Il 18 agosto 2026 ricorrono 80 anni dalla strage di Vergarolla, la spiaggia di Pola dove nel 1946 esplosero 28 ordigni bellici disinnescati in mezzo alla folla dei bagnanti. Nello stesso giorno la sottosegretaria all'Istruzione Paola Frassinetti chiede che quella pagina entri nei programmi scolastici: «è fondamentale che nelle scuole si raccontino anche queste pagine di storia, per troppo tempo dimenticate». Per la sottosegretaria l'occultamento durato decenni «è inaccettabile», e la memoria di Vergarolla va restituita agli studenti come parte integrante della storia della Repubblica.
L'appello della sottosegretaria e il cippo di Pola
La dichiarazione di Frassinetti accompagna la cerimonia organizzata a Pola, in Croazia, dove accanto al duomo è stato inaugurato il grande cippo che per la prima volta riporta i nomi e l'età delle 64 vittime identificate. Un numero imprecisato di altre persone, disintegrate dall'onda d'urto, restò senza identità e fu sepolto in bare collettive. La messa solenne e la posa del cippo sono i due momenti centrali dell'anniversario, insieme a un percorso di memoria dedicato agli esuli istriani e alle iniziative promosse dagli istituti italiani di cultura.
La sottosegretaria aveva annunciato un concorso nazionale per le scuole superiori con premiazione alla Camera dei Deputati, centrato sulle violenze del regime titino contro la popolazione italiana e su Vergarolla come episodio simbolo. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la strage «la più grave e sanguinosa nella storia dell'Italia repubblicana», parlando di «un crimine impunito» in cui non furono mai identificati né gli esecutori né i mandanti. La dichiarazione ufficiale è pubblicata sul sito del Governo italiano, 80° anniversario della strage di Vergarolla.
Cosa accadde a Pola il 18 agosto 1946
La strage avvenne durante una domenica di gare di nuoto a cui parteciparono migliaia di polesani, in una Pola che al referendum del 2 giugno aveva votato in massa per restare italiana. Sulla spiaggia erano depositate 28 cariche di profondità della marina italiana, disinnescate dagli artificieri a fine conflitto e diventate, secondo i testimoni, un elemento familiare del paesaggio balneare. Alle 14:10 un innesco riattivato durante la notte fece detonare simultaneamente tutti gli ordigni, per un totale di nove tonnellate di tritolo, in mezzo alla folla assopita dopo il pranzo.
Il chirurgo Geppino Micheletti, che quel giorno perse i due figli piccoli, operò per ore senza sosta i feriti gravissimi trasportati all'ospedale della città. Vergarolla viene ricordata come il primo attentato terroristico della Repubblica italiana, dato che il referendum istituzionale era stato celebrato appena due mesi prima. Da quel momento l'esodo dall'Istria accelerò in modo definitivo: sui 32mila polesani circa 30mila lasciarono la città per non subire il regime di Tito, in un flusso che nei mesi successivi si sarebbe spostato verso Trieste, Venezia e i centri di raccolta gestiti dallo Stato italiano.
L'iscrizione dei nomi sul cippo e la richiesta della sottosegretaria spostano la memoria di Vergarolla dal ricordo privato dei superstiti a un percorso di riconoscimento pubblico. Con l'anno scolastico alle porte, l'appello di Frassinetti si presta a essere raccolto dai singoli istituti già nei programmi di storia contemporanea del primo trimestre, con materiali che gli istituti italiani di cultura hanno reso disponibili in vista del nuovo anno.