Se il ministro Nordio dà seguito all'annuncio di un'iniziativa legale, Sigfrido Ranucci dovrà difendersi in giudizio senza il supporto dell'ufficio legale della RAI. La lettera di richiamo inviata il 30 aprile dall'azienda al conduttore di Report non è un avvertimento con effetti esclusivamente simbolici: esclude in modo esplicito la copertura giuridica che normalmente accompagna le inchieste trasmesse sui canali aziendali. È una differenza sostanziale rispetto alla prassi abituale con cui la RAI gestisce i procedimenti legali che coinvolgono i propri giornalisti nell'esercizio delle loro funzioni.
La lettera RAI: i due addebiti al conduttore di Report
Il documento notificato a Ranucci contesta due violazioni distinte. La prima riguarda la sostanza: durante la puntata di È sempre Cartabianca su Rete 4, il conduttore ha riferito in diretta una notizia che lui stesso ha riconosciuto di non aver verificato in modo autonomo prima della trasmissione. Per la RAI questa ammissione è centrale: l'azienda precisa che il richiamo si applica a prescindere dal fatto che la notizia possa in futuro rivelarsi fondata. La condotta contestata è la diffusione di informazioni non verificate, indipendentemente dalla loro eventuale veridicità.
La seconda violazione riguarda il mandato. L'autorizzazione che Ranucci aveva ricevuto per comparire sul programma di Bianca Berlinguer copriva esclusivamente la presentazione del suo libro: la partecipazione a dibattiti di attualità su temi politici sensibili era fuori dall'accordo con l'azienda. La RAI precisa inoltre che i propri dipendenti sono tenuti a rispettare i principi del servizio pubblico anche quando si esprimono al di fuori delle trasmissioni aziendali.
La clausola che pesa di più: nessuna copertura legale
Il passaggio più rilevante della lettera riguarda la copertura legale. Per le inchieste di Report trasmesse sui canali RAI, i giornalisti possono contare normalmente sul supporto dell'ufficio legale aziendale in caso di querele o azioni civili. È una prassi standard nei grandi gruppi editoriali: il datore di lavoro difende il giornalista quando le notizie pubblicate nell'ambito del suo mandato redazionale danno origine a procedimenti giudiziari.
In questo caso il ragionamento della RAI è diverso. Le parole pronunciate a Cartabianca non sono state trasmesse su un canale dell'azienda, non sono passate per supervisione editoriale interna e riguardano un tema che non rientrava nell'autorizzazione ricevuta. La RAI non le considera quindi proprie dal punto di vista editoriale e non intende assumersene la responsabilità legale. Per Ranucci l'effetto pratico è diretto: se Nordio porta avanti la querela annunciata, le spese legali e la difesa giudiziaria restano a suo carico personale.
Cosa disse Ranucci a Cartabianca e la smentita di Nordio in diretta
Ospite di È sempre Cartabianca, Ranucci aveva riferito una testimonianza raccolta secondo cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio sarebbe stato ospite del ranch in Uruguay di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. La dichiarazione è arrivata mentre si discuteva della possibilità di una grazia per Minetti, condannata in via definitiva nell'ambito del processo Ruby.
Nordio ha smentito in diretta: ha dichiarato di essere stato in Uruguay per una missione ufficiale con spostamenti documentati, ma di non aver mai incontrato Cipriani né essere stato nella sua proprietà. Il ministro ha annunciato di valutare le vie legali. Sul piano politico, la deputata Augusta Montaruli, vicepresidente della Commissione di Vigilanza RAI e membro di Fratelli d'Italia, aveva già chiesto all'azienda di prendere provvedimenti formali prima che la lettera venisse inviata.
La lettera di richiamo della RAI a Ranucci fissa un confine operativo preciso per i giornalisti del servizio pubblico: le dichiarazioni rese su una rete concorrente, su argomenti non coperti dall'autorizzazione ricevuta, non rientrano nella protezione giuridica che l'ufficio legale aziendale garantisce per il lavoro redazionale interno. Per chi lavora in RAI e compare in trasmissioni esterne, il caso stabilisce in modo formale le conseguenze concrete di questa distinzione.