Dieci ordinanze della Cassazione pubblicate in due giorni, dal 16 al 17 settembre 2026, hanno smontato una regola INPS che reggeva dal 2003: i soci lavoratori di SRL non devono pagare i contributi previdenziali sugli utili che la società trattiene a riserva. Il principio di diritto fissato dalla Sezione Lavoro riscrive la base imponibile IVS per oltre 1,3 milioni di artigiani iscritti alle gestioni speciali, ma apre un nodo pratico che pochi hanno raccontato.
Dieci ordinanze gemelle in due giorni
Le ordinanze vanno dal n. 25377 al n. 25383 del 16 settembre e dalla 25465 alla 25467 del 17 settembre, tutte depositate dalla stessa Sezione Lavoro dopo l'udienza pubblica del 7 luglio 2026 presieduta da Irene Tricomi. Il nucleo è identico: la base imponibile per i contributi IVS dei soci lavoratori di SRL iscritti alla gestione artigiani o commercianti comprende soltanto il reddito fiscalmente attribuito al socio e dichiarato ai fini IRPEF. Gli utili accantonati a riserva restano reddito della società, non del socio, e quindi fuori dal calcolo.
La Corte ribalta anche l'onere della prova: non spetta più al contribuente dimostrare che il reddito non è stato percepito, ma all'INPS provare che l'utile è stato distribuito o che la SRL ha optato per il regime di trasparenza fiscale. Dieci decisioni coeve e identiche hanno valore nomofilattico forte, anche se non si tratta di una pronuncia delle Sezioni Unite.
Il paradosso del rimborso
La vittoria giudiziaria si trasforma in un problema contabile per chi ha versato per anni. Chi oggi chiede indietro i soldi all'INPS si scontra con tre vincoli che le testate fiscali hanno solo accennato.
- Prescrizione quinquennale: il recupero vale solo per gli ultimi cinque anni di versamenti, non per l'intero arco dal 2003 in avanti.
- Tassazione degli arretrati: la parte già dedotta nelle dichiarazioni passate va ripresa a tassazione IRPEF nell'anno in cui l'INPS restituisce le somme.
- Montante pensionistico ridotto: i contributi rimborsati escono dalla posizione assicurativa e non concorrono al calcolo della pensione, con un impatto diretto sul futuro assegno.
Un esempio pratico fa capire la dimensione. Un socio al 50% di una SRL commerciale che accantonava a riserva 50.000 euro di utile all'anno pagava circa 12.000 euro di contributi IVS sopra il minimale, con l'aliquota ordinaria vicina al 24%. Su cinque annualità recuperabili fanno 60.000 euro lordi di rimborso, che però rientrano in dichiarazione come reddito tassabile e spariscono dal montante pensionistico. Il saldo netto reale, per uno scaglione IRPEF al 43%, scende sotto i 35.000 euro.
Chi resta fuori e cosa fare adesso
Il principio non vale per tutte le SRL. Restano fuori le società che hanno optato per il regime di trasparenza fiscale: in quel caso gli utili sono imputati al socio per legge, distribuiti o no. Lo stesso vale per le startup innovative, che per anni non potevano distribuire utili senza perdere lo status: i soci lavoratori hanno pagato contributi su redditi che la stessa normativa gli vietava di incassare. Il bacino rilevante resta comunque enorme: nel 2024 risultavano iscritti 1.376.982 artigiani alla gestione speciale INPS, in calo del 5% sull'anno prima, cui si aggiungono circa due milioni di commercianti.
Chi vuole muoversi deve preparare il fascicolo prima che l'INPS emani la nuova circolare operativa. Servono i modelli Redditi SC della società, i quadri RR del socio, i bilanci con le delibere di destinazione a riserva, gli eventuali atti di opzione per la trasparenza e gli F24 dei versamenti contestati. Finché l'Istituto non recepisce le ordinanze, le precisazioni della circolare INPS 84/2021 sull'imponibile contributivo restano formalmente operative, insieme alla più vecchia 102/2003. Il tema del costo reale di un versamento previdenziale, al netto delle tasse e dell'effetto sulla busta paga, non è nuovo nel lavoro autonomo: lo abbiamo visto con il costo in busta paga del congedo parentale dei docenti.
La partita vera si gioca ora sul tavolo amministrativo: senza una presa d'atto formale dell'INPS i ricorsi individuali resteranno la strada obbligata, con tempi e costi che spesso superano il beneficio netto del rimborso.
Domande frequenti
Cosa ha stabilito la Cassazione riguardo ai contributi INPS sugli utili a riserva delle SRL?
La Cassazione ha stabilito che i soci lavoratori di SRL non devono pagare i contributi previdenziali sugli utili che la società trattiene a riserva, poiché tali utili restano reddito della società e non del socio.
A chi si applica il nuovo principio della Cassazione e chi ne è escluso?
Il nuovo principio si applica ai soci lavoratori di SRL iscritti alla gestione artigiani o commercianti, ma non riguarda le società che hanno optato per il regime di trasparenza fiscale e le startup innovative con vincolo di non distribuzione utili.
Quali sono i limiti e le complicazioni per chi vuole chiedere il rimborso dei contributi già versati?
Il rimborso è limitato ai versamenti degli ultimi cinque anni (prescrizione quinquennale), gli importi rimborsati sono tassati come reddito IRPEF nell'anno della restituzione e il montante pensionistico si riduce, impattando sull'assegno futuro.
Cosa deve fare un socio che intende presentare la domanda di rimborso all'INPS?
Il socio deve raccogliere la documentazione necessaria, tra cui i modelli Redditi SC, i quadri RR, i bilanci con le delibere di destinazione a riserva, eventuali opzioni per la trasparenza e gli F24 dei versamenti, e prepararsi a presentare ricorso individuale finché l'INPS non aggiornerà le sue circolari operative.
Quali sono le principali conseguenze per i soci che ottengono il rimborso dei contributi?
Ottenere il rimborso comporta una riduzione del montante pensionistico, poiché i contributi restituiti non concorrono più al calcolo della pensione, oltre alla tassazione IRPEF sulle somme rimborsate.