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Simboli, Contraddizioni e Complicità sul Venezuela e su Maduro
Editoriali

Simboli, Contraddizioni e Complicità sul Venezuela e su Maduro

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Una riflessione critica sulle derive ideologiche di una parte della sinistra internazionale, che ciclicamente innalza nuovi simboli di resistenza, ignorando spesso la complessità, le violazioni dei diritti umani e le zone grigie del potere. Il caso Nicolás Maduro come paradigma della selettività morale e dei rischi di una narrazione semplificata.

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C’è una dinamica ricorrente, mettiamola così, in parte della sinistra internazionale e in quanti si ritengono esponenti o aderenti a passate ideologie collocate appunto a sinistra: la necessità di individuare, in modo quasi rituale, un nuovo simbolo da innalzare a baluardo dell’emancipazione e della resistenza ai poteri globali. Questa tendenza, pur nascendo da intenti di giustizia sociale, rischia di tradursi in una scorciatoia ideologica che ignora la complessità dei contesti e, soprattutto, la realtà dei fatti. In questo scenario, Nicolás Maduro si è recentemente imposto come figura centrale, rappresentato come il “nemico ” dell’Occidente e, per ciò stesso, automaticamente dalla parte della giustizia, soprattutto se quell'occidente coincide con gli Stati Uniti d'America e in subordine con l'Unione Europea e con l'Alleanza Atlantica (la Nato).

La costruzione del “nuovo eroe” anti-occidentale

La narrazione che eleva Maduro a simbolo della resistenza anti-imperialista risponde a una logica binaria, in cui schierarsi contro l’Occidente equivale, per alcuni, a schierarsi dalla parte dei popoli oppressi. In questa visione semplificata, ogni elemento di critica viene relativizzato o ignorato, in nome di una causa superiore. Si assiste così a una mistificazione della realtà, dove la propaganda riesce a costruire immagini eroiche non sempre rispondenti ai dati oggettivi e alle testimonianze indipendenti.

Repressione e realtà: i fatti che emergono

Tuttavia, la storia non si piega alle narrazioni. Quando la realtà dei fatti si impone, spesso è troppo tardi: le violazioni dei diritti umani sono già sedimentate, le denunce degli oppositori sono rimaste inascoltate e il tempo ha permesso alla propaganda di consolidare un’immagine resistente a ogni critica. Osservatori indipendenti e organizzazioni internazionali documentano da anni repressione sistematica, arresti arbitrari, torture, intimidazioni e sparizioni. Un apparato di sicurezza che agisce secondo logiche tipiche dei regimi autoritari è una realtà che non può essere ignorata senza perdere credibilità. A cui aggiungere una situazione economica disastrosa: basti ricordare "le rivolte della carta igienica" di alcuni anni fa, quando i venezuelani protestarono contro l'inflazione a tre cifre, ancora attuale, e la carenza di ogni bene da tutti gli scaffali degli esercizi commerciali.

Le zone grigie tra potere e criminalità

Inoltre, accanto alla dimensione strettamente politica, emerge una zona opaca, in cui potere statale e interessi criminali si intrecciano. I rapporti con reti criminali e i cartelli della droga non rappresentano una novità nella storia dei regimi personalistici; tuttavia, la gravità del fenomeno nel caso venezuelano è amplificata dal silenzio di chi, pur informato, preferisce sorvolare per affinità ideologica. Questa complicità indiretta rischia di rafforzare circuiti illeciti che minano lo stesso tessuto sociale che si dichiara di voler difendere.

Selettività morale e doppio standard

Il nodo cruciale di questa dinamica è la selettività morale: la capacità di indignarsi con forza quando l’autocrate di turno è “nemico”, ma di mostrarsi improvvisamente cauti quando l’autoritarismo proviene da chi si oppone all’Occidente. Si invoca la democrazia come principio universale, salvo poi relativizzarla quando rischia di mettere in discussione la narrazione politica dominante. Si tratta di un doppio standard che, oltre a indebolire la credibilità della sinistra internazionale, la espone alle accuse di ipocrisia e ne riduce l’autorevolezza presso l’opinione pubblica globale.

La complessità della realtà globale

Il mondo non è un manifesto politico, ma un sistema complesso e spesso contraddittorio. L’errore più grave consiste nel piegare la realtà alle proprie categorie ideologiche, ignorando la violenza di Stato solo perché esercitata da governi “anti-occidentali”. È possibile criticare l’Occidente senza assolvere in automatico i suoi avversari; si possono denunciare le ingerenze straniere senza chiudere gli occhi di fronte a repressioni interne. Essere di sinistra non dovrebbe mai significare rinunciare alla difesa dei diritti umani, anche quando ciò diventa scomodo rispetto alla propria appartenenza politica.

In conclusione, la tendenza a costruire nuovi simboli di resistenza ignorando la complessità e le contraddizioni del contesto rappresenta una pericolosa scorciatoia ideologica. La storia insegna che la realtà, prima o poi, presenta il conto: chi sceglie di ignorare le violazioni per ragioni di appartenenza finisce per contribuire, consapevolmente o meno, alla perpetuazione di sistemi repressivi e criminali. Il resto è propaganda. E, alla lunga, complicità.

Pubblicato il: 3 gennaio 2026 alle ore 17:37

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

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