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Addio al test d’ingresso a Medicina: la Camera approva la riforma
Editoriali

Addio al test d’ingresso a Medicina: la Camera approva la riforma

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Storica decisione: dal 2025 l’accesso sarà libero per il primo semestre, poi selezione in base agli esami. Esultano governo e studenti, critiche dall’opposizione.

ROMA – La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la riforma sull’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, eliminando il tradizionale test d’ingresso che per anni ha rappresentato un ostacolo per migliaia di aspiranti medici. Con 149 voti favorevoli e 63 contrari, la norma introduce un nuovo sistema di selezione basato sulle performance accademiche del primo semestre di studi.

Cosa cambia? A partire dall’anno accademico 2025-2026, chiunque vorrà iscriversi a Medicina potrà farlo senza test preliminari. Tuttavia, la selezione avverrà in seguito: nel corso del primo semestre, gli studenti dovranno sostenere esami obbligatori in materie fondamentali come biologia, chimica e fisica. I risultati ottenuti determineranno l’accesso al secondo semestre, con un sistema di graduatoria nazionale. Chi non rientrerà nei posti disponibili potrà reindirizzarsi verso altri corsi di laurea affini nel settore sanitario e biomedico.

Le reazioni politiche Il governo esulta per il traguardo raggiunto. La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha commentato: “Finalmente Medicina volta pagina: superiamo il numero chiuso e diciamo addio ai test d’ingresso che per troppo tempo hanno spezzato i sogni di tanti giovani. Ora si premia il merito e la reale preparazione”.

Dall’opposizione, però, arrivano forti critiche. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle contestano il provvedimento, definendolo un “bluff”. “Non si elimina davvero il numero chiuso, si spostano solo le difficoltà più avanti, lasciando gli studenti in un limbo di incertezza”, ha dichiarato Irene Manzi (PD).

Medici in fuga e carenza di professionisti Uno degli obiettivi della riforma è arginare la cronica carenza di medici in Italia, un problema acuito dalla fuga di giovani laureati all’estero e dall’invecchiamento del personale sanitario. L’abolizione del test potrebbe favorire un maggior numero di studenti e, nel lungo periodo, portare più professionisti nel Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, restano dubbi sulla capacità delle università di sostenere il prevedibile aumento di iscritti nei primi mesi di corso.

Cosa succede ora? Il governo dovrà ora emanare i decreti attuativi per definire nei dettagli il nuovo sistema. Le università, nel frattempo, dovranno adeguarsi per gestire l’afflusso iniziale degli studenti e garantire che la selezione avvenga in maniera equa e trasparente. Resta da vedere se la riforma riuscirà a colmare il divario tra domanda e offerta nel settore medico, senza creare nuove criticità.

Il test di Medicina, che per anni ha fatto discutere, potrebbe presto diventare solo un ricordo. Ma sarà davvero una rivoluzione o solo un cambiamento di facciata? Il dibattito è aperto.

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