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Da Pisa il neo-muscolo che parla col nervo e libera dall'autoinnesto
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Da Pisa il neo-muscolo che parla col nervo e libera dall'autoinnesto

Sant'Anna Pisa e INAIL costruiscono un neo-muscolo con nanoparticelle di titanato di bario: 3,2 mV di segnale dal nervo del ratto in due mesi.

Un muscolo ingegnerizzato in provetta, impiantato attorno al nervo peroneo di un ratto e attivato dall'esterno con ultrasuoni, ha generato segnali elettrici fino a 3,2 mV. La firma italiana della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa apre una strada per collegare le protesi bioniche al sistema nervoso senza prelevare pezzi di muscolo sano al paziente.

Cosa hanno costruito i ricercatori

Lo studio è stato pubblicato a settembre 2026 sulla rivista Bioactive Materials, con il coordinamento del gruppo di Leonardo Ricotti alla Scuola Superiore Sant'Anna. Alla ricerca partecipano anche l'Istituto Italiano di Tecnologia di Pontedera, l'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e il Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio.

Il costrutto è un tessuto muscolare a base di fibrinogeno, arricchito con nanoparticelle di titanato di bario di circa 60 nanometri e sostenuto da una membrana chirurgica Vicryl biodegradabile. Le cellule progenitrici, i mioblasti, crescono in modo allineato formando miotubi multinucleati che assorbono le particelle. Il risultato è un tessuto piezoelettrico: le nanoparticelle inglobate producono un piccolo campo elettrico quando vengono deformate meccanicamente, lo stesso accoppiamento fra vibrazioni e cariche che si ritrova, a scala quantistica, nei fononi osservati a Stanford.

L'attivazione arriva da fuori con ultrasuoni pulsati a bassa intensità (LIPUS), una stimolazione non invasiva già usata in ambito ortopedico. Impiantato attorno al nervo peroneo di un ratto per due mesi, il costrutto ha maturato tessuto muscolare organizzato, con neovascolarizzazione e rigenerazione assonale visibili all'istologia.

Perché lo 'zero prelievi' cambia le regole

Le interfacce nervose periferiche rigenerative, in sigla RPNI, sono l'anello che oggi manca fra i nervi residui di una persona amputata e la protesi bionica. Il principio è semplice: senza un tessuto muscolare intermedio i segnali del nervo restano troppo deboli per pilotare in modo naturale una mano artificiale con molti gradi di libertà. Nei protocolli clinici correnti il muscolo intermedio è un autoinnesto, cioè un lembo prelevato dallo stesso paziente e suturato sul moncone nervoso.

L'autoinnesto funziona, ma limita il metodo. Serve una seconda incisione, i lembi hanno dimensioni fisse, non tutte le amputazioni permettono un prelievo, e la procedura va tarata caso per caso. Qui si gioca la novità: gli autori descrivono la loro piattaforma come 'donor-free', un tessuto fabbricato in laboratorio e scalabile, alternativa esplicita agli autoinnesti muscolari oggi usati nelle RPNI.

I 3,2 millivolt registrati non sono tanti in assoluto, ma sono nell'ordine dei segnali mioelettrici che già comandano le protesi di superficie. La differenza è che qui il segnale nasce da un tessuto ingegnerizzato pilotato con ultrasuoni, non da un muscolo residuo. Un precedente studio italiano su fagi M13 ingegnerizzati per portare farmaci al cervello mostra la stessa impronta metodologica: partire da mattoni biologici già assemblati e riprogrammarli per un compito clinico specifico.

Cosa manca prima di arrivare all'uomo

Il dato principale resta un dato animale. Il modello è il ratto, l'osservazione arriva a due mesi, il carico funzionale non è quello di un arto umano che digita, afferra o scrive. Il team indica i prossimi passaggi: studi su animali più grandi, verifica della stabilità del segnale su tempi più lunghi, integrazione con l'elettronica di lettura che porta poi il comando alla protesi vera e propria.

Sul lato clinico la porta di ingresso più probabile è l'ecosistema del Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio, da anni impegnato sulla protesizzazione avanzata anche con impianti neurali. Un filone parallelo, esplorato da colleghi in ambito preclinico e coperto qui con un articolo sui modelli murini nella ricerca traslazionale sui farmaci anti-obesità, mostra quanto stretta sia la finestra fra risultato in vivo e prima applicazione umana.

Se la piattaforma tiene sul lungo periodo, produrre in laboratorio i 'muscoli-adattatori' che collegano nervi e protesi diventa un percorso industriale invece che artigianale. Serve arrivarci con segnali stabili almeno oltre l'anno.

Domande frequenti

Che cos'è il neo-muscolo sviluppato dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa?

Il neo-muscolo è un tessuto muscolare ingegnerizzato in laboratorio, arricchito con nanoparticelle piezoelettriche, che può essere impiantato attorno a un nervo per generare segnali elettrici attivabili tramite ultrasuoni.

Quali vantaggi offre questa tecnologia rispetto all'autoinnesto muscolare tradizionale?

La nuova tecnologia elimina la necessità di prelevare muscolo sano dal paziente ('zero prelievi'), riducendo i rischi chirurgici e rendendo la procedura più scalabile e adattabile a vari tipi di amputazione.

Come funziona l'attivazione del muscolo ingegnerizzato e in che modo comunica con il nervo?

Il muscolo viene attivato dall'esterno tramite ultrasuoni pulsati a bassa intensità, che inducono le nanoparticelle piezoelettriche a generare segnali elettrici trasmessi al nervo, facilitando il controllo delle protesi bioniche.

A che punto è la sperimentazione e quali sono i prossimi passi prima dell'applicazione sull'uomo?

Al momento la sperimentazione è stata condotta su modelli animali (ratti) per due mesi. I prossimi passi prevedono test su animali più grandi, verifica della stabilità a lungo termine e integrazione con sistemi elettronici per il controllo delle protesi.

Quali potenziali benefici potrebbe portare questa innovazione ai pazienti amputati?

Se la tecnologia si confermerà efficace anche sull'uomo, permetterà di collegare protesi bioniche al sistema nervoso senza interventi invasivi, migliorando il controllo e riducendo le complicazioni associate agli autoinnesti muscolari tradizionali.

Pubblicato il: 23 settembre 2026 alle ore 13:43

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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