Sjur Bergan, ex capo del Dipartimento Educazione del Consiglio d'Europa, e John Lawrence Dennis, docente all'Università degli Studi di Perugia, firmano su University World News il 9 settembre 2026 un editoriale che rovescia il senso comune sull'internazionalizzazione degli atenei: l'esempio virtuoso per l'Europa è italiano.
Perché un ateneo globalmente visibile può essere localmente irrilevante
La tesi dei due autori è netta. Una università può parlare la lingua fluente dei ranking, della mobilità internazionale e delle partnership globali e restare, allo stesso tempo, un attore democratico debole nella città in cui si trova. Il richiamo globale non coincide con la responsabilità democratica, scrivono Bergan e Dennis. La retorica dell'eccellenza è diventata il sostituto comodo di una responsabilità che si esercita solo in un luogo preciso, con persone concrete.
Il caso citato è quello di Queen's University Belfast e del quartiere di Sandy Row. Per anni chi viveva a due passi dal campus lo considerava irrilevante alla propria vita. La distanza si è ridotta quando l'ateneo ha iniziato a lavorare con i community leader per motivare i ragazzi a puntare sull'università e fornire loro le competenze per arrivarci. Una traduzione concreta del quadro di riferimento sulle competenze per la cultura democratica del Consiglio d'Europa in servizi legali, sanitari e corsi su misura per i residenti.
La domanda che i due autori pongono ai rettori europei è politica prima che accademica: se un ateneo perde la fiducia della sua comunità di prossimità, quale linguaggio globale può ricostruirla? La risposta si intreccia con la lezione di Emma Bonino sulla formazione di una classe dirigente radicata.
I patti territoriali degli atenei italiani come modello europeo
L'esempio virtuoso indicato nell'editoriale è concreto e statutario. L'Università degli Studi della Repubblica di San Marino organizza da anni la cooperazione con il territorio attraverso il Patto Territoriale, un organo consultivo permanente che riunisce mondo culturale, economico, professionale, sindacale e associativo. L'ultima convocazione si è svolta il 3 marzo 2026 nella sede storica di contrada Omerelli. Non un convegno una tantum, ma una prassi istituzionale.
Il modello sanmarinese non è isolato: molti atenei italiani hanno costruito strumenti analoghi di dialogo strutturato con il territorio, oltre alla terza missione codificata dall'ANVUR. Questa impostazione trova ora un ancoraggio internazionale nella Magna Charta Universitatum 2020, la carta firmata a Bologna che nella nuova versione afferma esplicitamente la responsabilità civica dell'università verso le comunità in cui è radicata.
La differenza rispetto a una generica terza missione è politica. La missione democratica locale, sostengono Bergan e Dennis, non è marketing di reputazione: costringe l'università a rispondere ai bisogni concreti di imprese, sindacati e associazioni; le impone di rendicontare il proprio impatto sociale in modo verificabile; le chiede di riconoscere le controparti come pari, non come stakeholder da consultare per farsi vedere.
Cosa cambia per un ateneo italiano che vuole essere davvero anchor institution
La categoria di anchor institution, che l'editoriale importa dal dibattito anglosassone, indica un'organizzazione grande e duratura la cui sostenibilità nel tempo dipende dal benessere della popolazione che serve. Ospedali, musei, biblioteche e teatri vi rientrano allo stesso titolo delle università. Per un rettore italiano significa smettere di trattare la responsabilità sociale come un capitolo da bilancio e strutturarla come politica di ateneo.
Significa progettare corsi che valorizzano storie e mestieri del territorio, aprire servizi legali e medici agli abitanti, dialogare con sindaci e regioni come interlocutori paritari. Significa anche accettare che la qualità di un ateneo venga giudicata non solo dalla produzione scientifica ma dall'impronta civica lasciata nella città che lo ospita.
Il continuum parte prima dell'università. Le novità del nuovo anno scolastico 2026/2027 toccano proprio la costruzione delle competenze civiche di base, quelle che gli atenei dovrebbero poi coltivare in forma matura, secondo la logica della missione democratica locale.
Bergan e Dennis chiudono con una proposta rimasta sospesa: una piattaforma europea per la missione democratica locale dell'istruzione superiore, presentata al Consiglio d'Europa quattro anni fa e mai attivata. Se non ci arriveranno le istituzioni, dovranno farlo le alleanze universitarie e le reti come l'Observatory Magna Charta. Il contesto dei tassi europei dopo la mossa Lagarde rende la scelta più urgente: gli atenei chiusi nel proprio recinto globale rischiano di perdere il consenso locale che li tiene in piedi.