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Edgar Morin se ne va, e con lui la scuola del pensiero complesso

Morin morto il 29 maggio a 104 anni: la sua eredità pedagogica si chiude proprio mentre il DM 221/2025 archivia le indicazioni del 2007 a sua firma.

Edgar Morin è morto il 29 maggio 2026 a 104 anni. La notizia, accolta dalla CISL Scuola come la scomparsa di una stella polare, arriva nel semestre in cui le tracce del suo pensiero nella scuola italiana stanno per essere ufficialmente archiviate dal nuovo regolamento di Valditara.

Le indicazioni del 2007 portavano la sua impronta

Le Indicazioni nazionali per il curricolo del primo ciclo firmate nel 2007 dal ministro Giuseppe Fioroni erano state costruite da un gruppo di lavoro che dialogava direttamente con Edgar Morin. Il filosofo francese contribuì all'impianto teorico del documento e ne presentò pubblicamente i contenuti. Quel testo respirava il paradigma moriniano: scuola come luogo dove formare teste ben fatte e non solo teste piene, saperi tenuti insieme, persona al centro, dialogo costante tra le discipline. La cornice del 2007 fu confermata e rifinita nelle Indicazioni del 2012 firmate dal ministro Profumo, che restarono in vigore fino al 2026. Per quasi due decenni il primo ciclo italiano si è formato dentro un quadro pedagogico che, almeno sulla carta, parlava la lingua della complessità e dei sette saperi UNESCO che Morin aveva scritto nel 1999 su richiesta dell'organizzazione internazionale.

Il DM 221/2025 chiude quel ciclo

Il 9 dicembre 2025 il ministro Giuseppe Valditara ha firmato il Decreto ministeriale 221/2025 in Gazzetta Ufficiale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 21 del 27 gennaio 2026 ed entrato in vigore l'11 febbraio. Il regolamento sostituisce integralmente il DM 254/2012, e con esso la cornice del 2007 che si rifaceva al lavoro di Morin. Si applicherà dall'anno scolastico 2026/27 alla scuola dell'infanzia, alla primaria e alla secondaria di primo grado. Il MIM ha parlato apertamente di voltare pagina: ritorno della centralità della storia dell'Occidente, valorizzazione dell'identità italiana, latino opzionale dalla seconda media, rafforzamento della grammatica fin dall'infanzia, prima educazione affettiva strutturata, Bibbia come testo della cultura occidentale. La FLC CGIL ha definito il testo identitario, nazionalista ed eurocentrico, denunciando il ritorno a una visione ottocentesca. Le polemiche sull'iter di approvazione e sui contenuti hanno accompagnato il documento per tutto il 2025, sfociando anche in sciopero nazionale del 7 maggio con le indicazioni sotto accusa. Il quadro nasce da un lavoro istruttorio condotto nel 2024 e nel 2025 con audizioni più ridotte rispetto al percorso che aveva portato alle Indicazioni del 2007, e con un calendario di approvazione contestato dai sindacati di categoria.

Cosa cambia per i docenti del primo ciclo

Per le maestre e per i docenti di media il salto non è solo simbolico. Sparisce la cornice che invitava a leggere i saperi come sistemi aperti in dialogo tra loro e arriva un curricolo più prescrittivo, orientato a contenuti disciplinari ben definiti. Le programmazioni del 2026/27 andranno costruite sul nuovo testo: unità di apprendimento, prove comuni e piano dell'offerta formativa dovranno riallinearsi entro l'estate. Le scuole dell'infanzia troveranno una grammatica già più strutturata fin dai primi anni, le primarie un peso maggiore della storia nazionale, le medie l'opzione latino dal secondo anno. Il cambio cade in un passaggio già denso, con la visione di Antonello Giannelli sull'intelligenza artificiale a scuola che sta orientando una parte della discussione didattica. I nuovi docenti che entreranno con il concorso PNRR 2 nella scuola dell'infanzia e primaria si troveranno fin dal primo giorno a programmare nella cornice di Valditara, senza il filtro pedagogico che ha accompagnato le ultime due generazioni di insegnanti del primo ciclo.

Le commemorazioni di Emmanuel Macron, che ha definito Morin l'umanesimo fatto persona, e di Ivana Barbacci segnalano la distanza tra il dibattito pedagogico europeo e la rotta presa dal ministero italiano. Chi vorrà tenere viva la lezione di Morin in classe, dal prossimo settembre, dovrà passare per i margini lasciati dall'autonomia scolastica.

Pubblicato il: 31 maggio 2026 alle ore 10:39