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Libri verdi velenosi: la tinta brillante che contiene arsenico
Cultura

Libri verdi velenosi: la tinta brillante che contiene arsenico

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I libri verdi velenosi dell'Ottocento contengono arsenico nella copertina: dal Poison Book Project ai casi in Italia. Come riconoscerli.

Indice: Storia del verde velenoso: dal 1814 alla diffusione globale | Come riconoscere un libro velenoso passo per passo | Il Poison Book Project e i casi italiani | Rischi per la salute: quando un libro è davvero pericoloso | Errori comuni sui libri verdi velenosi | Domande frequenti

Storia del verde velenoso: dal 1814 alla diffusione globale

Nel 1814 a Schweinfurt, in Germania, la Wilhelm Dye and White Lead Company mette in commercio per la prima volta l'acetato arsenito di rame, un pigmento dalla tinta verde brillante ottenuto combinando acetato di rame e triossido di arsenico. Nei cataloghi dell'epoca circola come "verde di Schweinfurt", "verde di Parigi" o "verde di Vienna".

Il colore è affascinante e, soprattutto, economico. Nel giro di cinquant'anni il pigmento fa il giro del mondo: colora vestiti, carte da parati, giocattoli e le copertine dei libri. Proprio in quegli anni l'editore inglese William Pickering e il rilegatore Archibald Leighton rivoluzionano il settore librario inventando la copertina in tessuto, più economica e resistente della pelle. Il tessuto si presta benissimo ad assorbire il pigmento verde, e la combinazione diventa lo standard per decenni.

La cattiva fama arriva presto: gli oggetti colorati con il verde di Schweinfurt rilasciano una polvere che provoca pruriti, irritazioni e, in alcuni casi, malesseri più gravi. Il pigmento si sgretola, viene inalato e ingerito. Nella seconda metà dell'Ottocento i libri colorati con l'arsenico escono dalla produzione, ma restano sugli scaffali di librerie, biblioteche e case private di tutto il mondo.

Come riconoscere un libro velenoso passo per passo

Il Poison Book Project e i casi italiani

La svolta nella ricerca avviene nel 2019, quando Melissa Tedone, responsabile del laboratorio di conservazione del Winterthur Museum, Garden & Library nel Delaware, esamina un volume del 1857 intitolato "Rustic Adornments for Homes of Taste". La copertina verde perde colore al solo sfiorarla. Tedone intuisce che si tratta di un pigmento, non di un colorante: la differenza è cruciale perché i pigmenti si depositano sulla superficie del tessuto e si polverizzano, a differenza dei coloranti che penetrano nella fibra.

L'intuizione apre una ricerca sistematica che porta alla nascita del Poison Book Project, un programma interdisciplinare tra il Winterthur Museum e l'Università del Delaware dedicato alla mappatura, catalogazione e conservazione di questi volumi. Al 4 maggio 2024 il database conta 313 libri, stampati a Londra, Parigi, Berlino, Edimburgo, New York, Philadelphia e Boston.

L'Italia non è esente. Nel 2024, la Biblioteca Nazionale di Francia e la Biblioteca Universitaria di Strasburgo annunciano il ritiro di alcuni volumi dagli scaffali. La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze individua una copia de "The Uncommercial Traveller" di Charles Dickens con una copertina potenzialmente contaminata. Il volume è stato posto in sicurezza in una busta sigillata.

Rischi per la salute: quando un libro è davvero pericoloso

L'arsenico è una sostanza tossica: per inalazione o contatto con piccole quantità può causare irritazioni cutanee, dolore addominale, diarrea, stordimento e letargia. Esposizioni prolungate o consistenti portano a danni permanenti, patologie respiratorie e disfunzioni neurologiche.

Il rischio legato ai libri va contestualizzato. Le quantità di arsenico presenti nel pigmento sono modeste, e il semplice contatto occasionale - sfiorare la copertina, sfogliare le pagine, tenere il volume in mano per qualche minuto - non è sufficiente a provocare danni. A meno che non si ingerisca la copertina, la pericolosità per chi maneggia il libro in modo saltuario è minima.

Diverso è il discorso per bibliotecari, conservatori e ricercatori che lavorano a lungo con questi volumi. Per loro il Poison Book Project raccomanda l'uso di guanti usa e getta, la manipolazione in ambienti protetti e la conservazione in buste sigillate con avvisi di cautela. Chi sospetta di aver manipolato un volume senza protezioni dovrebbe lavarsi le mani con acqua e sapone.

