Sommario
- Il peso dell'effetto sorpresa
- I numeri delle dichiarazioni in Italia
- Il primo trimestre 2026: trend in evoluzione
- Il confronto con il 2025
- Il nodo delle decisioni prese all'ultimo momento
- Il diritto di cambiare idea
- Una questione di informazione preventiva
- Domande frequenti
Il peso dell'effetto sorpresa
Un cittadino su due decide sul momento. Quasi il 40% di chi rinnova la carta d'identità arriva allo sportello del Comune senza sapere che gli verrà posta una domanda cruciale: vuole esprimere la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti? Il dato emerge da un'indagine condotta da Noto Sondaggi per conto del Centro nazionale trapianti (Cnt) e presentata il 15 aprile 2026 a Roma. La fotografia è nitida e, per certi versi, allarmante. Una scelta che riguarda la vita e la morte, il gesto più generoso che un essere umano possa compiere dopo la propria fine, viene affrontata da milioni di persone come un adempimento burocratico imprevisto, al pari di una firma su un modulo qualsiasi. L'effetto sorpresa non è un dettaglio marginale: condiziona profondamente l'esito della dichiarazione. Chi non si aspetta la domanda tende a rifiutare o a non esprimersi affatto, privando il sistema sanitario di potenziali donatori e, in ultima analisi, riducendo le possibilità di salvare vite attraverso i trapianti.
I numeri delle dichiarazioni in Italia
Le cifre complessive offrono un quadro articolato. Al 15 aprile 2026, le dichiarazioni di volontà totali registrate in Italia ammontano a 26.655.989. Di queste, la stragrande maggioranza, pari a 24.860.815, è stata raccolta presso gli sportelli comunali al momento dell'emissione o del rinnovo della carta d'identità elettronica. Tra chi si è espresso in Comune, il 65,7% ha dato il consenso alla donazione, mentre il 34,3% si è opposto. Il quadro migliora leggermente se si considerano anche le dichiarazioni effettuate tramite le Asl e l'Associazione italiana per la donazione di organi (Aido): in questo caso i consensi salgono al 67,9%, con le opposizioni che scendono al 32,1%. Due italiani su tre, dunque, quando scelgono, scelgono di donare. Il problema risiede in quel terzo che rifiuta e, soprattutto, nella quota consistente di persone che preferisce non esprimersi. L'astensione non equivale a un rifiuto formale, ma nella pratica clinica complica enormemente le procedure, perché la decisione ricade sui familiari in un momento di dolore estremo.
Il primo trimestre 2026: trend in evoluzione
I dati relativi ai primi tre mesi del 2026 permettono di analizzare le tendenze più recenti. Nel periodo gennaio-marzo sono state emesse 2.618.710 carte d'identità elettroniche a cittadini maggiorenni. Di fronte alla domanda sulla donazione, però, solo 1.624.709 persone hanno espresso una volontà, il che significa che circa il 38% ha scelto di non pronunciarsi. Tra chi ha risposto, il 61,1% ha dato il proprio consenso, mentre il 38,9% ha rifiutato. Il tasso di consenso del primo trimestre 2026 segna un lieve miglioramento rispetto all'anno precedente, un segnale che le campagne di sensibilizzazione potrebbero iniziare a produrre effetti. Resta tuttavia elevata la percentuale di chi si astiene. Quasi quattro persone su dieci, poste di fronte a una domanda inattesa, preferiscono non schierarsi. Un comportamento comprensibile dal punto di vista psicologico, meno accettabile se si considera che dietro ogni mancata dichiarazione si nasconde un'opportunità persa per chi attende un trapianto salvavita.
