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James Webb trova nane brune da 2 masse di Giove, limite dimezzato
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James Webb trova nane brune da 2 masse di Giove, limite dimezzato

Il James Webb ha osservato in IC 348 nane brune di sole 2 masse di Giove, lo 0,19% del Sole: in 4 anni il limite minimo si è dimezzato grazie a NIRSpec.

Le nane brune più piccole mai osservate pesano appena due volte Giove, lo 0,19% della massa del Sole. Il telescopio spaziale James Webb le ha individuate nella regione di formazione stellare IC 348, nel Perseo, a mille anni luce dalla Terra: in quattro anni il limite minimo di questi oggetti si è dimezzato.

Cosa ha visto il Webb a mille anni luce da noi

IC 348 è un vivaio stellare attivo, dove nubi di idrogeno collassano ancora in nuove stelle. Il gruppo guidato da Kevin Luhman della Pennsylvania State University e da Catarina Alves de Oliveira dell'Agenzia Spaziale Europea aveva già puntato il Webb sulla stessa regione nel 2022, trovando oggetti di tre o quattro masse gioviane. Il ritorno con una campagna più profonda ha restituito nove oggetti sub-stellari confermati, alcuni dei quali pesano appena il doppio di Giove.

Il metodo è stato in due fasi. Nel 2024 la NIRCam, la fotocamera nel vicino infrarosso, ha selezionato i candidati in base a colore e luminosità. Nel 2025 lo spettrografo NIRSpec ha preso le impronte di quindici di loro: nove sono risultati veri oggetti sub-stellari, gli altri sei contaminazioni di fondo. Lo studio è uscito su The Astrophysical Journal Letters con il titolo A New Spectral Class of Brown Dwarfs at the Bottom of the IMF in IC 348 e il relativo annuncio ufficiale ESA sulla scoperta è di metà settembre.

Quattro anni e il limite minimo si è dimezzato

Nel 2022 il muro delle nane brune più leggere si fermava fra tre e quattro masse di Giove. Oggi è a due. Non è un semplice miglioramento di sensibilità: è un salto che tocca la Initial Mass Function, la curva che descrive quante stelle si formano a ciascuna massa, e che fino al Webb poggiava su campioni molto meno profondi.

La differenza l'ha fatta la strumentazione europea. NIRSpec, lo spettrografo che ha confermato la natura di nove candidati su quindici, è stato costruito da un consorzio guidato dall'Agenzia Spaziale Europea. L'ESA ha anche fornito metà di MIRI, lo strumento nel medio infrarosso, e il lancio con Ariane 5 nel 2021. Alves de Oliveira, co-firma dello studio, dirige la Science Operations Development Division dell'ESA presso lo Space Telescope Science Institute.

Una delle nane brune più leggere mostra anche tracce di un disco circumstellare: attorno a un oggetto di sola massa planetaria possono quindi formarsi altri pianeti. L'immagine completa include inoltre gli oggetti di Herbig-Haro HH 797 e HH 211, prodotti dai getti delle stelle giovani che urtano gas e polveri circostanti.

Perché conta per la ricerca europea e italiana

La Initial Mass Function non è un dettaglio tecnico: è l'ingrediente dei codici che tengono insieme formazione delle galassie, nascita delle stelle e stima dei pianeti potenzialmente abitabili. Un cambio del limite inferiore porta a correzioni che gli atenei dovranno integrare nei corsi di astrofisica e che gli istituti di ricerca useranno nelle nuove proposte di tempo osservativo.

La scoperta ricade sulla contabilità del contributo europeo al Webb, in un momento in cui il peso dei fondi europei alla ricerca è di nuovo oggetto di pressioni politiche. Senza NIRSpec e senza la quota ESA di MIRI, nove degli oggetti confermati non avrebbero avuto le righe spettrali per uscire dai dati di fondo. Il paper, disponibile su The Astrophysical Journal Letters, chiude questo passaggio con dati che gli altri strumenti attualmente in orbita non possono replicare.

Per i gruppi italiani di astrofisica il risultato è anche un metro di confronto. Alla stessa logica dei consorzi internazionali si deve la scoperta italiana sugli elettroni caldi condotta all'Università di Groningen: senza accesso a infrastrutture condivise, la ricerca di punta esce dal perimetro nazionale.

Il prossimo bersaglio è esplicito: le proposte in fase di preparazione puntano a scendere sotto la soglia di una massa gioviana sullo stesso campo. In parallelo, le scelte sul tempo di telescopio diventano terreno di negoziazione, come segnala anche il nuovo intreccio fra sanzioni USA e ricerca pubblica cinese.

Domande frequenti

Cosa ha scoperto il telescopio James Webb nella regione IC 348?

Il telescopio James Webb ha scoperto le nane brune più piccole mai osservate, con una massa pari a circa due volte quella di Giove, nella regione di formazione stellare IC 348, a mille anni luce dalla Terra.

Come sono state individuate e confermate le nuove nane brune?

La selezione è avvenuta in due fasi: prima la fotocamera NIRCam ha identificato i candidati in base a colore e luminosità, poi lo spettrografo NIRSpec ha analizzato quindici oggetti individuando nove vere nane brune e sei contaminazioni di fondo.

Perché questa scoperta è importante per la ricerca astrofisica?

La scoperta riduce il limite minimo conosciuto delle nane brune, influenzando la Initial Mass Function, parametro fondamentale per comprendere la formazione di stelle, galassie e pianeti potenzialmente abitabili.

Qual è il contributo europeo a questa scoperta?

Il contributo europeo è stato determinante grazie alla realizzazione di NIRSpec e alla fornitura di metà dello strumento MIRI da parte dell'ESA, oltre al lancio del telescopio con Ariane 5.

Quali sono le implicazioni future della scoperta per la ricerca e la didattica?

Questa scoperta richiederà l'aggiornamento dei corsi universitari di astrofisica e influenzerà nuove proposte di ricerca, poiché modifica i parametri di base utilizzati nella modellizzazione della formazione stellare.

Ci sono piani per ulteriori ricerche nella regione IC 348?

Sì, sono in preparazione nuove proposte di osservazione con l'obiettivo di individuare oggetti ancora più leggeri, sotto la soglia di una massa gioviana, nella stessa regione.

Pubblicato il: 5 ottobre 2026 alle ore 15:15

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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