L'astrofotografo italiano Stefano Pellegrini ha vinto la categoria Skyscapes del concorso Zwo Astronomy Photographer of the Year 2026 del Royal Observatory di Greenwich con una foto scattata a settemila chilometri da casa. Ha immortalato le scie stellari nel Parco Nazionale di Nxai Pan, in Botswana, e nella sua stessa nota ha spiegato perché: il cielo del Botswana è privo di inquinamento luminoso.
L'immagine premiata a Greenwich
La foto, intitolata *Botswana Star Trail*, è il risultato di 340 pose scattate in quattro ore la notte del 24 agosto 2025, poi combinate in post-produzione per ottenere le scie colorate che disegnano cerchi concentrici sopra i baobab del Parco Nazionale di Nxai Pan. Pellegrini è già stato notato in campo internazionale: la NASA ha selezionato tre sue immagini come Astronomy Picture of the Day.
L'edizione 2026 del concorso ha raccolto migliaia di candidature da decine di paesi. Il primo premio assoluto è andato al kuwaitiano Ali Al-Obaidli con *The Quiet Predator*, ritratto della Nebulosa Squalo che ha vinto anche la categoria Stars and Nebulae. Il titolo di miglior giovane astrofotografo dell'anno è del quindicenne greco Nikolaos Strimpoulis. Tutti i vincitori sono in mostra al National Maritime Museum di Londra dal 18 settembre.
Perché per una foto così bisogna andare in Africa
Il dettaglio del Botswana non è geografico, è tecnico. Secondo il *World Atlas of Artificial Night Sky Brightness* pubblicato su Science Advances da Fabio Falchi, Pierantonio Cinzano e colleghi nel 2016, oltre il 99% della popolazione europea e statunitense vive sotto cieli con inquinamento luminoso; il 60% degli europei non vede più la Via Lattea da dove abita; l'88% del territorio del continente europeo ha notti alterate dalla luce artificiale.
L'Italia è tra i paesi europei peggio posizionati in classifica: la pianura padana è una delle aree più illuminate del pianeta. Il divario con il Botswana è quantificabile in ore di posa: dove Pellegrini ha ottenuto un cielo pulito in una notte, lo stesso risultato in Italia richiederebbe di raggiungere aree remote come l'Appennino centrale, la Sardegna interna o alcune vallate alpine, e comunque con esposizioni più lunghe.
Il paradosso per la scuola italiana
Il tema tocca direttamente la didattica. Le Indicazioni nazionali per il primo ciclo (2012) chiedono l'osservazione del cielo, dei moti terrestri e delle eclissi già alla scuola secondaria di primo grado; nei licei scientifici l'astronomia rientra nelle Scienze della Terra del primo biennio. Il laboratorio naturale, però, è sparito quasi ovunque: fare astronomia osservativa con una classe significa oggi organizzare un'uscita in aree buie certificate o ripiegare sui planetari didattici.
È lo stesso genere di allontanamento raccontato su altri fronti culturali, come il crollo della lettura dopo i 12 anni, che sposta i ragazzi proprio dagli strumenti che rendono possibile la curiosità scientifica.
Cosa può fare oggi una scuola
Non tutto è perduto. L'INAF organizza da trent'anni la Scuola Estiva di Astronomia insieme al MIM, il portale EduINAF raccoglie percorsi didattici gratuiti per i docenti e il Piano Lauree Scientifiche di Fisica sostiene laboratori come *Il cielo come laboratorio* nelle scuole secondarie di secondo grado.
Sul fronte extrascolastico, i musei più innovativi da inserire in una gita di classe restano una delle poche vie per far vedere agli studenti fenomeni che dalla finestra di camera non si vedono più. Anche la cooperazione internazionale sul fronte culturale, come l'accordo di Pechino tra Istituto italiano di cultura e Fondazione Italia Cina, apre scambi che restano un modo per costruire ponti tra saperi diversi.
Tutto questo resta però fuori scala rispetto al problema di fondo: senza scelte di pianificazione sull'illuminazione pubblica, l'astronomia osservativa a scuola in Italia sarà sempre più un'attività di nicchia riservata a chi può permettersi una gita in quota. La foto di Pellegrini vale il primo premio a Greenwich; per chi progetta didattica delle scienze in Italia vale come promemoria che il cielo, prima di essere materia scolastica, deve tornare a essere visibile.
Domande frequenti
Perché Stefano Pellegrini ha scelto il Botswana per scattare la sua foto premiata?
Stefano Pellegrini ha scelto il Botswana perché il cielo è privo di inquinamento luminoso, permettendo di ottenere immagini di qualità superiore rispetto a quelle scattate in Europa o negli Stati Uniti.
In cosa consiste la foto vincitrice di Pellegrini e come è stata realizzata?
La foto 'Botswana Star Trail' è composta da 340 pose scattate in quattro ore e successivamente unite in post-produzione, mostrando le scie stellari sopra i baobab del Parco Nazionale di Nxai Pan.
Qual è la situazione dell'inquinamento luminoso in Italia rispetto ad altri paesi?
L'Italia è tra i paesi europei più colpiti dall'inquinamento luminoso, con zone come la pianura padana tra le aree più illuminate al mondo, rendendo difficile l'osservazione del cielo notturno.
Come viene trattata l'astronomia nell'istruzione scolastica italiana?
L'astronomia è prevista nei programmi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, ma la possibilità di osservazioni dirette è spesso limitata dall'inquinamento luminoso e dalla mancanza di laboratori naturali.
Quali opportunità esistono oggi per avvicinare gli studenti italiani all'astronomia?
Esistono iniziative come la Scuola Estiva di Astronomia dell'INAF, percorsi didattici sul portale EduINAF e laboratori sostenuti dal Piano Lauree Scientifiche, oltre a visite a musei e planetari innovativi.
Quali sono le principali difficoltà per l'astronomia osservativa nelle scuole italiane?
La principale difficoltà è l'inquinamento luminoso, che rende necessario organizzare uscite in aree remote o fare affidamento su planetari e musei, limitando l'accesso all'osservazione diretta del cielo per la maggioranza degli studenti.