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Maturità 2026, Valditara: 'Un trionfo'. Ma il 72% dei docenti boccia

Mentre il ministro parla di trionfo maieutico, sette docenti su dieci non credono nella nuova prova. I dati MIM dicono che già il 99,7% si diploma.

A pochi giorni dagli scritti, il ministro Giuseppe Valditara invita i maturandi a vivere l'esame come un 'trionfo maieutico', il momento per proporre socraticamente i propri talenti. Ma la prima Maturità 2026 firmata dalla sua riforma parte con un dato che pesa: il 72,97% degli insegnanti raggiunti da un sondaggio non crede che la nuova prova migliori davvero l'esame.

Sondaggio docenti, sette su dieci non ci credono

Su 407 docenti rispondenti, 297 hanno bocciato la riforma. Quasi la metà del campione, il 43,49%, si spinge oltre e mette in discussione l'utilità stessa del rito conclusivo del ciclo di studi. La frattura riguarda i punti più visibili della nuova prova: la riduzione del numero di commissari, l'obbligo del colloquio orale a pena di bocciatura, l'eliminazione del documento del 15 maggio e le quattro materie comunicate dal MIM a gennaio.

Più morbida la posizione degli studenti. Secondo l'indagine di Skuola.net su circa 500 maturandi, il 51% promuove la riforma e il 71% si dice favorevole alla bocciatura per chi sceglie la scena muta all'orale. La distanza fra le due categorie si inserisce in una linea ministeriale già in tensione con parte del mondo scolastico, come mostrano episodi recenti: la denuncia di una madre per le difficoltà scolastiche di un alunno autistico indirizzata direttamente al ministro.

Tra rigore promesso e 99,7% di promossi

Il messaggio del ministro descrive la riforma come una svolta verso un esame 'più serio'. I dati ufficiali del Ministero sugli esiti 2024/2025 mostrano però un sistema in cui la bocciatura all'esame è già un'eccezione statistica. L'anno scorso è stato ammesso il 96,5% degli scrutinati e di questi si è diplomato il 99,7%. Tradotto in chiaro: su mille candidati, soltanto tre non hanno superato la prova finale.

Anche la fascia alta racconta una promozione di massa. Il 7,1% dei candidati ha chiuso con 100, il 2,8% con la lode, per un totale di 13.857 lodi assegnate. Il divario geografico è il vero squilibrio: in Calabria le lodi sfiorano il 6,1%, in Puglia il 5,5%, in Sicilia il 4,7%, mentre la Lombardia si ferma al 2,8% e il Friuli Venezia Giulia al 3%. Per indirizzo il quadro è altrettanto netto: 4,3% di lodi nei licei, 1,5% nei tecnici, 0,6% nei professionali.

È a partire da questa fotografia che si misura il messaggio sul 'trionfo'. Se la promessa è il rigore, la prova non sarà la cerimonia degli orali ma il numero finale delle non ammissioni a luglio. La stessa linea, del resto, ha investito in pieno la dirigenza scolastica: il decreto Valditara sulla valutazione dei dirigenti scolastici introduce uno schema di accountability che il ministro intende estendere all'intera filiera.

Cosa cambia per chi affronta la prova

Per i candidati di quest'anno la novità più concreta è l'obbligo di sostenere il colloquio orale. Chi sceglie il silenzio non viene più rimandato a settembre, viene bocciato. Cambia anche il punto di partenza dell'orale, che ruota attorno a quattro materie indicate dal MIM a gennaio e non più al documento del 15 maggio.

Le commissioni perdono qualche membro, con effetti sull'organizzazione dei calendari di istituto. Restano invariati i tre passaggi tradizionali: due scritti e l'orale, con la stessa griglia di voti in centesimi. Per chi vuole un confronto puntuale con l'edizione precedente, una guida ricapitolativa della maturità 2025 è il riferimento più diretto per capire cosa è stato mantenuto e cosa cambia davvero.

Il vero banco di prova della riforma non sarà il tono ministeriale dei messaggi ma i tabelloni di luglio. Se il tasso di promozione dello scorso anno, pari al 99,7%, scenderà anche solo di un punto e se le percentuali di lodi al Sud si avvicineranno a quelle del Nord, il rigore sarà davvero entrato negli istituti. Altrimenti, sarà rimasto nelle dichiarazioni di giugno.

Pubblicato il: 3 giugno 2026 alle ore 13:36