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L'IA come confidente: uno studente su due si sfoga con i chatbot

Indagine INDIRE su 5.342 studenti: il 53% ha usato l'IA per sfogarsi. Ragazze al doppio dei ragazzi, fenomeno più forte alle medie.

Quando i titoli parlano del 94% degli studenti italiani che usa l'intelligenza artificiale, un dato più scomodo dell'indagine INDIRE resta ai margini: uno su due l'ha già usata per sfogarsi o affrontare un problema personale.

Il numero rimasto ai margini

L'indagine nazionale "Io e l'Intelligenza Artificiale", promossa da INDIRE e Festival dell'Innovazione Scolastica, ha coinvolto 5.342 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado tra marzo e giugno 2026. I risultati sono stati presentati il 4 settembre a Valdobbiadene, in apertura della sesta edizione del Festival.

Le testate si sono concentrate su due numeri: il 94% di studenti che usa l'IA almeno occasionalmente e il "paradosso della fiducia", per cui chi si fida di più controlla meno le risposte. Un terzo dato è passato quasi inosservato, pur essendo il più significativo dal punto di vista educativo: il 53% dei rispondenti dichiara di essersi rivolto all'IA almeno una volta per sfogarsi o affrontare un problema personale. Nel dettaglio, il 28,4% lo fa raramente, il 14,8% abbastanza spesso, il 10% molte volte.

Il chatbot, insomma, non è solo un tutor: per uno studente su due è diventato anche un confidente.

Ragazze al doppio dei ragazzi, fenomeno più forte alle medie

Il dato varia molto per genere ed età. Le ragazze hanno una probabilità quasi doppia rispetto ai coetanei maschi di confidarsi con un chatbot, e il ricorso all'IA come interlocutore emotivo è più diffuso tra gli studenti più giovani, quelli delle scuole medie. È lo stesso segmento in cui il 12,5% dichiara di non usare mai l'IA per lo studio, a fronte di appena l'1,5% alle superiori.

Il quadro cambia radicalmente se si guarda alle decisioni "serie": solo il 6% degli studenti affiderebbe all'IA scelte etiche o politiche complesse. Fidarsi per uno sfogo notturno non equivale a fidarsi per una decisione strutturata: gli adolescenti sembrano usare i chatbot con lo stesso registro relazionale con cui parlano nei gruppi WhatsApp, non con quello del consulente esperto.

Il confronto con l'auto-percezione della scuola aiuta a leggere il fenomeno: secondo l'indagine Censis, solo il 59% degli studenti giudica moderna la propria scuola. Quattro adolescenti su dieci non riconoscono all'istituzione la capacità di leggere il presente, e nel frattempo un'ampia quota sta costruendo un rapporto quotidiano, e in parte emotivo, con uno strumento che la scuola non ha ancora integrato in modo strutturato.

Cosa può fare la scuola, adesso

La finestra di intervento non è alle superiori: è alle medie. È qui che l'uso non è ancora consolidato per il 12,5% dei ragazzi e che il ricorso all'IA come confidente è più frequente. Aspettare che gli studenti arrivino al biennio delle superiori significa lavorare in recupero su abitudini già stratificate.

Il quadro peggiora se si guarda al contesto delle fragilità del sistema: secondo Save the Children l'abbandono negli istituti professionali è quattro volte superiore rispetto ai licei, e i dati ISMU contano 931 mila studenti stranieri nelle scuole italiane, quasi uno su dodici. Sono proprio i segmenti a maggior rischio di isolamento didattico quelli più esposti a costruire un rapporto in solitaria con i chatbot, senza mediazione adulta.

Il confronto con l'estero mostra un divario di velocità. In Estonia il programma nazionale "AI Leap", partito nel 2025, distribuisce una versione educativa di ChatGPT a circa 20.000 studenti e 3.000 docenti degli ultimi tre anni della scuola, con estensione a ulteriori 38.000 studenti nel 2026. In Italia manca ancora un percorso strutturato di AI literacy nella scuola secondaria di primo grado; la rilevazione TALIS 2024 indica che solo un docente su tre nell'area OCSE usa l'IA in didattica e tre su quattro dichiara di non avere competenze sufficienti per insegnarla.

La pagina istituzionale sull'indagine sul portale minori.gov.it conferma che il tema è in agenda ministeriale, ma senza un curricolo esplicito per le medie il rischio è che gli studenti continuino a scegliere da soli, in privato, chi essere e cosa chiedere all'algoritmo.

Il prossimo passo per il Ministero non è vietare l'uso, ma decidere se accompagnarlo dalla prima media, quando il 12,5% degli studenti non ha ancora attivato queste abitudini: dopo diventa recupero.

Pubblicato il: 5 settembre 2026 alle ore 09:56