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Emilia-Romagna terza regione con legge propria sul fine vita
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Emilia-Romagna terza regione con legge propria sul fine vita

Voto in aula il 23 luglio: dopo Toscana e Sardegna, la Regione approva le procedure per il fine vita. Cosa cambia con i 3 emendamenti approvati.

La Quarta Commissione della Regione Emilia-Romagna ha approvato il 15 luglio 2026 la proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito. Il voto d'aula è calendarizzato per il 23 luglio: se confermato, l'Emilia-Romagna diventerà la terza regione italiana a dotarsi di una propria disciplina, dopo Toscana e Sardegna.

Perché le regioni legiferano al posto del Parlamento

Il quadro di riferimento resta la Sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale, depositata il 22 novembre 2019 sul caso Cappato-Antoniani. La Corte ha individuato quattro condizioni per escludere la punibilità dell'aiuto al suicidio: patologia irreversibile, sofferenza fisica o psicologica ritenuta intollerabile dal paziente, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. La successiva sentenza 135/2024, depositata il 18 luglio 2024, ha ampliato la nozione di trattamento di sostegno vitale senza modificare la struttura dei requisiti.

Il Parlamento nazionale non è mai intervenuto con una legge quadro in oltre sei anni. In questo vuoto la Toscana ha aperto la strada con la legge regionale 16 del 14 marzo 2025, prima disciplina organica in Italia dopo le pronunce della Consulta. La Sardegna è arrivata con la legge 26 del 17 settembre 2025. L'Emilia-Romagna era già intervenuta a fine mandato Bonaccini con una delibera di Giunta, contro la quale pende un ricorso al TAR presentato dalla consigliera Castaldini insieme ad associazioni e al Governo nazionale. L'approvazione in aula renderà di fatto superflua la sentenza attesa e completerà un percorso partito da un atto amministrativo per arrivare a una norma regionale a pieno titolo.

Cosa cambia con gli emendamenti approvati

Il testo che arriverà in aula non è quello licenziato dai proponenti a giugno. Tre dei sette emendamenti presentati dalla consigliera di opposizione Valentina Castaldini (Forza Italia) sono passati in Commissione con una convergenza trasversale.

  • Personale sanitario su base volontaria: chi partecipa alla prestazione non è obbligato a farlo, resta libera l'obiezione di coscienza.
  • Colloquio diretto con il paziente: la Commissione di valutazione dovrà incontrarlo personalmente e non limitarsi all'esame dei documenti, con facoltà di sentire familiari e persone indicate.
  • Verifica annuale dell'attuazione: un emendamento della consigliera Elena Ugolini (Rete civica) ha ridotto da biennale ad annuale la relazione di monitoraggio.

Il nodo aperto: Commissione politica e alternative palliative

Restano fuori dal testo due emendamenti che l'opposizione ha annunciato di riproporre in aula. Il primo chiede che al paziente venga presentata un'alternativa strutturata di cure palliative, condotta da un palliativista e non da un membro qualsiasi della Commissione. Il secondo riguarda la composizione stessa dell'organo di valutazione: non nominata dalla politica, ma selezionata per titoli tra gli specialisti dei settori competenti. Il punto tocca la governance della legge più che i principi.

Il richiamo alle cure palliative pesa in una regione che ha già oggi una delle reti più capillari d'Italia: la copertura del bisogno è sopra il 40% secondo i dati del Ministero della Salute e della SICP di maggio 2025, contro una media nazionale ferma al 33%. Sul territorio operano ventidue hospice con oltre trecento posti letto, distribuiti in tutte le province. L'accesso gratuito è un diritto sancito dalla Legge 38/2010 sulle cure palliative e la terapia del dolore e incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza. L'obiettivo regionale, in linea con gli standard fissati dalle società scientifiche, è arrivare al 90% di copertura entro il 2028.

Il 23 luglio l'Assemblea legislativa dovrà decidere se accogliere anche gli emendamenti rimasti in sospeso o se licenziare il testo così com'è, con la maggioranza di centrosinistra che ha i numeri per chiudere in prima lettura. Nel frattempo il TAR non si è pronunciato sul ricorso contro la vecchia delibera di Giunta, ma l'entrata in vigore della nuova legge regionale renderà quella sentenza superflua e sposterà lo scontro sul terreno dei decreti attuativi e della composizione della Commissione.

Domande frequenti

Perché l'Emilia-Romagna ha deciso di approvare una legge regionale sul fine vita?

L'Emilia-Romagna ha scelto di legiferare sul fine vita a causa dell'assenza di una legge nazionale in materia, nonostante le pronunce della Corte Costituzionale. La legge regionale colma il vuoto normativo lasciato dal Parlamento e si inserisce nel solco tracciato da Toscana e Sardegna.

Quali sono le principali novità introdotte dagli emendamenti approvati in Commissione?

Gli emendamenti approvati prevedono la partecipazione volontaria del personale sanitario, l'obbligo per la Commissione di valutazione di incontrare personalmente il paziente e la verifica annuale dell'attuazione della legge. Queste modifiche mirano a rafforzare le garanzie a tutela dei pazienti e degli operatori.

Cosa prevede la legge riguardo all'obiezione di coscienza del personale sanitario?

La legge stabilisce che il personale sanitario può aderire alla prestazione solo su base volontaria, mantenendo il diritto all'obiezione di coscienza. Nessun operatore sarà obbligato a partecipare contro la propria volontà.

Qual è il ruolo delle cure palliative nella legge regionale sul fine vita?

La legge regionale riconosce l'importanza delle cure palliative, ma alcuni emendamenti per rafforzarne l'offerta strutturata non sono stati approvati in Commissione. In Emilia-Romagna esiste già una rete capillare di hospice e l'obiettivo è raggiungere una copertura del 90% entro il 2028.

Quali sono i prossimi passaggi per l'approvazione definitiva della legge sul fine vita in Emilia-Romagna?

Il voto finale sull'approvazione della legge è previsto per il 23 luglio in Assemblea legislativa. In caso di approvazione, la regione adotterà una disciplina autonoma e il dibattito si sposterà sull'attuazione pratica e sulla composizione della Commissione di valutazione.

Pubblicato il: 16 luglio 2026 alle ore 08:20

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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