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Rapporto CNEL 2026: entro il 2029 servono fino a 3,7 milioni di lavoratori, ma con le competenze giuste
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Rapporto CNEL 2026: entro il 2029 servono fino a 3,7 milioni di lavoratori, ma con le competenze giuste

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Il XXVII Rapporto sul mercato del lavoro fotografa un Paese che chiede formazione tecnico-professionale e titoli terziari, mentre la popolazione in età lavorativa si riduce. Il tasso di occupazione tra i laureati sfiora l'83%, la disoccupazione è al 3%.

Il CNEL ha messo nero su bianco quello che il tessuto produttivo italiano chiederà nei prossimi anni, e la fotografia non lascia molto spazio alle ambiguità. Il XXVII Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva, approvato dall'assemblea il 22 aprile 2026 e presentato ieri, traccia le coordinate di un mercato in profonda trasformazione: tra il 2025 e il 2029 il fabbisogno occupazionale oscillerà tra 3,2 e 3,7 milioni di unità, con una domanda che si concentra in modo schiacciante su due tipologie di profili. Quelli con formazione tecnico-professionale e quelli con istruzione terziaria.

Non si tratta di proiezioni generiche. Sono stime costruite incrociando le tendenze demografiche, i flussi di pensionamento e le dinamiche settoriali. Il messaggio al sistema dell'istruzione è esplicito.

Le cifre del fabbisogno: cosa chiederanno le imprese entro il 2029

Stando a quanto emerge dal Rapporto, la domanda di lavoro prevista nel quinquennio si distribuisce in modo tutt'altro che uniforme tra i livelli di qualificazione. Oltre il 44-46% delle posizioni richiederà una formazione tecnico-professionale, mentre il 37-39% del fabbisogno complessivo sarà rivolto a chi possiede un titolo di istruzione terziaria, vale a dire laurea triennale, magistrale o titoli ITS.

Sommando le due componenti, si arriva a una quota che sfiora l'85% del totale. Per le qualifiche più basse lo spazio si restringe drasticamente. Un dato che dovrebbe orientare le scelte di chi oggi si trova di fronte a un bivio formativo, ma anche le politiche pubbliche sull'orientamento scolastico.

Formazione tecnico-professionale: il cuore della domanda

La componente più corposa della domanda riguarda i profili con formazione tecnico-professionale. È un segnale che arriva forte e chiaro in un momento in cui il sistema degli ITS Academy, gli istituti tecnici superiori e la filiera professionalizzante nel suo complesso stanno vivendo una fase di rilancio normativo ma anche di difficoltà strutturali, a partire dal numero ancora contenuto di iscritti rispetto al potenziale.

Le imprese cercano tecnici specializzati, figure operative con competenze certificate, professionisti in grado di inserirsi rapidamente nei processi produttivi. In un contesto in cui le competenze digitali stanno ridefinendo il valore stesso dei titoli di studio, la formazione tecnica si conferma una carta vincente, a patto che sia aggiornata e allineata ai fabbisogni reali.

Il Rapporto del CNEL insiste su un punto: non basta ampliare l'offerta formativa. Serve che quella offerta sia costruita insieme alle imprese, con percorsi flessibili e orientati al risultato occupazionale.

Laurea e istruzione terziaria: i numeri parlano chiaro

Chi ancora dubita del rendimento della laurea sul mercato del lavoro trova nel Rapporto una risposta piuttosto netta. Il tasso di occupazione per i laureati in Italia si attesta all'82,6%, un livello significativamente superiore alla media della popolazione attiva. Ancora più eloquente il dato sulla disoccupazione: tra chi possiede un titolo terziario si ferma al 3%, una soglia che gli economisti considerano prossima alla piena occupazione.

Questo non significa, naturalmente, che ogni laurea garantisca lo stesso esito. Le differenze per area disciplinare restano marcate, così come le disparità territoriali. Un laureato in ingegneria a Milano e un laureato in lettere a Crotone vivono, nei fatti, mercati del lavoro diversi. Ma il dato aggregato è inequivocabile: l'investimento in istruzione terziaria paga, e paga sempre di più man mano che il sistema produttivo si sposta verso attività a maggiore intensità di conoscenza.

La quota del 37-39% del fabbisogno riservata a profili con istruzione terziaria conferma una tendenza già in atto, destinata probabilmente ad accentuarsi oltre l'orizzonte del 2029.

Il nodo demografico e il calo della forza lavoro

C'è un convitato di pietra dietro queste cifre, ed è la demografia. Il Rapporto CNEL ribadisce un allarme che ormai risuona da anni nelle analisi di ISTAT e Banca d'Italia: la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) è destinata a calare drasticamente entro il 2050. Il ritmo è già visibile oggi, con coorti di giovani in ingresso nel mercato del lavoro sempre più sottili.

Questo significa che il fabbisogno di 3,2-3,7 milioni di unità non sarà alimentato solo dall'espansione economica, ma in larga parte dalla necessità di sostituire chi esce dal mercato per pensionamento. In altre parole, anche a crescita zero il Paese avrà bisogno di lavoratori. E non di lavoratori qualsiasi.

La combinazione tra calo demografico e innalzamento delle competenze richieste crea una tenaglia che rischia di strangolare interi settori produttivi, in particolare quelli che già oggi faticano a reperire personale qualificato. Il tema si intreccia inevitabilmente con le politiche migratorie e con la capacità del sistema formativo di ridurre i tempi di transizione dalla scuola al lavoro.

Disallineamento tra competenze e mercato: il mismatch che frena la crescita

Uno dei fili rossi del XXVII Rapporto è il persistente disallineamento tra le competenze offerte dal sistema formativo e quelle effettivamente richieste dalle imprese. Il cosiddetto skills mismatch non è una novità nel dibattito italiano, ma i dati aggiornati ne confermano la gravità.

Da un lato, le aziende segnalano difficoltà crescenti nel trovare profili adeguati, soprattutto nelle aree STEM, nella manutenzione industriale, nell'ICT e nelle professioni sanitarie. Dall'altro, migliaia di giovani completano percorsi formativi che li lasciano ai margini del mercato del lavoro, con competenze poco spendibili o già obsolete.

Il CNEL, come sottolineato nel documento, insiste sulla necessità di rafforzare i meccanismi di dialogo tra mondo della formazione e sistema produttivo. Non si tratta solo di aggiornare i curricula, ma di ripensare l'architettura stessa dell'orientamento, fin dalla scuola secondaria di primo grado.

Anche il mondo dei servizi, peraltro, sta evolvendo rapidamente. Basti pensare a come nuove figure professionali stiano acquisendo centralità nelle organizzazioni complesse, ridefinendo ruoli che fino a pochi anni fa erano considerati marginali. E sul fronte degli appalti pubblici, il tema della qualità del lavoro e delle competenze si intreccia con la questione dell'equità contrattuale, come evidenziato dal recente Manifesto per l'Economia dei Servizi.

La questione resta aperta, e il Rapporto CNEL ha il merito di porre i numeri al centro del confronto. Ora tocca alla politica, al sistema scolastico e alle parti sociali tradurre quei numeri in scelte concrete. Il tempo, stando alle proiezioni demografiche, non gioca a favore.

Pubblicato il: 24 aprile 2026 alle ore 10:32

Redazione EduNews24

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