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Più fondi UE alla ricerca: 20 italiani firmano, ma 25 ERC vanno via
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Più fondi UE alla ricerca: 20 italiani firmano, ma 25 ERC vanno via

Sessanta ricercatori chiedono alla UE di quasi raddoppiare i fondi nel FP10 (175 miliardi). Ma 25 ERC Starting italiani su 55 hanno già scelto l'estero.

Sessanta ricercatori europei, venti dei quali in servizio in sette istituzioni italiane, hanno firmato un Policy Forum sulla rivista Science del 25 settembre 2026. L'appello arriva mentre a Bruxelles si discute il prossimo programma quadro per la ricerca (FP10, 2028-2034) e ha un obiettivo esplicito: più fondi UE ricerca di frontiera e procedure più rapide.

Chi ha firmato e cosa chiede l'appello su Science

Il coordinatore italiano è Dario Polli del Politecnico di Milano. Fra i firmatari figurano ricercatori di Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Istituto Italiano di Tecnologia, Scuola IMT Alti Studi Lucca, Università Bocconi, Consiglio Nazionale delle Ricerche e IFOM di Airc. L'iniziativa nasce dalla rete Inpact!, attiva dal 2023 e composta da oltre 120 ricercatori-innovatori di venti Paesi dello Spazio europeo della ricerca, quasi tutti vincitori di un finanziamento del Consiglio Europeo della Ricerca (ERC).

Le richieste sono tre. Aumentare la quota destinata alla ricerca di base e di frontiera, riducendo i finanziamenti alle tecnologie già mature. Accorciare i tempi delle procedure e valutare le proposte più direttamente sull'idea scientifica. Chiedere alle agenzie nazionali impegni pluriennali per i progetti che superano la valutazione europea ma restano fuori dal budget UE per esaurimento fondi.

FP10 quasi raddoppiato, ma l'Italia non trattiene i vincitori ERC

Il negoziato sul FP10 è già entrato nel vivo. Il 16 luglio 2025 la Commissione europea ha proposto un bilancio da 175 miliardi di euro per il prossimo programma quadro 2028-2034, in aumento di quasi l'83% rispetto ai 93,5 miliardi dell'attuale Horizon Europe. La cifra però non è blindata: dovrà passare dal negoziato con Parlamento europeo e Stati membri, con chiusura attesa entro fine 2027.

Sul fronte italiano il paradosso è netto. Nell'ultima tornata degli ERC Starting Grants 2025 - risultati ufficiali l'Europa ha assegnato 478 finanziamenti per 761 milioni di euro. Gli italiani premiati sono 55, secondo posto assoluto dopo i tedeschi (87). Ma solo 30 di questi 55 svolgeranno il progetto in Italia: gli altri 25 sono già in partenza, o già insediati, in istituzioni di Germania, Regno Unito, Paesi Bassi o Francia. In altre parole, il 45% dei ricercatori italiani premiati con un ERC nel 2025 porta i fondi fuori dall'Italia. Con questo tasso di dispersione, raddoppiare il bilancio europeo non equivale a raddoppiare i fondi che restano in casa. Chi vuole leggere il caso di scuola può guardare al congresso FISV di Milano e ai 42 milioni ERC che vanno all'estero.

Il punto lo tocca Giorgio Presidente, dell'Università Bocconi, quando parla di trappola delle tecnologie intermedie: l'Europa è specializzata in settori maturi come automotive e macchinari industriali, mentre resta piccola in settori di frontiera come intelligenza artificiale e biotecnologie. Se al Paese arrivano solo 30 dei 55 ERC italiani, la trappola per l'Italia diventa doppia: soldi europei che finanziano competenze italiane spese altrove.

Cosa cambia per università e ricercatori italiani

Il pacchetto italiano per invertire la rotta esiste ma è piccolo. Ad aprile 2025 il Ministero dell'Università e della Ricerca ha stanziato 50 milioni per il rientro dei ricercatori dall'estero, cifra dedicata proprio ai vincitori di ERC ospitati fuori. È una posta a due ordini di grandezza sotto quella europea in discussione: per cambiare il rapporto 30-25 le università italiane devono ripensare condizioni di lavoro, contratti stabili, spazi di laboratorio e personale tecnico, non solo aggiungere bonus di rientro. La distanza pesa anche nelle scelte di sede quando gli atenei, come mostra la crescita della spesa R&S universitaria, corrono più delle imprese ma partono da un livello basso.

L'altro fronte è quello dei tempi. Fra deadline di una call Horizon Europe e firma del contratto passano di regola otto mesi, intervallo che i firmatari vorrebbero accorciare con procedure snelle e valutazione più diretta sull'idea. Il calendario del negoziato lascia poco margine: il primo work programme di FP10 sarà scritto sopra il regolamento ora in discussione, e la finestra utile per gli atenei italiani che vogliono influenzare il testo è aperta adesso, non dopo il 2028. Le cinque ricerche italiane più rilevanti del semestre mostrano dove il sistema è già competitivo: dalla biomedicina all'intelligenza artificiale.

Il voto finale del Parlamento europeo sul FP10 è atteso entro il 2027. Per l'Italia il termometro non sarà solo la quota che arriverà in bilancio, ma la percentuale di vincitori ERC italiani che sceglierà di restare.

Domande frequenti

Quali sono le principali richieste avanzate dai ricercatori italiani nell'appello pubblicato su Science?

I ricercatori chiedono di aumentare i fondi UE per la ricerca di base e di frontiera, velocizzare le procedure di valutazione e prevedere impegni pluriennali nazionali per i progetti valutati positivamente ma esclusi dal finanziamento europeo per esaurimento del budget.

Perché molti vincitori italiani di ERC scelgono di condurre i loro progetti all'estero?

Molti ricercatori italiani scelgono istituzioni straniere a causa di migliori condizioni di lavoro, contratti più stabili, spazi di laboratorio adeguati e personale tecnico qualificato, elementi spesso carenti in Italia rispetto ai principali Paesi europei.

Cosa prevede il prossimo programma quadro europeo FP10 per la ricerca?

Il programma FP10, in fase di negoziazione, prevede un bilancio di 175 miliardi di euro per il periodo 2028-2034, quasi il doppio rispetto all'attuale Horizon Europe, ma la cifra definitiva sarà stabilita dopo il confronto tra Commissione, Parlamento e Stati membri.

Quali misure sono state adottate in Italia per trattenere o far rientrare i ricercatori vincitori di ERC?

Nel 2025 il Ministero dell'Università e della Ricerca ha stanziato 50 milioni di euro per incentivare il rientro dei vincitori di ERC che lavorano all'estero, ma la misura è considerata insufficiente rispetto all'entità dei fondi europei disponibili.

Quali sono le criticità evidenziate riguardo la partecipazione italiana ai bandi europei per la ricerca?

Le principali criticità sono la dispersione dei ricercatori premiati all'estero, la lentezza delle procedure di finanziamento e la specializzazione italiana in settori maturi piuttosto che in quelli di frontiera, come intelligenza artificiale e biotecnologie.

Pubblicato il: 29 settembre 2026 alle ore 13:52

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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