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Sostegno in deroga, Sicilia +794% in dieci anni e continuità ferma

Da 33mila a 125mila posti in dieci anni, Sicilia a +794%. Ma il 58% degli alunni con disabilità cambia ancora ogni anno il docente di sostegno.

In dieci anni i posti di sostegno in deroga nelle scuole italiane sono passati da 33.371 a 125.462, secondo l'analisi di Tuttoscuola sui dati del Portale unico del MIM. La Sicilia guida la classifica regionale: dai 1.383 posti del 2015/16 ai 12.359 del 2024/25, un balzo del 794%. La Lombardia si ferma al +146% nello stesso periodo.

Un organico parallelo che è quadruplicato

L'incremento complessivo nel decennio supera i 92mila posti, con una media di 9-10mila nuove cattedre attivate ogni anno. La proiezione per l'anno scolastico in corso è di circa 135mila posti. Si tratta di cattedre autorizzate annualmente per coprire i bisogni reali ma che per legge restano fuori dall'organico di diritto: vanno assegnate solo a docenti con contratto a tempo determinato fino al 30 giugno.

Il meccanismo funziona così da quasi vent'anni. Nel 2015/16 le deroghe annuali erano poco più di un quarto del sostegno totale; nel 2024/25 superano la metà di tutte le cattedre attivate. Il Mezzogiorno concentra oltre il 36% del totale nazionale. Sul piano del bilancio dello Stato il sistema produce un risparmio strutturale: due mesi di stipendio estivo non vengono pagati a ogni supplente in deroga, e nessuno scatta sulla retribuzione iniziale. Anche per chi attende un'assunzione stabile l'attesa si allunga: i numeri sui posti vacanti del concorso PNRR2 mostrano un fabbisogno strutturale che il turnover annuale non riesce a coprire.

Più posti, più ore, stessa giostra: il paradosso del Sud

L'aumento delle cattedre attivate in deroga al Sud non si è tradotto in una scuola più stabile per gli alunni con disabilità. Secondo il rapporto ISTAT sull'inclusione scolastica anno 2024-2025, il 58% degli studenti con disabilità ha cambiato insegnante rispetto all'anno precedente. La quota sale al 61% nelle secondarie di primo grado e raggiunge il 70% nelle scuole dell'infanzia, senza differenze significative tra Nord e Sud.

Il paradosso è proprio qui. Le scuole del Mezzogiorno offrono in media 17,4 ore settimanali di sostegno a ogni alunno contro le 14,3 ore del Nord. La quota di docenti senza formazione specifica scende all'11% al Sud, mentre nelle regioni settentrionali resta al 32%. Eppure il 5,3% delle famiglie del Mezzogiorno ricorre comunque al TAR per chiedere più ore, quasi il doppio del 2,9% registrato al Nord.

In Sicilia, dove queste cattedre precarie sono cresciute del 794% in dieci anni e oggi assorbono uno su dieci di quelli nazionali, l'organico di adeguamento si è gonfiato ma la qualità della relazione didattica non è migliorata. Il rovescio del precariato strutturale è che il decreto sulla conferma dei docenti di sostegno è stato impugnato da FLC CGIL e Gilda Unams, proprio sul punto della continuità: le organizzazioni sindacali contestano modalità di stabilizzazione che, a loro avviso, mantengono il modello dei contratti annuali anche per chi è in cattedra da anni sullo stesso alunno.

Cosa cambia per gli alunni e per chi insegna

Per le famiglie con alunni con disabilità nelle scuole statali la fotografia è netta: su circa 350mila studenti, almeno 125mila hanno aperto l'anno scolastico con un docente che non conoscevano. La conferma su richiesta delle famiglie, attivata per 46mila supplenti, è un escamotage temporaneo che non incide sull'organico stabile.

Sul fronte di chi lavora, il sistema della deroga blocca la progressione retributiva: chi resta anni come supplente di sostegno non avanza di gradone. La specializzazione non è la scorciatoia che molti pensano. Solo nel 2024/25 il percorso formativo INDIRE per i docenti con tre anni di servizio sul sostegno ha messo a disposizione 52.622 posti di formazione. La quota di docenti specializzati certificata da ISTAT è salita dal 73% al 78% in un anno, ma l'organico di diritto resta sotto-dimensionato e ogni settembre le scuole devono ricominciare a coprire i buchi con contratti annuali.

La discussione politica si concentra sulla trasformazione progressiva delle deroghe in cattedre stabili. Finché non avverrà, il dato di partenza del prossimo anno scolastico sarà chiaro: oltre 135mila posti precari attesi, e una probabilità su due che ogni alunno torni a scuola con un volto nuovo a fianco.

Pubblicato il: 9 giugno 2026 alle ore 08:50