Ventuno ricercatori italiani hanno raggiunto il laboratorio-osservatorio Piramide di Ev-K2-CNR, a 5.050 metri nella valle del Khumbu, in Nepal. La missione Pyramid26, coordinata dall'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti-Pescara e operativa fino al 13 ottobre, registra per la prima volta con elettroencefalogrammi portatili come il sonno si riorganizza lungo un'intera ascesa verso l'Everest, notte dopo notte.
Chi è a 5.050 metri e cosa misura
Il coordinatore scientifico è Vittore Verratti, docente di Fisiologia della D'Annunzio, che partecipa anche come medico di missione. Il programma dedicato al sonno è stato disegnato dal Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno e Neuroscienze Cognitive dell'Università dell'Aquila, diretto da Michele Ferrara, con il patrocinio dell'Accademia Italiana di Medicina del Sonno (Aims). Sul campo la componente sonno è affidata a Federico Salfi (L'Aquila), affiancato da Antonella Iadarola (Genova) e da Domenico Caratozzolo (Catania) per il monitoraggio respiratorio.
- EEG portatili nelle notti chiave a quota crescente
- Saturimetria notturna e monitoraggio della funzione respiratoria
- Actigrafia da polso per ricostruire ritmi sonno-veglia e attività motoria
- App dedicata che raccoglie in tempo reale umore, percezione dello sforzo e resoconto di sogni e incubi
Il piano originale prevedeva una progressione lineare fino alla Piramide, ma dal 25 settembre pioggia intensa, freddo e neve hanno bloccato il gruppo per tre notti a Namche Bazaar, a circa 3.500 metri. La sosta forzata è diventata un dato utile: una seconda registrazione EEG a Namche, dopo l'acclimatazione, permette di distinguere la risposta immediata all'arrivo in quota da quella successiva. Il cammino è poi ripreso verso Khumjung (3.800 metri) e proseguirà per Milingo, sul percorso del campo base dell'Everest, prima della salita finale al laboratorio.
Il laboratorio Piramide, 36 anni dopo
La Piramide nasce dall'intuizione di Ardito Desio, geologo della spedizione italiana al K2 del 1954, e viene inaugurata il 1° settembre 1990: quest'anno il laboratorio compie 36 anni. Gestita dal Comitato Ev-K2-CNR con la Nepal Academy of Science and Technology, la struttura ha ospitato oltre 500 missioni scientifiche e ricercatori di più di 140 università di tutto il mondo, generando circa 765 pubblicazioni tra glaciologia, biodiversità e fisiologia dell'ipossia.
Sul sonno in alta quota, però, i dati EEG raccolti finora hanno riguardato quasi sempre singole notti a quota fissa. Pyramid26 prova a colmare questo vuoto con registrazioni ripetute a 3.500, 3.800 e 5.050 metri, incrociate con actigrafia e questionari, seguendo le stesse persone dall'ingresso nella valle del Khumbu al ritorno verso Kathmandu. Il risultato, come descritto dal Comitato Ev-K2-CNR - scheda missione Pyramid26, è un dataset longitudinale che integra misure di attività cerebrale, respirazione ed esperienza soggettiva raramente raccolte insieme.
Perché la ricerca sull'ipossia interessa anche la clinica
La desaturazione notturna che i ricercatori registrano tra 3.500 e 5.050 metri assomiglia, nei meccanismi, alle cadute ripetute di ossigeno delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), che il Ministero della Salute - scheda apnee ostruttive del sonno classifica tra le malattie respiratorie croniche prioritarie del piano GARD. Come cambi l'architettura del sonno quando il cervello riceve meno ossigeno resta una domanda aperta anche in clinica, dove i circuiti neurali degli stati di coscienza sono studiati da pochi anni a livello di motore del sonno nel tronco encefalico.
Che una missione di questa complessità parta da tre atenei del Centro-Sud senza un grande finanziamento europeo in prima linea è anche un promemoria sulla capacità della ricerca italiana di produrre dati originali con risorse strutturali proprie, in un momento in cui una quota consistente del budget ERC continua a lasciare il Paese: lo mostra il bilancio delle borse ERC discusso al congresso FISV di Milano.
L'arrivo alla Piramide è previsto il 1° ottobre e la missione resterà operativa fino al 13. I dati EEG raccolti in ascesa arriveranno probabilmente sui tavoli dei laboratori italiani nelle settimane successive al rientro a Kathmandu.
Domande frequenti
Qual è l'obiettivo principale della missione Pyramid26?
La missione Pyramid26 mira a studiare come il sonno si riorganizza durante un'ascesa in alta quota verso l'Everest, utilizzando EEG portatili su ricercatori che affrontano diverse altitudini.
Quali strumenti e tecniche vengono utilizzati per monitorare il sonno e le condizioni dei partecipanti?
Vengono utilizzati elettroencefalogrammi portatili, saturimetria notturna, monitoraggio della funzione respiratoria, actigrafia da polso e un'app dedicata per raccogliere dati su umore, sforzo percepito e sogni.
Perché i dati raccolti dalla missione sono considerati innovativi?
I dati sono innovativi perché per la prima volta raccolgono misurazioni ripetute a diverse altitudini e integrano EEG, actigrafia e questionari sugli stessi soggetti lungo tutto il percorso di ascesa e discesa.
Qual è la rilevanza clinica della ricerca sull'ipossia e il sonno in alta quota?
La ricerca è rilevante perché le variazioni di ossigeno notturne in alta quota sono simili a quelle osservate nelle apnee ostruttive del sonno, una patologia respiratoria cronica di interesse per la medicina.
Chi coordina e partecipa alla missione Pyramid26?
La missione è coordinata dall'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti-Pescara con il supporto dell'Università dell'Aquila, e coinvolge ricercatori da diverse università italiane, tra cui anche Genova e Catania.
Quando verranno analizzati i dati raccolti durante la missione?
I dati EEG e gli altri dati raccolti saranno analizzati nei laboratori italiani nelle settimane successive al rientro della spedizione a Kathmandu.