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Povertà educativa, il divario Nord-Sud misurato dal rapporto ISTAT
Editoriali

Povertà educativa, il divario Nord-Sud misurato dal rapporto ISTAT

Il rapporto ISTAT 2025 fotografa un'Italia spaccata: dispersione implicita al 23,6% in Sicilia contro il 12,3% nazionale. I dati per regione.

Il richiamo a Maria Montessori nell'editoriale di Tecnica della Scuola riporta la povertà educativa nei convegni pedagogici come cornice morale, con il dato del milione di minori coinvolti citato senza dettagli. Il rapporto ISTAT 2025 dice però un'altra cosa: il fenomeno si misura, ed è distribuito in modo diseguale sul territorio. Continua a valere quello che avevamo scritto sulla nostra linea editoriale per la ripartenza della scuola nel 2026, e cioè che i dati vengono prima dei principi.

Il quadro dei numeri

I dati del Rapporto ISTAT sulla povertà educativa 2025 restituiscono un'immagine dettagliata. Il 37% dei minori italiani vive in case con al massimo 25 libri. Il 35,6% dei bambini e ragazzi tra 3 e 19 anni non pratica alcuno sport. Il 42,7% degli iscritti alla scuola dell'infanzia e primaria è fuori dal tempo pieno. Il 20,7% ha almeno un genitore con basso titolo di studio: la scolarità dei figli continua a dipendere da quella dei padri e delle madri, come cinquant'anni fa.

Sono numeri che non compaiono nelle riflessioni pedagogiche ma spiegano perché creare un ambiente educativo resta un obiettivo asimmetrico: in un terzo delle famiglie italiane le condizioni materiali per farlo semplicemente mancano.

Il divario regionale che pesa

Il dato più duro riguarda però la mappa. Nell'audizione al Senato del 7 ottobre 2025, ISTAT ha certificato che il rischio di dispersione implicita in terza media è del 12,3% a livello nazionale, ma sale al 23,6% in Sicilia, al 21,2% in Calabria, al 20,7% in Sardegna. Nelle stesse regioni la quota di studenti di terza media che non raggiunge la sufficienza in matematica arriva al 62% in Sicilia, al 59,5% in Calabria, al 57,9% in Sardegna. In Umbria e nella Provincia autonoma di Trento le stesse percentuali si fermano intorno al 33%.

Il divario parte dal nido. La copertura dei posti nei servizi educativi per i bambini sotto i tre anni è del 30% in media, ma scende al 13,2% in Campania, al 13,9% in Sicilia, al 15,7% in Calabria. In Umbria è al 46,5%, in Emilia-Romagna al 43,1%. Un bambino nato a Bologna ha oltre tre volte più probabilità di frequentare un asilo pubblico rispetto a un coetaneo nato a Napoli. Il resto, competenze in terza media, dispersione al liceo, abbandono precoce, segue questa curva.

Cosa manca alla scuola per rispondere

La scuola italiana non ha oggi strumenti calibrati sui divari. Il tempo pieno è previsto per meno del 60% degli iscritti alla primaria ed è distribuito a macchia di leopardo: dove servirebbe di più, per compensare il contesto familiare, è più raro. Nel frattempo la VII Commissione della Camera unisce intelligenza artificiale a scuola e classi montane in un unico pacchetto, come se la marginalità territoriale fosse un tema estetico e non la prima causa dei numeri appena visti.

L'educazione all'affettività, i patti educativi, la formazione dei docenti sono leve necessarie ma agiscono su un terreno già modellato prima dell'ingresso in aula. Chi insegna in una scuola di Scampia o di Librino non ha le stesse condizioni di partenza di chi lavora a Sesto San Giovanni, e la retorica della presenza educativa come categoria universale ignora questa asimmetria. Anche quando il ministero celebra Oriana Fallaci ma nella scuola resta in circolo solo la maturità 2023, il segnale è lo stesso: le priorità simboliche corrono più veloci delle misure che riducono i divari.

La Commissione scientifica interistituzionale sulla povertà educativa, istituita presso ISTAT nel 2023, dovrà consegnare entro il 2026 un set di indicatori standard utili a condizionare le risorse ai risultati. Fino ad allora il divario continuerà a essere un dato di ingresso della scuola italiana, non un obiettivo di riduzione.

Domande frequenti

Che cosa si intende per povertà educativa secondo il rapporto ISTAT 2025?

La povertà educativa è la condizione in cui i minori non hanno accesso alle risorse e alle opportunità necessarie per apprendere e svilupparsi, come libri, sport, tempo pieno a scuola e genitori con un alto livello di istruzione.

Quali sono i principali dati emersi sulla povertà educativa in Italia?

Il rapporto ISTAT 2025 evidenzia che il 37% dei minori vive in case con pochi libri, il 35,6% non pratica sport, il 42,7% è fuori dal tempo pieno e il 20,7% ha almeno un genitore con basso titolo di studio.

Come si manifesta il divario Nord-Sud nella povertà educativa?

I dati mostrano che il rischio di dispersione scolastica e il basso rendimento sono molto più alti nelle regioni del Sud, come Sicilia, Calabria e Sardegna, rispetto al Centro-Nord, e la copertura dei servizi educativi per i più piccoli è significativamente inferiore.

Quali sono le criticità della scuola italiana nel rispondere alla povertà educativa?

La scuola italiana dispone di pochi strumenti calibrati sui divari territoriali e sociali; il tempo pieno è distribuito in modo disomogeneo e spesso manca proprio dove sarebbe più necessario per compensare le difficoltà del contesto familiare.

Cosa si sta facendo a livello istituzionale per affrontare la povertà educativa?

È stata istituita una Commissione scientifica interistituzionale presso ISTAT, che entro il 2026 dovrà definire indicatori standard per orientare le risorse in base ai risultati, ma fino ad allora il divario resta una caratteristica strutturale del sistema educativo italiano.

Pubblicato il: 22 settembre 2026 alle ore 14:29

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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