Indice dei capitoli
- La dissalazione: una soluzione all’emergenza idrica
- Il processo: l’osmosi inversa
- Effetti negativi della dissalazione
- Effetti positivi: esempi concreti
- Verso nuovi impianti e investimenti
- Conclusione
Cos'è la dissalazione
La dissalazione è il processo mediante il quale l’acqua salata, generalmente proveniente dal mare o da acque salmastre, viene trasformata in acqua dolce utilizzabile per il consumo umano, l’agricoltura o l’industria. In un mondo dove la scarsità d’acqua interessa milioni di persone, soprattutto in regioni aride o semiaride, la dissalazione rappresenta una risorsa strategica per garantire approvvigionamento sicuro e continuo.
Il processo: l’osmosi inversa
Il metodo più diffuso per la dissalazione è l’osmosi inversa, una tecnologia che sfrutta la proprietà delle membrane semipermeabili. Queste membrane sono sottili strati polimerici con pori così piccoli da permettere il passaggio delle molecole d’acqua, ma bloccare ioni, sali e altre impurità presenti nell’acqua marina o salmastra. Durante il processo, l’acqua salata viene pressurizzata tramite pompe ad alta pressione, costringendo l’acqua a attraversare la membrana. In questo modo, l’acqua dolce viene separata dalla soluzione concentrata di sali.
Una volta filtrata, l’acqua ottenuta tramite osmosi inversa è praticamente priva di sali minerali, rendendola troppo “pura” per il consumo umano. Per questo motivo si procede a una fase di mineralizzazione, in cui vengono aggiunti minerali essenziali come calcio e magnesio. Questa operazione non solo migliora il gusto dell’acqua, ma la rende più sicura e salutare per l’organismo, prevenendo la carenza di elementi minerali fondamentali.
L’osmosi inversa rappresenta oggi la soluzione più efficiente per la dissalazione: consente di produrre grandi quantità di acqua potabile riducendo i consumi energetici rispetto alla distillazione termica. La combinazione di membrane ad alta tecnologia e mineralizzazione finale garantisce un’acqua sicura, controllata e adatta al consumo umano, pur mantenendo un impatto ambientale gestibile con le tecniche moderne.
Effetti negativi della dissalazione
Nonostante i numerosi benefici, la dissalazione presenta alcune criticità significative. La salamoia, la soluzione altamente concentrata di sali e residui chimici prodotti durante il processo, se scaricata direttamente in mare, può aumentare la salinità delle acque costiere e alterare gli ecosistemi marini, danneggiando pesci, crostacei e alghe e compromettendo la biodiversità locale. Il consumo energetico è un’altra criticità rilevante: gli impianti a osmosi inversa, la tecnologia più diffusa, richiedono pompe ad alta pressione e sistemi di trattamento avanzati. In media, servono circa 3–4,5 kWh per ogni metro cubo d’acqua dolce prodotta, con valori superiori nei processi termici tradizionali. Ciò comporta non solo un elevato consumo elettrico, ma anche un aumento delle emissioni di gas serra se l’energia proviene da fonti fossili. Infine, i costi elevati rendono la dissalazione un processo economicamente impegnativo: la costruzione, la manutenzione e la gestione degli impianti richiedono ingenti investimenti, rendendo l’acqua dissalata più cara rispetto a quella proveniente da fonti naturali. Queste sfide evidenziano la necessità di innovazioni tecnologiche, fonti rinnovabili e sistemi di gestione della salamoia per rendere la dissalazione più sostenibile ed efficiente.
