Nel calendario scolastico 2026/27 Bolzano riparte il 7 settembre, la Puglia solo il 17. Dieci giorni di scarto tra la prima e l'ultima regione italiana a suonare la campanella, mentre il grosso del Paese si concentra tra il 10 e il 15 settembre.
Il gap regionale e il vincolo dei 200 giorni
Il 7 settembre 2026 aprono le scuole dell'infanzia in Lombardia e tutte le scuole della Provincia autonoma di Bolzano. Il 10 tocca a Trento, Valle d'Aosta e Veneto. Il 14 settembre riparte quasi tutto il Nord: Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia (primaria e secondaria di ogni ordine), Piemonte, Marche, Molise e Umbria. Il 15 settembre suona la campanella per Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Toscana; il 16 per Abruzzo, Basilicata e Sardegna. La Puglia chiude la fila con il 17. Nessuna regione ha scelto un rientro ad agosto e nessuna scende sotto il 7 settembre, complice il dibattito acceso negli scorsi anni dall'ondata di caldo tra fine agosto e inizio settembre.
Il calendario regionale non è libero: l'articolo 74 del Testo unico dell'istruzione (D.Lgs. 297/1994) fissa in almeno 200 i giorni di lezione da garantire, mentre il D.Lgs. 112/1998 attribuisce alle Regioni la competenza sul calendario. Chi parte più tardi deve chiudere più tardi o ridurre le pause: la Puglia infatti termina l'8 giugno 2027, esattamente come Campania e Calabria che iniziano il 15 settembre. Bolzano, che riparte per prima, chiude solo il 16 giugno 2027 perché infila ponti di Ognissanti, Immacolata, Carnevale e Pentecoste che le altre regioni non riconoscono.
Il confronto europeo: 200 giorni come la Danimarca, ma 30 ore contro 26 francesi
Nel confronto europeo l'Italia gioca in un campionato a parte. Il rapporto Eurydice della Commissione europea sull'organizzazione del tempo scuola colloca il nostro Paese a 200 giorni di lezione l'anno, un valore condiviso solo con la Danimarca e ben sopra la media UE, dove metà dei sistemi scolastici si ferma tra 170 e 180 giorni. La differenza però si scarica quasi tutta sulla pausa estiva: gran parte delle regioni italiane resta chiusa oltre dodici settimane, mentre in Francia, Paesi Bassi, Danimarca e in diversi Länder tedeschi le vacanze estive non superano le otto. Le pause intermedie in Italia sono poche e concentrate: una a Natale e una a Pasqua, mentre francesi, belgi e svizzeri arrivano fino a quattro finestre di due settimane distribuite nell'anno.
Il vero contraltare è nell'orario settimanale. Secondo lo stesso rapporto europeo, gli alunni italiani stanno in aula da trenta a trentasei ore alla settimana, che salgono a quaranta con il tempo prolungato. In Francia le ore settimanali sono ventisei, in Germania oscillano tra ventotto e trenta. Tradotto: la scuola italiana concentra più ore di lezione in meno giorni distribuiti, con vacanze estive più lunghe. Chi guarda solo alla data regionale di rientro rischia di sottovalutare quanto pesano quelle poche settimane di intervallo tra un'apertura e l'altra.
Cosa cambia per docenti e famiglie
Per le famiglie il gap si traduce in scelte concrete su centri estivi, ferie e rientri. In Puglia gli studenti restano fermi dieci giorni in più rispetto a chi vive a Bolzano, con costi aggiuntivi per la custodia dei figli e con il classico problema delle iscrizioni al tempo pieno che partono in ritardo. Per i docenti neoassunti l'ingresso in classe segue le date regionali, ma la presa di servizio amministrativa scatta ovunque il 1° settembre. Le famiglie interessate ai voucher scuola 2026/2027 nei bandi regionali già aperti devono muoversi ora, perché la maggior parte delle scadenze cade tra fine agosto e settembre. Sul fronte stipendi gli aumenti del nuovo contratto sono già in busta paga dei docenti da agosto, a prescindere dalla data di rientro in aula.
La partenza scaglionata è ormai un pezzo strutturale del sistema italiano: la vera questione aperta è se convenga ridurre le vacanze estive per rientrare nella media europea, invece di allungare le settimane di lezione.