Errori comuni sui libri verdi velenosi

Credere che tutti i libri verdi antichi siano pericolosi: il verde di Schweinfurt è uno dei tanti pigmenti usati nell'editoria ottocentesca. Non ogni volume con copertina verde contiene arsenico: per confermarlo serve un'analisi di laboratorio. Il colore è un segnale, non una certezza.

Confondere pigmento e colorante: il pigmento si deposita sulla superficie del tessuto e può staccarsi in polvere; il colorante penetra nella fibra e non si polverizza. Solo i pigmenti arsenicali costituiscono un rischio reale per inalazione. La distinzione è importante per non trattare con eccessive precauzioni libri che non la richiedono.

Pensare che il rischio sia eliminato dalla patina del tempo: l'arsenico non decade nel corso dei secoli. Un libro del 1860 conservato in una biblioteca è potenzialmente tanto pericoloso quanto il giorno in cui è stato rilegato, specialmente se la copertina è deteriorata e la polvere si stacca facilmente.

Affidarsi solo all'aspetto visivo: il colore turchese o verde pastello può indicare un volume scolorito, ma la tinta originale di alcuni libri era quasi azzurra o grigio-verdastra. Solo la fluorescenza a raggi X (XRF) dà una risposta definitiva.

Domande frequenti

Dove posso consultare il database del Poison Book Project?

Il database è disponibile sul sito ufficiale del Poison Book Project dell'Università del Delaware. Contiene i titoli censiti con data di pubblicazione, editore, luogo di stampa e informazioni sulla rilegatura. Al maggio 2024 raccoglie oltre 313 volumi provenienti da tutto il mondo.

Se trovo un libro verde antico al mercatino, cosa devo fare?

Puoi esaminarlo usando guanti prima di maneggiarlo, evitando di toccarti occhi o bocca. Dopo togliti i guanti e lavati le mani. Se hai intenzione di conservarlo in casa, tienilo in un contenitore chiuso o in una busta di plastica sigillata, lontano da bambini. Per una valutazione definitiva rivolgiti a un laboratorio di analisi dei beni culturali.

Le biblioteche italiane stanno testando i propri volumi?

Non esiste al momento in Italia un programma sistematico equivalente al Poison Book Project per le biblioteche pubbliche. La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ha individuato una copia de "The Uncommercial Traveller" di Dickens e l'ha posta in sicurezza. La valutazione avviene per lo più caso per caso, spesso su segnalazione del personale o dei conservatori.

Quanto è pericoloso respirare in una biblioteca che conserva questi libri?

Se i volumi sono conservati correttamente - sugli scaffali, non deteriorati, non aperti per consultazione frequente - il rischio per i visitatori è praticamente nullo. Il pericolo aumenta in caso di manipolazione prolungata senza precauzioni, specialmente per il personale che li maneggia quotidianamente. La storia dei libri verdi velenosi ricorda come le scelte estetiche ed economiche del passato abbiano lasciato tracce concrete, a volte tossiche, nei patrimoni librari di tutto il mondo. Il Poison Book Project continua ad aggiornare il proprio database: 313 volumi censiti non sono la fine della storia, ma il punto di partenza per capire quanti altri ne restino ancora sugli scaffali. Chi custodisce una biblioteca - pubblica o privata - ha oggi gli strumenti per verificarlo.

Pubblicato il: 5 maggio 2026 alle ore 23:23

Simona Alba

Articolo creato da

Simona Alba

Giornalista Pubblicista Simona Alba è una professionista dell’editoria, giornalista ed esperta in comunicazione con una solida specializzazione nella gestione di processi culturali e innovazione digitale. Laureata in Progettazione e gestione di eventi e imprese culturali a Firenze, ha proseguito il suo percorso accademico a Roma, presso l’Università La Sapienza, dove ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, focalizzandosi sull'analisi del panorama informativo contemporaneo e sul giornalismo d’inchiesta. Attualmente redattrice presso Edunews24, dove sviluppa contenuti focalizzati su istruzione, formazione, ricerca e nuove tecnologie. Nella sua attività professionale, coniuga il rigore dell'approfondimento giornalistico con le più avanzate strategie di analisi SEO e dinamiche del web, con l'obiettivo di rendere la divulgazione scientifica e culturale uno strumento accessibile per lo sviluppo dello spirito critico. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienza all'interno di redazioni giornalistiche, distinguendosi per la capacità di interpretare la cultura come motore di cambiamento sociale e organizzativo.

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