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Valditara sul decreto approvato dal consiglio dei ministri: tetto del 30% per superare le classi ghetto a scuola

Il ministro Valditara difende il tetto del 30% di alunni stranieri per classe: superare le classi ghetto e garantire a tutti pari opportunità.

Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è tornato il 25 settembre sul decreto legge appena varato dal Consiglio dei ministri, con una nota diffusa da Milano. "L'obiettivo del tetto del 30% è superare le classi ghetto e assicurare a ogni studente le stesse opportunità di apprendere e crescere", scrive il ministro, respingendo le critiche dell'opposizione al provvedimento e rivendicando la coerenza della misura con le indicazioni istituzionali arrivate dal Quirinale nelle scorse settimane.

La replica del ministro alle opposizioni

"Leggo dichiarazioni di alcuni esponenti dell'opposizione che, contestando il nostro provvedimento, difendono l'attuale modello che ha prodotto gravi discriminazioni e di fatto favorito la costituzione di classi ghetto", si legge nella nota. Valditara richiama esplicitamente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e presenta la misura come coerente con quanto detto dal Quirinale su integrazione e discriminazioni. La conoscenza dell'italiano è indicata come cardine dell'intervento, insieme al diritto allo studio. Nei giorni scorsi il ministro aveva già chiarito che il criterio applicato sarà puramente linguistico e non anagrafico, e che il decreto non disarticolerà le classi già formate nell'anno scolastico in corso: la stretta parte dalle iscrizioni future, non dalle aule di oggi. La misura, secondo il ministro, tutela in primo luogo gli alunni non italofoni oggi concentrati in poche classi.

Cosa prevede il decreto legge sul tetto del 30%

Il testo, approvato il 24 settembre 2026 dal Consiglio dei ministri, si applica alle sole classi prime a partire dall'anno scolastico 2027/2028. Nella scuola primaria vale per gli alunni con cittadinanza non italiana non nati in Italia o senza almeno due anni di scuola dell'infanzia; nella secondaria di primo e secondo grado per gli studenti stranieri che non hanno frequentato con esito positivo il sistema scolastico italiano per almeno tre anni. Quando le iscrizioni non consentono di rispettare la soglia, gli uffici scolastici territoriali distribuiscono gli alunni tra istituti limitrofi secondo il principio di prossimità al domicilio, con possibilità di deroghe motivate. Il Comunicato del Consiglio dei ministri n. 190 stanzia inoltre risorse per attività extracurricolari di potenziamento della lingua italiana e prevede corsi gratuiti per i genitori stranieri presso i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti, con sanzioni amministrative pecuniarie in caso di mancata partecipazione, previa diffida della scuola.

La nota del ministro arriva mentre il confronto politico si sposta sui numeri del fenomeno. Secondo i dati del Notiziario del Ministero sugli alunni con cittadinanza non italiana, le classi statali che oggi superano il 30% di studenti effettivamente nati all'estero, cioè quelli con difficoltà linguistiche in ingresso, sono lo 0,6% del totale nazionale, concentrate soprattutto in Lombardia ed Emilia-Romagna. La partita dei prossimi mesi si giocherà sulla conversione in legge entro sessanta giorni, sull'effettiva distribuzione territoriale delle risorse destinate ai corsi di italiano e sui criteri con cui gli uffici scolastici applicheranno il principio di prossimità al domicilio, condizione operativa perché la soglia unica nazionale produca gli effetti annunciati sull'integrazione.

Pubblicato il: 25 settembre 2026 alle ore 15:38