Il 96% dei docenti italiani si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, ma solo il 23% lo è dello stipendio e appena il 14% pensa che la società apprezzi la professione. Sono i dati OCSE-TALIS 2024 pubblicati nella nota paese Italia curata da INVALSI. Raccontano un paradosso che nessun corso sulla motivazione docenti può da solo colmare.
Il paradosso TALIS 2024: soddisfatti del lavoro, non delle condizioni
Il rapporto OCSE-TALIS 2024 sulla scuola secondaria di primo grado fotografa una categoria che ama la relazione educativa ma è sotto pressione economica e sociale. Il 96% degli insegnanti italiani dichiara soddisfazione complessiva per il proprio lavoro, contro l'89% della media OCSE. Il 98% giudica positivo il rapporto con gli studenti e l'86% si sente apprezzato dai ragazzi.
I confronti che fanno male arrivano quando si esce dall'aula:
* Stipendio: soddisfatto solo il 23% dei docenti italiani contro il 39% OCSE. Uno su quattro contro quasi quattro su dieci nella media internazionale.
* Riconoscimento sociale: appena il 14% ritiene che la professione sia valorizzata dalla società, contro il 22% OCSE.
* Età media: 48 anni, tre in più della media OCSE. Il 49% dei docenti ha almeno cinquant'anni (media OCSE 37%), solo il 3% ne ha meno di trenta (media OCSE 10%).
La soddisfazione resta ancorata a ciò che accade in classe. Tutto il resto è sotto la media dei paesi ricchi: retribuzione, prestigio, ricambio generazionale.
Da dove viene lo stress: burocrazia, non 'senso perduto'
L'articolo di Tecnica della Scuola inquadra il problema come una crisi di senso personale, da affrontare fermandosi a riflettere sulle ragioni della scelta professionale. I dati TALIS 2024 spostano il baricentro. La prima fonte di stress dichiarata dagli insegnanti italiani della secondaria di primo grado è il carico burocratico-amministrativo, indicato dal 56% dei rispondenti. Seguono l'eccessivo carico di compiti da correggere (48%) e la gestione delle richieste delle famiglie (48%).
L'orario di lavoro settimanale stimato è di 32,7 ore per un docente a tempo pieno, di cui solo 18,8 dedicate all'insegnamento diretto. Il resto è preparazione, valutazione, adempimenti. Sul fronte formazione, il 63% dei docenti cita la mancanza di incentivi come principale ostacolo, il 61% la mancanza di tempo e il 53% il conflitto con l'orario di lavoro.
A questo si sommano le riforme che dal 2024 hanno aumentato il carico organizzativo senza toccare il monte ore: le 33 ore trasversali dell'educazione civica al secondo anno di applicazione richiedono coordinamento tra otto o nove docenti per classe, senza compenso previsto dalla norma.
Giovani in fuga: solo 3 docenti su 100 hanno meno di trent'anni
Il dato più preoccupante non è nella foto di oggi ma nella traiettoria. Solo il 3% dei docenti italiani ha meno di trent'anni, la percentuale più bassa tra i paesi OCSE analizzati. La proporzione di over 50 è invariata rispetto al 2018: il ricambio non c'è, e chi entra spesso non resta.
La ricerca della Commissione europea su base TALIS 2024 stima che la quota di insegnanti sotto i trent'anni intenzionati a lasciare la professione entro cinque anni sia salita al 13,4% in Europa, contro il 10,4% del 2018. In Italia il fenomeno è accentuato dal precariato: prima di stabilizzarsi, molti giovani docenti restano anni con contratti annuali.
Il ministero prova a intervenire sul reclutamento e sulla formazione: INDIRE ha formato 240 mila tra docenti, dirigenti e ATA nel 2025, mentre Valditara ha annunciato mille docenti per italiano L2 e un'assicurazione sanitaria gratuita in autunno. Interventi parziali sull'attrattività ma nessun ritocco strutturale su stipendio e prestigio pubblico.
Fermarsi a riflettere sul senso della professione può aiutare il singolo docente. La fotografia di TALIS 2024 dice però che la motivazione italiana non si ricostruisce solo con la formazione interiore: servono meno moduli da compilare, stipendi che tengano il passo dell'inflazione e canali reali di ascolto per un mestiere che il 96% degli insegnanti ama nonostante tutto.