Il confronto con il 2025
Guardare ai dati dell'intero 2025 aiuta a contestualizzare il fenomeno. Lo scorso anno sono state rilasciate 6.387.071 carte d'identità elettroniche a maggiorenni, un volume imponente che testimonia il progressivo completamento della transizione al formato digitale. Le dichiarazioni di volontà registrate sono state 3.769.941, con un rapporto tra consensi e opposizioni pari al 59,9% contro il 40,1%. Il confronto con il primo trimestre 2026 evidenzia un incremento di oltre un punto percentuale nei consensi, dal 59,9% al 61,1%. Un progresso modesto in termini assoluti, ma significativo su una platea di milioni di cittadini. Ogni punto percentuale in più si traduce in migliaia di potenziali donatori aggiuntivi. Va ricordato che l'Italia, nonostante le difficoltà informative, si colloca tra i paesi europei con i migliori tassi di donazione effettiva. Il sistema trapiantologico italiano è considerato un'eccellenza, ma la domanda di organi supera ancora largamente l'offerta disponibile, con liste d'attesa che per alcuni organi si misurano in anni.
Il nodo delle decisioni prese all'ultimo momento
Il cuore del problema sta nella dinamica della scelta improvvisata. L'indagine del Cnt rivela un dato particolarmente eloquente: il 58% di chi ha detto no alla donazione ha preso questa decisione proprio davanti allo sportello, senza averci riflettuto prima. Ancora più significativo il comportamento di chi si è astenuto: quasi l'80% di coloro che non hanno espresso alcuna volontà ha deciso di non farlo in quel preciso istante, colto alla sprovvista dalla domanda. Si tratta di un meccanismo psicologico ben noto: di fronte a una scelta complessa e carica di implicazioni emotive, la reazione istintiva è la chiusura, il rifiuto o la fuga dalla decisione. Questo schema si ripete con regolarità e suggerisce che il vero ostacolo non è l'opposizione ideologica alla donazione, che riguarda una minoranza, ma la mancanza di preparazione. Chi arriva allo sportello già informato e con un'opinione formata tende a esprimere il consenso con percentuali molto più elevate rispetto alla media.
Il diritto di cambiare idea
Giuseppe Feltrin, direttore del Centro nazionale trapianti, ha sottolineato un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico. "È probabile che i cittadini non sappiano di avere la possibilità di cambiare la loro volontà in qualsiasi momento", ha dichiarato durante la presentazione di un nuovo spot di sensibilizzazione. La dichiarazione resa allo sportello comunale, infatti, non è irreversibile. Chi ha espresso un rifiuto può modificare la propria posizione recandosi nuovamente in Comune, presso la propria Asl o attraverso l'Aido. Allo stesso modo, chi ha dato il consenso può revocarlo in qualsiasi momento. Questa flessibilità, pensata per tutelare la libertà individuale, è paradossalmente poco conosciuta e contribuisce a irrigidire le posizioni di chi, temendo di compiere una scelta definitiva sotto pressione, preferisce non esprimersi. La reversibilità della dichiarazione dovrebbe invece rassicurare i cittadini, incoraggiandoli a esprimere la propria volontà senza il timore di restare vincolati a una decisione presa in fretta.
Una questione di informazione preventiva
La sintesi di questi dati conduce a una conclusione chiara: il problema non è la generosità degli italiani, ma l'informazione che li raggiunge, o non li raggiunge, prima del momento decisivo. Due terzi di chi si esprime sceglie di donare. Eppure milioni di cittadini arrivano impreparati a un appuntamento che potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte di qualcun altro. Le campagne istituzionali esistono, lo spot presentato dal Cnt ne è la dimostrazione, ma evidentemente non bastano a colmare il divario informativo. Servirebbero interventi più capillari: comunicazioni preventive inviate insieme alla convocazione per il rinnovo del documento, materiali informativi distribuiti nelle sale d'attesa, coinvolgimento dei medici di base come primi interlocutori. Il dato del 40% di cittadini colti di sorpresa rappresenta al tempo stesso un fallimento comunicativo e un'opportunità enorme. Perché se quelle persone venissero raggiunte in anticipo, con informazioni chiare e tempo per riflettere, la percentuale di consensi potrebbe crescere in modo significativo, accorciando le liste d'attesa e salvando più vite.