Craig Venter è morto il 29 aprile 2026 a San Diego, a 79 anni, per complicazioni del trattamento di un tumore di recente diagnosi. L’annuncio è stato dato dal J. Craig Venter Institute, l’istituto di ricerca no-profit che aveva fondato a La Jolla, in California, dove era ancora presidente e CEO. Biochimico e imprenditore seriale, era la figura che a cavallo del millennio aveva sfidato il governo americano nella corsa a decifrare il codice del DNA umano.
La sfida al Progetto Genoma Umano
Alla fine degli anni Novanta, il governo americano finanziava lo Human Genome Project con 3 miliardi di dollari: un programma internazionale avviato nel 1990 con l’obiettivo di mappare l’intera sequenza del DNA umano entro tredici anni. Venter, allora ricercatore ai National Institutes of Health, era convinto che il progetto procedesse troppo a rilento. Nel 1998 fondò Celera Genomics e annunciò che avrebbe sequenziato il genoma in meno di tre anni, usando il whole genome shotgun sequencing: un metodo che frammenta il DNA in milioni di piccoli pezzi, li legge in parallelo su piattaforme diverse e usa algoritmi informatici per riassemblarli nel giusto ordine.
Il 26 giugno 2000, Celera e l’HGP annunciarono insieme alla Casa Bianca la prima bozza del genoma umano. Non ci fu un vincitore dichiarato, ma quella gara aveva costretto il settore intero ad accelerare.
Da 95 milioni a 200 dollari in 25 anni
Il lascito di Venter si misura meglio nei dati che seguono il 2000. Secondo il National Human Genome Research Institute (NHGRI), il costo per sequenziare un genoma umano nei centri finanziati dal governo americano era di circa 95 milioni di dollari nel 2001. La competizione innescata da Celera spinse l’intero settore a sviluppare tecnologie di sequenziamento molto più veloci, portando all’adozione delle piattaforme di nuova generazione (NGS).
Nel 2008, con il passaggio ai sequenziatori di seconda generazione, i costi precipitarono ben oltre la traiettoria della Legge di Moore. Nel 2014, Illumina raggiunse il traguardo del genoma a 1.000 dollari con il sistema HiSeq X Ten. Nel 2025, il costo medio si è attestato intorno ai 200 dollari per genoma intero. Una riduzione di oltre 400.000 volte in 25 anni.
L’eredità: dalla clinica alla biologia sintetica
Quella caduta dei costi ha trasformato il sequenziamento genomico da impresa scientifica eccezionale a strumento clinico di routine. Il genoma di un paziente oncologico viene oggi sequenziato per identificare le mutazioni specifiche del tumore e guidare la scelta della terapia mirata. Viene usato per diagnosticare malattie rare, per la medicina preventiva e per i programmi di screening neonatale. Come dimostrano le ricerche sulla decodifica del tono del discorso nel cervello umano, biologia computazionale e neuroscienze avanzano sempre di pari passo.
Nel 2010, Venter aprì un secondo capitolo: il JCVI costruì JCVI-syn1.0, la prima cellula batterica con genoma interamente sintetico. Il progetto costò 40 milioni di dollari e impegnò un intero team per anni. Non si trattava di modificare DNA esistente, ma di progettarlo al computer, costruirlo chimicamente da zero e inserirlo in una cellula ricevente, che iniziò a replicarsi producendo solo proteine codificate dall’istruzione artificiale. La biologia sintetica che ne è derivata alimenta oggi ricerche su molecole farmaceutiche, biocarburanti e materiali per la transizione energetica, settore a cui contribuiscono anche studi come il progetto CARAMEL per il recupero di litio da batterie esauste.
La tensione tra scienza pubblica e privata che Venter incarnò rimane irrisolta. I dati genomici su scala di popolazione sono oggi un asset strategico, e chi controlla i dati scientifici influenza politiche industriali e di ricerca tanto in biologia quanto in tecnologia: un tema al centro anche del progetto europeo DARE per la sovranità digitale.
La sua ultima impresa era Diploid Genomics, dedicata al sequenziamento diploide ad alta qualità per la medicina personalizzata. Il genoma a 200 dollari che oggi rende possibile la diagnosi di migliaia di malattie rare è, in parte, il prodotto diretto della sua impazienza.