* La riforma in sintesi: cosa prevede il decreto legislativo 62/2024 * Via la parola handicap: la nuova classificazione della disabilità * Sostegno lieve ed elevato: come cambiano i livelli * Il budget di progetto: una rivoluzione nel supporto personalizzato * La sperimentazione nelle province: il calendario * Cosa cambia concretamente per la scuola * Le incognite ancora aperte
Non è una semplice revisione terminologica. La riforma della disabilità che entrerà a regime il 1° gennaio 2027 ridisegna dalle fondamenta il modo in cui lo Stato accerta, classifica e supporta le persone con disabilità, con ricadute profonde sul sistema scolastico. Il decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62 è già operativo in fase sperimentale, e i primi effetti si vedono. Ma il mondo della scuola, tra entusiasmi e preoccupazioni, si interroga su cosa significherà tutto questo nella pratica quotidiana delle aule.
La riforma in sintesi: cosa prevede il decreto legislativo 62/2024 {#la-riforma-in-sintesi-cosa-prevede-il-decreto-legislativo-622024}
Il cuore del provvedimento è chiaro: modificare radicalmente i criteri di accertamento della disabilità. Si abbandona un impianto normativo che risaliva, nei suoi presupposti fondamentali, alla legge 104 del 1992, per approdare a un sistema più aderente alla Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
L'obiettivo dichiarato è duplice: superare un approccio puramente medico-certificativo e costruire un modello centrato sulla persona, sulle sue capacità e sui sostegni di cui ha effettivamente bisogno. Non più, dunque, una fotografia statica della menomazione, ma una valutazione dinamica del funzionamento in relazione al contesto.
Un cambio di paradigma che, stando a quanto emerge dai primi mesi di sperimentazione, sta già mettendo alla prova le commissioni mediche e i servizi territoriali coinvolti.
Via la parola handicap: la nuova classificazione della disabilità {#via-la-parola-handicap-la-nuova-classificazione-della-disabilità}
Tra le novità più simboliche, ma tutt'altro che irrilevanti, c'è la scomparsa della parola "handicap" dalle definizioni ufficiali. Un termine che per decenni ha accompagnato certificazioni, verbali di accertamento e documenti scolastici viene sostituito da una terminologia considerata più rispettosa e scientificamente aggiornata.
Non si tratta solo di lessico. La nuova classificazione introduce una distinzione netta tra "disabilità lieve" e "disabilità elevata", abbandonando le precedenti categorie che prevedevano la distinzione tra situazione di gravità e non gravità ai sensi dell'articolo 3, commi 1 e 3, della legge 104/92. La differenza non è cosmetica: a ciascun livello corrisponderanno diritti, prestazioni e, soprattutto, risorse diverse.
Sostegno lieve ed elevato: come cambiano i livelli {#sostegno-lieve-ed-elevato-come-cambiano-i-livelli}
È questo, probabilmente, il punto che più interessa le famiglie e gli operatori scolastici. La nuova articolazione tra sostegno lieve e sostegno elevato ridefinisce i parametri con cui vengono assegnate le ore di sostegno agli alunni con disabilità.
Nel sistema attuale, l'attribuzione delle ore si basa essenzialmente sulla certificazione di gravità (comma 3) o non gravità (comma 1) della condizione di handicap, con una discrezionalità significativa lasciata ai GLO (Gruppi di Lavoro Operativi) e alle singole istituzioni scolastiche. Il nuovo modello punta a rendere il processo più strutturato e, nelle intenzioni del legislatore, più equo.
Chi riceverà una valutazione di disabilità elevata avrà accesso a un pacchetto di sostegni più intensivo. Chi rientrerà nella categoria lieve potrà comunque contare su misure di supporto, ma calibrate diversamente. Il rischio che molti osservatori segnalano, tuttavia, è che la nuova classificazione possa tradursi, in assenza di risorse aggiuntive adeguate, in una riduzione del sostegno per una fascia di alunni oggi tutelati.
Sul fronte delle risorse destinate al personale scolastico, vale la pena ricordare che il dibattito sugli Investimenti per la Scuola: Nuove Misure a Sostegno del Personale Educativo resta centrale per capire se la riforma sarà accompagnata da finanziamenti all'altezza delle ambizioni.
Il budget di progetto: una rivoluzione nel supporto personalizzato {#il-budget-di-progetto-una-rivoluzione-nel-supporto-personalizzato}
Forse la novità più significativa dal punto di vista operativo è l'introduzione del budget di progetto. Si tratta di uno strumento che raccoglie e integra tutte le risorse, umane, economiche e strumentali, destinate alla singola persona con disabilità, superando la frammentazione attuale tra servizi sanitari, sociali, educativi e scolastici.
