Il 20 febbraio 2025 viene presentato presso la sede della Banca d'Italia il nuovo Rapporto sulla sussidiarietà 2023/2024, curato dalla Fondazione per la Sussidiarietà. Il documento analizza in profondità lo stato del welfare territoriale in Italia, ponendo l'accento sulle sfide emergenti e sulle opportunità offerte da un modello di gestione più inclusivo e collaborativo.
Il Welfare Italiano tra crisi e necessità di riforma
La sostenibilità del nostro sistema di welfare è messa a dura prova da vari fattori: la scarsità di risorse pubbliche, la crisi demografica e l'aumento dei bisogni di cura e assistenza. Secondo il Rapporto, la spesa pubblica per il welfare è cresciuta nel tempo, ma in modo frammentario e poco coordinato. Si evidenziano grandi squilibri territoriali, con le regioni del Sud che ricevono meno risorse rispetto a quelle del Nord, a fronte di una domanda di servizi sociali in aumento.
I dati mostrano come due terzi della spesa sociale siano destinati alle pensioni di anzianità e vecchiaia, mentre solo il 4% del PIL viene investito in istruzione. Questo sbilanciamento mette a rischio la capacità del welfare di garantire uguaglianza delle opportunità e sviluppo economico sostenibile.
Il ruolo della sussidiarietà: una soluzione possibile
Il concetto di sussidiarietà, inteso come collaborazione tra settore pubblico, privato e Terzo settore, emerge come chiave per un welfare più efficace. La Fondazione per la Sussidiarietà sottolinea la necessità di un approccio integrato, in cui il privato sociale non sia visto come un mero sostituto del pubblico, ma come un partner strategico nella progettazione e gestione dei servizi di assistenza.
In questo contesto, il welfare aziendale e la spesa privata stanno acquisendo un ruolo sempre più rilevante, coprendo circa il 20% della spesa complessiva per il welfare nel 2022. Questo fenomeno rappresenta un'opportunità, ma anche una sfida, poiché rischia di aumentare le disuguaglianze tra chi ha accesso a questi benefici e chi ne rimane escluso.
Disuguaglianze e bisogni insoddisfatti
Il Rapporto evidenzia una crescente disuguaglianza sociale in Italia. L'indice di Gini, che misura la concentrazione della ricchezza, è aumentato significativamente negli ultimi decenni, e il 5% delle famiglie più ricche possiede circa il 46% della ricchezza totale. La povertà non riguarda più solo le fasce tradizionalmente vulnerabili, ma si estende a nuove categorie di cittadini in condizioni di precarietà lavorativa e sociale.
Secondo il Censis, la società italiana sta vivendo un fenomeno di "desertificazione sociale", in cui la solitudine e la mancanza di supporto familiare aggravano le condizioni di fragilità. I tradizionali strumenti di protezione sociale appaiono inadeguati, incapaci di rispondere alle nuove forme di vulnerabilità emergenti.
Verso un nuovo modello di welfare
Alla luce di queste sfide, il Rapporto propone una riforma del welfare basata sulla sussidiarietà circolare, ovvero una gestione condivisa tra enti pubblici, privato sociale e comunità locali. L'obiettivo è creare un sistema più flessibile e vicino ai cittadini, capace di intercettare i bisogni emergenti e di fornire risposte personalizzate ed efficaci.
Un altro elemento chiave è l'innovazione tecnologica, che può migliorare l'accesso ai servizi e ottimizzare le risorse disponibili. Tuttavia, il rapporto mette in guardia sui rischi di esclusione digitale, sottolineando l'importanza di politiche di alfabetizzazione tecnologica per garantire pari opportunità di accesso ai servizi.
Considerazioni del Dott. Monaco Michele, Presidente Nazionale ENBAS
Un aspetto di fondamentale importanza che emerge dal Rapporto riguarda il focus sulla formazione e sull’università. L’investimento nell’istruzione superiore e nella formazione continua è essenziale per garantire un sistema di welfare sostenibile e in grado di rispondere alle sfide del mercato del lavoro contemporaneo. Purtroppo, come evidenziato dai dati, l’Italia investe ancora troppo poco in questo settore, penalizzando le nuove generazioni e limitando le possibilità di crescita del Paese.
La mancanza di finanziamenti adeguati per le università, unita a un sistema di formazione professionale frammentato e poco integrato con il mondo produttivo, rischia di creare una generazione di lavoratori poco preparati alle sfide della digitalizzazione e dell’innovazione. Occorre un cambiamento di rotta che veda l’istruzione come un pilastro fondamentale del welfare, al pari della sanità e dell’assistenza sociale.
L’ENBAS da tempo promuove la formazione come strumento di inclusione e sviluppo, favorendo sinergie tra istituzioni accademiche, aziende e organizzazioni del Terzo settore. È necessario investire in percorsi formativi flessibili, in grado di rispondere alle esigenze del mercato del lavoro, e promuovere modelli di apprendimento continuo che permettano ai cittadini di aggiornare costantemente le proprie competenze.
Inoltre, un welfare moderno e sostenibile deve garantire che l’accesso all’istruzione non sia limitato da barriere economiche o sociali. Servono misure concrete, come borse di studio, incentivi per la formazione e sostegno alle università, per evitare che il divario educativo aumenti ulteriormente.
L’analisi del Rapporto sulla sussidiarietà conferma la necessità di un’azione decisa in questa direzione. Il futuro del welfare italiano dipende dalla nostra capacità di investire nei giovani e nel loro percorso formativo, rendendoli protagonisti di un’economia e di una società più equa e sostenibile.
Conclusioni
Il welfare territoriale italiano si trova a un bivio. Da un lato, la crisi economica e demografica minaccia la sua sostenibilità; dall'altro, il principio di sussidiarietà offre una via per rinnovarlo, rendendolo più equo ed efficiente. La sfida è creare un sistema capace di coinvolgere tutti gli attori della società, promuovendo un nuovo patto sociale che garantisca servizi di qualità per tutti i cittadini.
La soluzione non può essere il solo taglio della spesa pubblica, ma deve passare attraverso un uso più efficace delle risorse, una maggiore integrazione tra pubblico e privato e una nuova cultura della responsabilità collettiva. Il futuro del welfare italiano dipenderà dalla capacità di adottare queste strategie e di rendere la sussidiarietà un vero motore di sviluppo sociale.