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Grotta Romanelli, perché i tre scheletri non sono paleolitici ma medievali
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Grotta Romanelli, perché i tre scheletri non sono paleolitici ma medievali

Il radiocarbonio AMS del CEDAD UniSalento assegna l'adulto al Trecento e i due bambini al Quattrocento. Finestre temporali compatibili con la peste.

I tre scheletri recuperati più di un secolo fa a Grotta Romanelli, nel Salento, non appartengono al Paleolitico ma al tardo Medioevo. Lo stabilisce il nuovo studio pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences, vol. 104 (2026), che per la prima volta data al radiocarbonio AMS i resti scavati fra il 1900 e il 1904.

Lo studio: la prima datazione diretta dopo 125 anni

Il gruppo coordinato dal paleontologo Raffaele Sardella (Sapienza di Roma) ha sottoposto ad analisi AMS un adulto e due bambini (Romanelli 1, 2 e 3), conservati dal 1914 presso il Museo di Antropologia dell'Università Federico II di Napoli. L'adulto rientra nelle finestre 1302-1369 e 1379-1411 cal AD, i due infanti rispettivamente in 1423-1455 e 1435-1489, con probabilità del 95,4%. Le misurazioni di spettrometria di massa con acceleratore, una tecnica che data direttamente il campione misurando il rapporto fra gli isotopi del carbonio, sono state condotte dal CEDAD dell'Università del Salento, lo stesso laboratorio che ha datato il Satiro di Mazara e numerose stele puniche. Allo studio hanno partecipato anche l'Istituto di Geoscienze del CNR di Roma, l'Università di Torino, l'Università di Milano e la stessa Federico II.

La disputa con Pigorini risolta dopo 125 anni

Nel 1904 Paolo Emilio Stasi ed Ettore Regàlia avevano attribuito le tre sepolture al Paleolitico superiore, sulla base della posizione stratigrafica (1,20 m di profondità per l'adulto, 1 m per i bambini) e della fauna pleistocenica associata, inclusa l'alca gigante estinta (Pinguinus impennis). Nello stesso anno Luigi Pigorini, allora figura di punta della paletnologia italiana, contestò quella lettura: assenza di corredo funerario, probabile intrusione successiva, cronologia più tarda. Le date del CEDAD gli danno ragione, con un salto temporale ancora più marcato di quanto lui ipotizzasse.

L'intervallo 1302-1489 sovrappone i tre individui a una fase di ricorrenti epidemie di peste nel Mezzogiorno, dall'arrivo della Peste nera a Messina nell'autunno 1347 fino al focolaio del 1480-1481 in Terra d'Otranto, lo stesso lembo di Salento dove si apre la grotta e che negli anni successivi all'invasione ottomana di Otranto patì ondate epidemiche ricorrenti. Gli autori parlano di coincidenza cronologica da verificare, non di prova: nel sito non sono stati rinvenuti corredi funerari né elementi diagnostici cristiani che permettano di collocare le inumazioni in un contesto rituale preciso. La vicinanza temporale fra le due inumazioni infantili (poche decine di anni) resta però un indizio da esplorare con analisi paleogenomiche e proteomiche sui resti, cui il gruppo sta già lavorando.

Le collezioni storiche italiane sono un giacimento ancora aperto

Il valore metodologico del caso Romanelli va oltre la singola grotta. I resti sono rimasti in deposito 110 anni prima di essere interrogati con le tecniche attuali, e il gruppo di ricerca parla esplicitamente di "esempio concreto di come le collezioni storiche possano continuare a produrre dati e conoscenza". Nelle università e nei musei italiani le raccolte scheletriche otto-novecentesche sono distribuite fra IsIPU, atenei e depositi locali: solo per Grotta Romanelli restano da analizzare in modo sistematico i reperti catalogati come Romanelli 4-13 e altri 84 frammenti umani privi di etichetta.

La logica è la stessa che muove la ricerca di punta su altri archivi: la rilettura di campioni raccolti anni fa con strumenti nuovi può ribaltare l'attribuzione, come mostrano i nuovi studi sui 185 campioni di roccia marziani del cratere Jezero o la revisione delle ossa denisoviane nella grotta cinese di Bianfu. Per gli atenei italiani che custodiscono fondi analoghi, i depositi diventano così una risorsa di ricerca a basso costo marginale rispetto a un nuovo scavo.

Il prossimo passo del gruppo Sapienza sarà estendere l'analisi diretta agli altri resti umani di Grotta Romanelli oggi divisi fra Napoli e IsIPU, con lo stesso approccio AMS che per i primi tre scheletri ha spostato la cronologia di oltre quindicimila anni.

Domande frequenti

Perché i tre scheletri di Grotta Romanelli non sono più considerati paleolitici?

Le nuove analisi al radiocarbonio AMS hanno datato i resti al tardo Medioevo, tra il 1302 e il 1489 d.C., smentendo la precedente attribuzione al Paleolitico basata su criteri stratigrafici e associazioni con fauna estinta.

Quali tecniche sono state utilizzate per la datazione dei resti umani?

È stata impiegata la spettrometria di massa con acceleratore (AMS), che misura il rapporto fra isotopi del carbonio nei campioni, permettendo una datazione diretta e precisa dei resti.

Cosa implica questa scoperta per la storia della Grotta Romanelli?

La scoperta modifica l'interpretazione storica del sito, spostando la presenza umana documentata dalla preistoria al Medioevo e suggerendo la necessità di rivedere altri reperti conservati nei depositi.

Qual è il valore metodologico di questa ricerca sulle collezioni storiche?

Lo studio dimostra che le collezioni storiche, anche dopo un secolo, possono fornire nuove informazioni grazie a tecniche moderne, ribaltando attribuzioni cronologiche e arricchendo la conoscenza archeologica.

Cosa si sa sulle cause della morte dei tre individui scoperti nella Grotta Romanelli?

L'intervallo cronologico dei resti coincide con le epidemie di peste che colpirono il Salento tra il XIV e il XV secolo, ma non ci sono prove dirette che colleghino le morti a queste epidemie a causa dell'assenza di elementi diagnostici nei reperti.

Quali sono i prossimi passi previsti dai ricercatori per Grotta Romanelli?

Il gruppo di ricerca prevede di estendere le analisi dirette agli altri resti umani conservati, utilizzando lo stesso approccio AMS per verificare e aggiornare la cronologia degli ulteriori reperti del sito.

Pubblicato il: 5 ottobre 2026 alle ore 15:52

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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