamenti pubblici, come lo stanziamento di 6 milioni di euro del Ministero dell'Università e della Ricerca nel 2025, necessari per mantenere e rafforzare il monitoraggio in tempo reale dell'area flegrea.