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Copyright e intelligenza artificiale, il Parlamento europeo alza le difese: Zingaretti chiede azioni concrete alla Commissione

Copyright e intelligenza artificiale, il Parlamento europeo alza le difese: Zingaretti chiede azioni concrete alla Commissione

Approvata a Bruxelles la risoluzione sulla tutela del diritto d'autore nell'era dell'IA. Il capodelegazione Pd: "La rivoluzione tecnologica non può cancellare i diritti di chi crea"

La risoluzione di Bruxelles: un segnale politico chiaro

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che segna un punto di svolta nel rapporto tra copyright e intelligenza artificiale. Il voto, arrivato nella sessione plenaria di Bruxelles del 10 marzo 2026, affronta di petto una delle questioni più spinose della transizione digitale: come proteggere il diritto d'autore in un'epoca in cui i modelli di IA generativa si addestrano su miliardi di contenuti creati da esseri umani, spesso senza alcuna forma di compenso o consenso esplicito.

Non si tratta di un atto legislativo vincolante — le risoluzioni del Parlamento europeo hanno natura di indirizzo politico — ma il segnale è tutt'altro che simbolico. L'Eurocamera chiede alla Commissione europea di tradurre queste indicazioni in iniziative normative concrete, aprendo di fatto una nuova fase nel dibattito sulla normativa europea sull'IA e sulla riforma del copyright.

Zingaretti e la linea del Pd europeo

Nicola Zingaretti, capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento europeo, ha commentato il voto con toni netti. "L'approvazione di questa risoluzione è un passo importante", ha dichiarato, sottolineando come la rivoluzione dell'intelligenza artificiale non debba in alcun modo compromettere i diritti di chi crea contenuti originali: scrittori, musicisti, giornalisti, artisti visivi, sviluppatori.

Una posizione che si inserisce nella più ampia strategia della delegazione Pd a Strasburgo, da tempo impegnata a coniugare innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali. Zingaretti ha rivolto un appello diretto alla Commissione guidata da Ursula von der Leyen, chiedendo che al voto parlamentare seguano "iniziative concrete" capaci di dare sostanza alle parole.

La richiesta non è generica. Stando a quanto emerge dalle dichiarazioni, il capodelegazione punta a un quadro regolatorio che imponga obblighi di trasparenza alle aziende che sviluppano sistemi di IA, in particolare sull'utilizzo di opere protette dal diritto d'autore nelle fasi di addestramento dei modelli.

Il nodo irrisolto: dall'IA generativa alla tutela degli autori

Il cuore della questione è tanto semplice da enunciare quanto complesso da risolvere. Strumenti come i generatori di testo, immagini e musica basati sull'intelligenza artificiale — il cui successo commerciale è ormai sotto gli occhi di tutti, come dimostra il fatto che ChatGPT raggiunge un traguardo storico: l'app più scaricata al mondo — vengono addestrati su enormi dataset che includono articoli di giornale, romanzi, fotografie, brani musicali e codice informatico. Gran parte di questo materiale è coperto da copyright.

Chi ne beneficia? Per ora, quasi esclusivamente le grandi aziende tecnologiche. Gli autori, nella stragrande maggioranza dei casi, non ricevono alcun compenso. Né vengono informati dell'utilizzo delle loro opere. È un modello economico che molti osservatori definiscono estrattivo: il valore creato da milioni di professionisti viene assorbito e monetizzato da un pugno di corporation.

L'AI Act europeo, entrato in vigore progressivamente a partire dal 2024, ha posto le basi per una regolamentazione dei sistemi ad alto rischio, ma sulla questione specifica del diritto d'autore le maglie restano larghe. La direttiva sul copyright digitale del 2019 prevede un'eccezione per il text and data mining a fini di ricerca, ma il confine tra ricerca e sfruttamento commerciale è diventato sempre più labile.

È esattamente in questo vuoto normativo che si inserisce la risoluzione votata il 10 marzo. Il Parlamento europeo chiede che venga colmato, e in fretta.

La palla passa alla Commissione europea

Ora la partita si sposta sul piano esecutivo. La Commissione europea dovrà decidere se e come dare seguito alle indicazioni dell'Eurocamera. Le opzioni sul tavolo sono diverse: dalla revisione della direttiva copyright del 2019, all'introduzione di obblighi specifici per i provider di IA generativa nell'ambito dell'AI Act, fino alla creazione di meccanismi di licenza collettiva che garantiscano una remunerazione equa agli autori.

La pressione arriva da più fronti. Le associazioni di categoria — dai sindacati dei giornalisti europei alle collecting societies musicali — chiedono da tempo interventi incisivi. Ma dall'altra parte del tavolo siedono i colossi tecnologici, che invocano la necessità di non soffocare l'innovazione con eccessi regolatori.

Zingaretti, con il suo intervento, ha scelto un campo ben preciso. La difesa del diritto d'autore in Europa non è un freno all'innovazione, è la condizione perché l'innovazione sia giusta. Il copyright, d'altronde, non è un privilegio: è il riconoscimento del fatto che creare ha un valore.

La questione resta aperta, ma la direzione indicata dal Parlamento europeo è inequivocabile. Resta da vedere se la Commissione avrà la volontà politica — e la velocità — di raccogliere il guanto. In un settore che evolve a ritmi vertiginosi, ogni mese di ritardo rischia di rendere obsoleta qualsiasi risposta normativa.

Pubblicato il: 12 marzo 2026 alle ore 08:11

Domande frequenti

Cosa prevede la risoluzione del Parlamento europeo su copyright e intelligenza artificiale?

La risoluzione chiede alla Commissione europea di adottare iniziative concrete per proteggere il diritto d'autore nell'era dell'intelligenza artificiale, invitando a regolamentare l'utilizzo di opere protette nei processi di addestramento dei modelli di IA.

Quali sono le principali preoccupazioni sollevate dagli autori riguardo l'IA generativa?

Gli autori temono che le loro opere vengano utilizzate per addestrare sistemi di IA senza consenso né compenso, con i benefici economici che ricadono quasi esclusivamente sulle grandi aziende tecnologiche.

Qual è la posizione del Partito Democratico europeo rappresentato da Zingaretti?

Il Pd europeo sostiene la necessità di conciliare innovazione tecnologica e tutela dei diritti degli autori, chiedendo trasparenza e obblighi specifici per le aziende che sviluppano IA generativa.

Cosa potrebbe fare la Commissione europea dopo la risoluzione del Parlamento?

La Commissione può rivedere la direttiva copyright del 2019, introdurre obblighi specifici nell'AI Act o creare meccanismi di licenza collettiva per garantire una remunerazione equa agli autori.

Perché la questione del copyright nell’IA è ancora irrisolta nonostante l’AI Act europeo?

L’AI Act regola i sistemi ad alto rischio ma non affronta in modo specifico l’utilizzo di opere protette per l’addestramento delle IA generative, lasciando un vuoto normativo che la risoluzione mira a colmare.

Quali sono le principali pressioni che la Commissione europea deve affrontare in questo dibattito?

Da un lato vi sono le richieste di autori e associazioni di categoria per una maggiore tutela, dall'altro i colossi tecnologici che temono un eccesso di regolamentazione possa ostacolare l’innovazione.

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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