Effetti positivi: esempi concreti
Nonostante le sfide, la dissalazione offre vantaggi significativi e concreti in molte parti del mondo. Oggi esistono oltre 21 000 impianti di dissalazione operativi in circa 175 paesi, che producono quasi 100 milioni di metri cubi di acqua dolce al giorno per oltre 300 milioni di persone quotidianamente. Questa tecnologia consente di integrare o sostituire risorse idriche tradizionali, riducendo la dipendenza da fiumi, laghi e falde sotterranee, spesso stressati da siccità e prelievi eccessivi. In diverse nazioni aride e costiere la dissalazione è già una fonte fondamentale: ad esempio, in Arabia Saudita circa il 60 % del fabbisogno idrico viene soddisfatto grazie alla dissalazione di acqua marina, facendo di questo Paese uno dei maggiori produttori al mondo.
In altre regioni, come in alcune parti della Spagna mediterranea, l’acqua dissalata contribuisce a una frazione significativa dell’approvvigionamento potabile, aiutando comunità e attività economiche locali ad affrontare periodi di siccità prolungata. Oltre alla fornitura diretta, la dissalazione aumenta la resilienza delle infrastrutture idriche nei momenti di stress climatico, consentendo di mantenere servizi essenziali e sostenere lo sviluppo socio‑economico in aree dove l’acqua dolce è scarsa o irregolare.
Verso nuovi impianti e investimenti
La tendenza globale nel settore della dissalazione è in forte espansione, con una quota crescente di nuovi impianti progettati o in costruzione per mitigare la scarsità d’acqua nelle regioni costiere e aride. Tra il 2023 e il 2025, circa il 72 % dei progetti avviati ha come obiettivo specifico la mitigazione dello stress idrico, e molte installazioni future puntano a integrare sistemi alimentati da energie rinnovabili, come impianti solari e ibridi, per ridurre l’impronta carbonica rispetto alle tecnologie tradizionali.
Un esempio significativo è il futuro impianto in Giordania ad Aqaba, progettato per produrre oltre 850 000 m³ di acqua dolce al giorno tramite osmosi inversa e collegato a un grande impianto solare per abbatterne l’impatto energetico. Altri progetti, come il nuovo desalinatore a Mamelles (Senegal) con capacità di 50 000–100 000 m³ al giorno, mostrano l’ampio impegno internazionale nel costruire infrastrutture idriche resiliente in Africa.Oltre all’espansione degli impianti, la ricerca e gli investimenti puntano su tecnologie di smaltimento e valorizzazione della salamoia: sistemi a zero liquid discharge (ZLD) e processi che recuperano minerali dalla salamoia (come potassio, magnesio e metalli rari) trasformano i rifiuti in risorse utili, riducendo l’impatto ambientale.
Infine, l’adozione di recuperatori di energia, intelligenza artificiale per ottimizzare i consumi e moduli containerizzati sta rendendo i nuovi impianti più efficienti e adattabili, con un settore che registra una forte crescita di investimenti sostenibili e un ruolo sempre più centrale nella strategia globale di sicurezza idrica
Conclusione
La dissalazione rappresenta una risposta concreta e strategica alle sfide globali della scarsità d’acqua, soprattutto in aree aride o soggette a siccità ricorrenti. Pur comportando costi elevati e impatti ambientali legati al consumo energetico e alla gestione della salamoia, il progresso tecnologico, l’adozione di energie rinnovabili e i sistemi innovativi di recupero energetico rendono la dissalazione sempre più praticabile e sostenibile. Risulta evidente, però, che la dissalazione da sola non può essere la soluzione unica: interventi paralleli come il risanamento delle reti idriche, la riduzione delle perdite e una gestione più efficiente della distribuzione dell’acqua rappresentano un’alternativa economicamente vantaggiosa e meno impattante.
Dal punto di vista ambientale, la quantità di acqua dolce estraibile dai mari è virtualmente illimitata, ma in pratica ogni impianto può soddisfare solo una frazione del fabbisogno regionale: anche i più grandi impianti attuali producono al massimo alcune centinaia di migliaia di metri cubi al giorno, una quota minima rispetto all’intero consumo globale. Ciò significa che la dissalazione deve essere integrata con politiche di risparmio, riciclo e gestione sostenibile delle risorse naturali.
Ilaria Brozzi