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Peste in Siberia: tre marcatori per capire se è un rischio
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Peste in Siberia: tre marcatori per capire se è un rischio

Peste polmonare a Irkutsk: i tre elementi scientifici per capire se è il primo caso di una catena, con i dati OMS su decessi e letalità globale.

Una tecnica di laboratorio di 28 anni dell'Istituto antipeste della Siberia e dell'Estremo Oriente di Shelekhov, alle porte di Irkutsk, è morta tra il primo e il 2 ottobre dopo una polmonite grave: ricoverata il 29 settembre e intubata, era stata esposta il 25 settembre al batterio Yersinia pestis. Le autorità russe hanno posto sotto osservazione quasi 200 persone, ma la conferma ufficiale della diagnosi di peste polmonare non è ancora arrivata da Mosca.

I tre marcatori che decideranno se c'è un'emergenza

Secondo il microbiologo Francesco Broccolo dell'Università del Salento, intervistato dall'ANSA, servono tre risposte scientifiche verificabili prima di stabilire se il caso di Irkutsk sia il primo di una catena o un episodio isolato. Il primo elemento è la pubblicazione di un referto molecolare che identifichi il ceppo con una reazione a catena della polimerasi su almeno tre obiettivi: solo così si può confermare con precisione che il patogeno sia davvero Yersinia pestis e di quale varietà.

Il secondo marcatore è l'assenza di casi secondari oltre il 10 ottobre. L'incubazione della peste polmonare va da uno a quattro giorni, come ricorda anche la scheda OMS sulla peste, e può arrivare a sole 24 ore. Se il personale di terapia intensiva che ha intubato la paziente non sviluppa sintomi entro quella finestra, la catena di trasmissione non è mai partita: l'intubazione è infatti la procedura più aerosolizzante possibile su un paziente con carica batterica massima. Il terzo e ultimo elemento è il sequenziamento completo del materiale genetico del batterio, che permetterà di risalire al ceppo e di confrontarlo con quelli già noti nei focolai storici dell'Asia centrale.

Il quadro globale: 423 morti in sei anni, letalità all'11%

I numeri aiutano a inquadrare la vicenda senza allarmismi. Secondo l'ultimo aggiornamento OMS del 29 settembre 2026, tra il 2019 e il 2025 dieci paesi hanno segnalato casi sospetti di peste e sei li hanno confermati: in totale 3.847 casi sospetti e 423 decessi, con un tasso di letalità dell'11%. La quasi totalità dei casi si concentra in Repubblica Democratica del Congo e Madagascar, dove la peste resta endemica. La Russia, invece, non registrava un caso umano dal 2016: dieci anni di silenzio epidemiologico che rendono il focolaio siberiano un evento isolato, non il segnale di una ripresa globale della malattia.

Il rischio per l'Italia, spiega Broccolo, è allo stato attuale trascurabile. Esistono antibiotici efficaci e poco costosi già disponibili, e una profilassi post-esposizione validata per chi è entrato in contatto con un paziente infetto. L'ultimo caso registrato in Russia risale al 2016 e nessun caso secondario è stato finora comunicato dalle autorità sanitarie russe: il dato più rassicurante dell'intera vicenda.

Il nodo vaccino: perché la ricerca è ferma da decenni

Il punto più critico sollevato dal microbiologo riguarda la mancata protezione garantita dal vaccino russo EV76, un vaccino vivo attenuato di impiego storico nell'area ex sovietica con cui è tradizionalmente vaccinato il personale degli istituti antipeste. EV76 offre una protezione ragionevole contro la forma bubbonica, quella trasmessa dalla puntura di pulce, ma protezione scarsa o nulla contro la forma polmonare per via aerosolica, cioè proprio la via di esposizione tipica di un incidente di laboratorio. Lo stesso limite riguardava il vecchio vaccino americano, dismesso proprio per questo motivo.

A oggi non esiste al mondo un vaccino licenziato ed efficace contro la peste polmonare: i candidati sottounitari F1-V sono ancora in sviluppo clinico e l'OMS raccomanda la vaccinazione soltanto per i gruppi ad alto rischio come il personale di laboratorio e sanitario. La vicenda di Shelekhov accende i riflettori su un vuoto di ricerca che dura da decenni, in un campo che per molti anni ha ricevuto investimenti limitati rispetto ad altre malattie infettive. Il ruolo degli atenei pubblici italiani, come quello del Salento che ha fornito la lettura tecnica del caso, mostra quanto la funzione docente e di ricerca resti un presidio di sorveglianza anche nelle emergenze sanitarie globali.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

La finestra temporale è stretta e scientificamente definita. Se entro il 10 ottobre nessuna delle 197 persone sotto osservazione sviluppa sintomi, l'incidente di Shelekhov resterà un caso singolo legato alla rottura di una provetta di coltura liquida, l'evento più aerosolizzante possibile in un laboratorio di microbiologia. In parallelo, la pubblicazione del referto molecolare e del sequenziamento genetico permetterà alla comunità scientifica internazionale di valutare in autonomia la natura del patogeno. Mentre si attendono le risposte da Mosca, altre notizie dalla Siberia come quelle sui dati satellitari dell'Artico degli ultimi 48 anni e la cronaca internazionale del 7 ottobre mostrano quanto il controllo della trasparenza informativa sia centrale in ogni emergenza che tocca aree sensibili del pianeta.

Domande frequenti

Quali sono i tre marcatori necessari per confermare il rischio di peste nel caso di Shelekhov?

I tre marcatori sono: la conferma molecolare del batterio Yersinia pestis tramite PCR su tre obiettivi, l'assenza di casi secondari oltre il 10 ottobre tra le persone esposte, e il sequenziamento completo del materiale genetico per identificare il ceppo.

Qual è il rischio di trasmissione della peste polmonare nel caso siberiano?

Il rischio di trasmissione è considerato molto basso, soprattutto se entro il 10 ottobre nessuna delle persone sotto osservazione sviluppa sintomi. L'incidente sembra essere un caso isolato legato a un'esposizione in laboratorio.

Esiste un vaccino efficace contro la peste polmonare?

Attualmente non esiste un vaccino licenziato ed efficace contro la peste polmonare. I vaccini disponibili, come l'EV76, proteggono solo dalla forma bubbonica e i nuovi candidati sono ancora in fase di sviluppo.

Qual è la situazione globale della peste secondo l'OMS?

Tra il 2019 e il 2025, sei paesi hanno confermato casi di peste con 3.847 casi sospetti e 423 decessi, prevalentemente in Repubblica Democratica del Congo e Madagascar, mentre in Russia non si registravano casi dal 2016.

Quali misure sono state adottate dopo l'incidente di laboratorio in Siberia?

Quasi 200 persone sono state poste sotto osservazione e viene monitorata l'eventuale comparsa di casi secondari. Sono in corso analisi molecolari e genetiche per confermare la diagnosi e valutare il rischio.

Qual è il rischio per l'Italia in relazione a questo focolaio di peste?

Il rischio per l'Italia è attualmente trascurabile, grazie alla disponibilità di antibiotici efficaci e procedure di profilassi per chi è stato esposto. Gli esperti non riscontrano segnali di allarme per la popolazione italiana.

Pubblicato il: 7 ottobre 2026 alle ore 13:15

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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