In concreto, il budget di progetto dovrebbe funzionare così:
* Un unico contenitore finanziario e progettuale per ogni persona con disabilità * Integrazione tra le diverse fonti di finanziamento: fondi statali, regionali, comunali e del Servizio Sanitario Nazionale * Personalizzazione reale degli interventi, costruita attorno al progetto di vita individuale della persona * Coinvolgimento attivo della persona con disabilità e della sua famiglia nelle scelte
L'idea è ambiziosa. Per la scuola significa, almeno in teoria, che il Piano Educativo Individualizzato (PEI) di un alunno non sarà più un documento a sé stante, ma parte di un progetto di vita più ampio e coordinato. Il sostegno scolastico diventa un tassello di un mosaico che comprende anche assistenza domiciliare, servizi riabilitativi, trasporti, ausili tecnologici.
Resta da capire, naturalmente, se la macchina amministrativa italiana sarà in grado di gestire questa complessità senza incepparsi.
La sperimentazione nelle province: il calendario {#la-sperimentazione-nelle-province-il-calendario}
Il legislatore ha scelto un approccio graduale, e probabilmente non poteva fare altrimenti.
La sperimentazione è partita il 1° gennaio 2025 in un primo gruppo di province selezionate. Si tratta di territori che disponevano già di una rete di servizi relativamente strutturata, scelti per testare le nuove procedure di accertamento e il funzionamento del budget di progetto in condizioni controllate.
Dal 1° marzo 2026, la sperimentazione si è estesa a 40 province aggiuntive, un salto quantitativo notevole che sta mettendo sotto pressione le commissioni di valutazione e i servizi territoriali. Questa seconda fase è quella cruciale: se i meccanismi funzioneranno su scala più ampia, la strada verso l'entrata a regime nel 2027 sarà spianata. In caso contrario, non si possono escludere rinvii o correttivi.
I primi dati disponibili, ancora parziali, indicano che le tempistiche di accertamento si sono allungate rispetto al sistema precedente, un effetto prevedibile nella fase di rodaggio ma che genera comprensibili ansie nelle famiglie.
Cosa cambia concretamente per la scuola {#cosa-cambia-concretamente-per-la-scuola}
Per dirigenti scolastici, insegnanti di sostegno e famiglie, le implicazioni sono molteplici.
Sul fronte della certificazione, le nuove modalità di accertamento richiederanno un aggiornamento delle competenze di tutto il personale coinvolto nei GLO. Il PEI dovrà essere ripensato alla luce dei nuovi criteri e integrato nel più ampio progetto di vita della persona.
Per quanto riguarda le ore di sostegno, il passaggio al sistema lieve/elevato potrebbe modificare significativamente la distribuzione delle risorse tra gli istituti. Le scuole che oggi accolgono un numero elevato di alunni certificati ai sensi del comma 1 della legge 104 potrebbero trovarsi con un quadro di risorse diverso.
La formazione dei docenti diventa un nodo ineludibile. Non solo gli insegnanti di sostegno, ma tutto il corpo docente dovrà familiarizzare con il nuovo linguaggio, i nuovi strumenti e, soprattutto, con la logica del budget di progetto. Anche le recenti discussioni su temi come la Riforma della Valutazione nella Scuola Primaria: Tutto Quello che Devi Sapere dimostrano quanto il sistema scolastico sia attraversato da una stagione di cambiamenti profondi, non sempre facili da metabolizzare.
C'è poi la questione della continuità didattica. La riforma non interviene direttamente sul problema cronico della precarietà degli insegnanti di sostegno, un tema che continua ad alimentare proteste e mobilitazioni, come testimoniato dallo Sciopero Nazionale della Scuola il 7 Maggio: Prove Invalsi e Indicazioni Nazionali sotto Accusa. Senza stabilità del personale, anche il miglior impianto normativo rischia di restare sulla carta.
Le incognite ancora aperte {#le-incognite-ancora-aperte}
La direzione tracciata dal decreto legislativo 62/2024 è, nelle intenzioni, condivisibile. Superare un modello datato, mettere la persona al centro, integrare i servizi: sono principi difficilmente contestabili.
Ma la distanza tra i principi e la loro attuazione, in Italia, è spesso siderale. Le incognite principali riguardano almeno tre aspetti:
* Le risorse finanziarie: il budget di progetto funziona solo se i fondi ci sono. Ad oggi non è chiaro se il governo abbia stanziato risorse aggiuntive sufficienti o se si tratterà di una redistribuzione dell'esistente. * La capacità amministrativa: far dialogare ASL, comuni, scuole e servizi sociali in un progetto unitario richiede una capacità di coordinamento che molti territori, specialmente nel Mezzogiorno, non possiedono ancora. * I tempi di transizione: il 1° gennaio 2027 è dietro l'angolo. Le famiglie che hanno figli con disabilità in età scolare hanno bisogno di certezze, non di cantieri normativi aperti.
La questione resta aperta, e i prossimi mesi di sperimentazione nelle 40 nuove province saranno decisivi per capire se questa riforma manterrà le sue promesse o se, come è accaduto altre volte, le buone intenzioni finiranno per infrangersi contro la complessità del reale.