Il governo valuta di aprire il canale di pensionamento a 71 anni per i lavoratori discontinui anche a chi ha contributi ante 1996. La condizione, pero', e' precisa: accettare il calcolo contributivo puro sull'intero assegno, rinunciando al piu' favorevole sistema misto che questi lavoratori avrebbero normalmente diritto a ricevere.
La proposta: il canale a 71 anni esteso ai lavoratori con contributi ante 1996
Il canale di pensionamento a 71 anni e' oggi riservato ai contributivi puri: chi non ha versato alcun contributo prima del 1996. Con 5 anni di contribuzione effettiva - obbligatoria, volontaria o da riscatto, ma non i figurativi - si puo' accedere alla quiescenza senza rispettare il vincolo sull'importo minimo pari all'assegno sociale. La ministra del Lavoro Marina Calderone, rispondendo al question time alla Camera, ha confermato che l'esecutivo sta valutando di estendere questa possibilita' anche a chi ha versato contributi prima del 1996.
L'apertura riguarderebbe lavoratori con una carriera mista: anni di lavoro regolare ante 1996, poi una lunga fase di discontinuita'. Oggi questi lavoratori possono andare in pensione a 64 anni (con almeno 20 anni di contributi e assegno sopra la soglia minima) oppure a 67 anni con il percorso ordinario. Il canale a 71 anni consentirebbe di uscire anche con contributi minimi, ma al prezzo del ricalcolo. Aumento delle pensioni 2026: le prime stime del governo
Il prezzo: il ricalcolo contributivo e la perdita sulla quota retributiva
Chi ha lavorato prima del 1996 matura con il metodo retributivo: l'assegno per quegli anni e' agganciato alla media delle ultime retribuzioni, che tende a produrre importi piu' alti. Con il contributivo puro, invece, conta solo il montante dei contributi versati, rivalutato secondo la variazione media quinquennale del PIL nominale. La differenza puo' essere rilevante per chi ha avuto anni di lavoro regolare ante 1996: rinuncia alla valorizzazione retributiva di quegli anni per accedere alla pensione con 5 anni di contributi effettivi.
Quanto incide il ricalcolo dipende dal peso del periodo ante 1996 nella carriera complessiva: piu' lungo e' stato quel periodo con buona retribuzione, maggiore e' la quota retributiva a cui si rinuncia. Per i lavoratori discontinui che hanno lavorato 10-15 anni con continuita' prima del 1996 e poi si sono trovati con carriere frammentate, questa penalizzazione puo' essere tutt'altro che marginale.
La proposta non chiarisce ancora se si trattera' di un'opzione volontaria o dell'unica modalita' di accesso per questa categoria. Se volontaria, ognuno potra' calcolare in anticipo la convenienza; se obbligatoria, la misura puo' trasformare un'apertura in una penalizzazione per chi avrebbe diritto al calcolo misto.
Dal 2027 il requisito dei 71 anni comincia a salire
Il tetto di 71 anni non e' fisso: nel 2026 e' bloccato dalla manovra, ma la progressione riprende gia' dal 2027. L'anno prossimo il requisito sale a 71 anni e un mese, nel 2028 a 71 anni e tre mesi, con adeguamenti automatici legati all'aspettativa di vita certificata dall'ISTAT. La Cgil contro la riforma delle pensioni: campagna per il blocco dell'aumento dei requisiti
Nella proposta in discussione non e' specificato se l'estensione ai pre-1996 includere' anche il blocco dell'adeguamento automatico o lascera' scorrere la progressione dell'eta'. Per chi e' vicino ai 70 anni oggi, ogni anno di ritardo nell'approvazione della misura riduce concretamente la finestra di accesso a 71 anni esatti. Il calo dell'accesso alla pensione prima dei 60 anni dopo la riforma 2025
Il presidente dell'INPS Gabriele Fava, a margine di Capri Talks, ha ribadito il ruolo della previdenza complementare per i giovani con carriere discontinue. Per chi e' gia' a ridosso dei 70 anni, i fondi pensione cambiano poco: la previdenza pubblica resta la variabile centrale. La proposta e' concreta, ma la convenienza dipende dalle condizioni del ricalcolo, dati che il governo dovra' rendere chiari prima di chiedere ai lavoratori una scelta irreversibile.
Domande frequenti
Chi potrà accedere alla pensione a 71 anni secondo la proposta in discussione?
Secondo la proposta, anche i lavoratori con contributi versati prima del 1996 e con carriere discontinue potranno accedere alla pensione a 71 anni, a condizione di accettare il calcolo contributivo puro sull'intero assegno.
Qual è la principale differenza tra il calcolo contributivo puro e il sistema misto?
Il calcolo contributivo puro si basa solo sui contributi effettivamente versati, mentre il sistema misto valorizza anche gli anni di lavoro ante 1996 con il più favorevole metodo retributivo, agganciato alla media delle ultime retribuzioni.
Quali sono i requisiti minimi di contribuzione per accedere alla pensione a 71 anni?
Sono richiesti almeno 5 anni di contribuzione effettiva (obbligatoria, volontaria o da riscatto), escludendo i contributi figurativi, senza il vincolo dell'importo minimo pari all'assegno sociale.
Quanto può incidere la penalizzazione del ricalcolo contributivo per i lavoratori con molti anni ante 1996?
La penalizzazione può essere significativa: più lungo è stato il periodo di lavoro regolare prima del 1996 e più alte erano le retribuzioni, maggiore sarà la quota retributiva a cui si rinuncia con il ricalcolo contributivo puro.
Il requisito dei 71 anni rimarrà invariato negli anni futuri?
No, dal 2027 il requisito salirà progressivamente (a 71 anni e un mese nel 2027, a 71 anni e tre mesi nel 2028), secondo gli adeguamenti automatici legati all'aspettativa di vita certificata dall'ISTAT.
Sarà obbligatorio accettare il ricalcolo contributivo o sarà una scelta volontaria?
Non è ancora chiaro: la proposta non specifica se il ricalcolo contributivo sarà opzionale o obbligatorio per accedere alla pensione a 71 anni, e il governo dovrà chiarire questo aspetto prima dell'approvazione definitiva.