A Milano, una lavoratrice comandata presso l'Ufficio X dell'Ambito Territoriale non è stata riconfermata nell'incarico. L'Amministrazione le ha contestato di non aver manifestato interesse alla prosecuzione del comando durante il periodo di assenza. Quel periodo era un congedo per gravidanza a rischio.
Cosa è successo all'USR Lombardia
FP CGIL e FLC CGIL Milano hanno denunciato il caso dopo il confronto sindacale del 27 agosto. L'Ambito Territoriale di Milano gestisce oltre 30 docenti in comando: a nessuno degli altri è stata chiesta preventivamente una manifestazione di interesse per la proroga. Solo per lei il parametro è diventato decisivo.
Il sindacato ha anche smentito la prima versione dell'Ufficio. L'Amministrazione aveva sostenuto di aver cercato la dipendente senza trovarla; dai tabulati del telefono non risulta alcuna chiamata prima della scadenza. Nella ricostruzione successiva, l'Ufficio ha ammesso di essersi accorto dell'omissione solo il venerdì a termini scaduti, provando a contattarla il lunedì dopo. Cesare Bottiroli, FP CGIL Milano, parla di una Amministrazione autoreferenziale, che pretende sia la lavoratrice in gravidanza a rischio a doversi preoccupare di manifestare personalmente il proprio interesse.
Il meccanismo che resta scoperto dalle tutele
Il comando è un istituto temporaneo e il suo rinnovo non è un diritto soggettivo: lo riconosce lo stesso sindacato. Qui sta il nodo. Il D.Lgs. 151/2001, testo unico maternità e paternità in Gazzetta Ufficiale all'articolo 54 vieta il licenziamento della lavoratrice dall'inizio della gravidanza fino al compimento del primo anno di età del bambino, e vieta ogni trattamento meno favorevole legato alla gravidanza o alla maternità. Ma dove il rapporto non è coperto da un diritto alla stabilità, come il comando, la discrezionalità amministrativa diventa il terreno in cui le norme perdono presa.
I numeri aiutano a capire perché il caso di Milano non è un episodio isolato. Nella relazione annuale dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle convalide 2025, pubblicata l'11 giugno 2026, le convalide delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali di lavoratrici madri e lavoratori padri nel 2025 sono 59.770. Di queste, 40.628 riguardano le lavoratrici madri: il 68% del totale. I lavoratori padri sono 19.142, il 32%. La forbice si è stretta rispetto al 2024 di 1,5 punti percentuali, ma resta più di due a uno. La maternità continua a essere il momento in cui per molte si interrompe il percorso professionale, spesso dentro procedure formalmente legittime.
Che cosa cambia per chi lavora nella scuola
Il caso di Milano è stato segnalato dal sindacato al Comitato Unico di Garanzia. L'elemento di interesse per docenti e personale ATA, però, è generale: le decisioni discrezionali su incarichi temporanei (comandi, utilizzazioni, assegnazioni provvisorie) possono trasformare un'assenza tutelata in un fatto professionalmente penalizzante. Chi è in congedo per gravidanza o malattia deve chiedere per iscritto i criteri applicati, pretendere che il procedimento di valutazione avvenga su parametri uguali per tutti e, se la decisione arriva durante il congedo, chiedere all'Amministrazione come abbia tenuto conto dell'impossibilità materiale di presentarsi in ufficio.
Il certificato di malattia INPS, con la regola sulla retrodatazione copre la posizione contrattuale dell'assenza, ma non la decisione amministrativa sulla proroga: il perimetro è un altro. Vale la pena ricordare anche che la discontinuità retributiva pesa su carriere già fragili, come mostrano i dati reali sugli stipendi di chi lavora nell'istruzione: una mancata proroga su un comando significa anche uno scalino salariale saltato per mesi, con effetti a cascata sui contributi previdenziali e sull'anzianità di servizio utile per il concorso.
Il Comitato Unico di Garanzia dovrà pronunciarsi sulla posizione dell'Ufficio X. Il parametro di confronto, al di là del singolo caso, è semplice e misurabile: ciò che viene chiesto a una lavoratrice in gravidanza deve essere chiesto a tutti gli altri comandati, prima della scadenza, con lo stesso canale di comunicazione e nello stesso lasso temporale. Se vale per una, vale per i trenta colleghi.
Domande frequenti
Perché la lavoratrice in gravidanza non è stata riconfermata nel comando presso l'Ufficio X di Milano?
L'Amministrazione ha contestato alla lavoratrice di non aver manifestato interesse alla prosecuzione del comando durante il suo periodo di assenza per gravidanza a rischio, mentre agli altri docenti in comando non era stata richiesta la stessa manifestazione preventiva.
Quali tutele offre il D.Lgs. 151/2001 alle lavoratrici in gravidanza rispetto ai comandi temporanei?
Il D.Lgs. 151/2001 vieta qualsiasi trattamento meno favorevole legato alla gravidanza o maternità, ma la tutela è più debole nei casi di incarichi temporanei come il comando, poiché il rinnovo non è un diritto soggettivo e resta a discrezione dell'Amministrazione.
Cosa consiglia il sindacato a chi si trova in congedo per gravidanza o malattia e rischia di perdere incarichi temporanei?
Il sindacato consiglia di chiedere per iscritto i criteri applicati, di esigere che la valutazione avvenga su parametri uguali per tutti e di domandare come l'Amministrazione abbia tenuto conto dell'impossibilità materiale di presentarsi in ufficio durante il congedo.
Quali sono le possibili conseguenze di una mancata proroga di comando per una lavoratrice nella scuola?
La mancata proroga può comportare una perdita salariale per mesi, con ricadute sui contributi previdenziali e sull'anzianità di servizio, elementi fondamentali per la carriera e la partecipazione ai concorsi.
Perché il caso di Milano è rilevante anche per altri docenti e personale ATA?
Il caso evidenzia che le decisioni discrezionali su incarichi temporanei possono penalizzare chi è assente per motivi tutelati, sottolineando la necessità di applicare criteri uniformi e trasparenti a tutti i lavoratori.