Oltre 1,2 miliardi di euro di minori entrate ogni anno, 1,8 milioni di lavoratori coinvolti, un «dumping salariale» che aprirebbe la strada a procedure d'infrazione europee. Sono le stime con cui Luigi Galdabini, presidente di Confindustria Varese, ha scritto ai parlamentari del territorio contro la riforma dell'artigianato in cantiere a Palazzo Chigi.
Cosa prevede la delega artigianato
La cornice è la Legge 11 marzo 2026 n. 34 su Normattiva, la legge annuale sulle PMI entrata in vigore il 7 aprile 2026. L'articolo 15 delega il Governo a riscrivere entro il 7 gennaio 2027 la legge quadro n. 443 del 1985, con l'obiettivo di adeguare la disciplina alle trasformazioni di mercato, rimuovere vincoli dimensionali obsoleti e valorizzare l'apporto dell'imprenditore artigiano al processo produttivo.
Nel mirino di Galdabini c'è soprattutto l'ipotesi di portare fino a 50 dipendenti il limite dimensionale dell'impresa artigiana. Un intervento che, secondo Confindustria Varese, allargherebbe la disciplina anche a realtà che per dimensione e caratteristiche produttive operano di fatto come industriali. La frase chiave della lettera: «non può essere la politica a definire l'industria».
I numeri della riforma artigianato: la lettera di Galdabini sotto esame
La parte più dura della lettera è il conto economico. Confindustria Varese confronta due livelli dei CCNL metalmeccanico e tessile e sostiene che il passaggio dalla contrattazione industriale a quella artigiana costerebbe al singolo lavoratore oltre 5mila euro lordi annui nel metalmeccanico (26.989 contro 21.867 euro) e circa 3.900 euro nel tessile. Da qui la stima aggregata: 800 milioni di minori contributi INPS e altri 400 milioni di IRPEF ogni anno, con un bacino di 1,8 milioni di lavoratori teoricamente esposti.
Due dati, però, rimettono quelle cifre in prospettiva. Il primo è di contesto: secondo l'ultimo rapporto dell'Ufficio studi di Confartigianato su dati InfoCamere, in Italia ci sono 1,26 milioni di imprese artigiane con 2,64 milioni di occupati e una dimensione media di 2,5 addetti. La platea potenziale esiste, ma la maggioranza assoluta delle imprese artigiane resta molto al di sotto delle soglie oggetto della riforma.
Il secondo dato è dentro il testo stesso della delega. Confartigianato ricorda che l'innalzamento del limite non è generalizzato, ma vale solo per imprese già artigiane che aumentano l'organico, con differenziazioni per settore. E soprattutto che è prevista una clausola di neutralità finanziaria: le imprese artigiane che superano le soglie ordinarie applicheranno la stessa contribuzione previdenziale delle industriali di pari dimensione. Il presupposto del calcolo «1,2 miliardi di minori entrate», cioè il passaggio automatico di tutti i lavoratori a condizioni più leggere, non trova riscontro nel perimetro della delega.
L'iter della riforma artigianato: audizioni e scadenze
La discussione resta aperta sotto due profili. Il primo è politico: Confindustria Varese chiede un'audizione parlamentare, un tavolo tecnico con tutte le parti sociali e una simulazione ufficiale degli effetti su contributi, fisco e rappresentanza. Confartigianato replica che la delega elimina una «gabbia» che spinge gli artigiani a non assumere oltre certe soglie per non perdere la qualifica.
Il secondo profilo è giuridico. L'accusa di «elementi di incostituzionalità» e di contrasto con le direttive europee su appalti e salari minimi dovrà passare al vaglio della Ragioneria dello Stato e dei pareri parlamentari sui decreti attuativi. La riforma 2027 su depressione e invalidità e altri cantieri normativi condividono con l'artigianato la stessa cornice temporale: tutto si gioca sui decreti legislativi che il Governo dovrà emanare prima di gennaio.
Nel frattempo le soglie attuali restano quelle del 1985. Lo scontro tra Confindustria e Confartigianato non blocca la delega ma rende sempre più centrale la questione sollevata anche dal think tank Rhine Group di Draghi e Collison: competere sui costi del lavoro o sulla qualità del lavoro è una scelta politica, non solo contabile.
Domande frequenti
Cosa prevede la delega artigianato approvata nel 2026?
La delega artigianato autorizza il Governo a riscrivere la legge quadro n. 443 del 1985 per adeguare la disciplina alle trasformazioni di mercato, rimuovere vincoli dimensionali obsoleti e valorizzare il ruolo dell'imprenditore artigiano.
Quali sono le principali critiche di Confindustria alla riforma dell'artigianato?
Confindustria contesta l'ipotesi di innalzamento del limite dimensionale delle imprese artigiane fino a 50 dipendenti, temendo dumping salariale, minori entrate fiscali e contributive, e un ampliamento della disciplina artigiana verso realtà di fatto industriali.
Come risponde Confartigianato alle preoccupazioni sollevate da Confindustria?
Confartigianato sottolinea che l'innalzamento del limite riguarda solo imprese già artigiane che aumentano l'organico e che è prevista una clausola di neutralità finanziaria, con contribuzione previdenziale equiparata a quella industriale per le imprese oltre le soglie.
Quali sono le conseguenze economiche stimate da Confindustria per la riforma?
Confindustria stima una perdita annua di oltre 1,2 miliardi di euro tra contributi INPS e IRPEF, con un impatto potenziale su 1,8 milioni di lavoratori, ma queste cifre sono ridimensionate dal fatto che la maggioranza delle imprese artigiane resta sotto le nuove soglie.
Qual è lo stato attuale dell'iter della riforma artigianato?
La riforma è in discussione: Confindustria chiede audizioni e simulazioni ufficiali, mentre la valutazione di conformità costituzionale e comunitaria è affidata alla Ragioneria dello Stato e ai pareri parlamentari sui decreti attuativi, da emanare entro gennaio 2027.
Che impatto potrebbe avere la riforma sulla qualità del lavoro nel settore artigiano?
Il dibattito solleva il tema della competizione tra costi e qualità del lavoro: la riforma potrebbe incidere sulle condizioni retributive, ma la scelta tra competitività sui costi o sulla qualità resta una questione politica centrale.